A pelle: mi tatuo, dunque sono

Tabù? Non più. Il tatuaggio oggi è soprattutto espressione del nostro mondo interiore. Le riflessioni delle esperte e due testimonianze.

Li aveva Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio, li portavano gli spaventosi barbari descritti da Tacito e, fino a tempi relativamente recenti, erano il marchio di marinai e avanzi di galera. I tatuaggi nel frattempo hanno scavalcato ogni barriera sociale (e codice penale).
Lo sa bene Lorys Tosolini, co-ideatrice della manifestazione «Ti-Tattoo», da venerdì al Centro esposizioni di Lugano: «Quando nacque la kermesse, diciassette anni fa, il tatuaggio era ancora associato all’immagine di una società marginale. All’epoca erano richiesti piuttosto disegni piccoli, magari un po’ nascosti. Il boom dei tatuaggi vistosi è arrivato attorno al 2005. Il la lo hanno dato varie celebrità». Che sia maori, tribale, fantasy, rockabilly, giapponese o tridimensionale (l’ultimo grido, secondo l’esperta), la tendenza è quella di scegliere e rimanere fedeli ad  uno stile specifico per decorare la propria epidermide. Per molti, ci spiega ancora Lorys Tosolini, tatuarsi è un processo in divenire: «Hanno il proprio tatuatore come hanno il parrucchiere», un artista che con la stessa mano continua l’opera. La parola «tatuaggio», dal suono tahitiano tau-tau, è stata importata dall’esploratore britannico James Cook. Nel ʼ700, infatti, con le grandi esplorazioni geografiche, l’occidente scopre popolazioni dalla pelle marchiata. «Una pratica concepita come qualcosa di selvaggio». A spiegarcelo è Alessandra Castellani, antropologa e autrice di numerosi libri sul tema (l’ultimo è «Storia sociale dei tatuaggi» edito da Donzelli). «Nella cultura greca e romana il tatuaggio non esisteva se non come marchio per gli schiavi (lo stigma)», racconta la studiosa.

Barbarie che narrano di noi
L’ideale di bellezza era infatti naturale, inalterata e intrinsecamente correlata alla bontà. Un modello rimasto nella cultura cristiana fino all’epoca Punk degli anni Settanta, con l’arrivo della  moda del look ribelle. Un’eccezione gli altolocati occidentali (fra cui qualche reale) la fecero nell’Ottocento per i disegni giapponesi, «portati in patria come un souvenir, un segno aristocratico dal  gusto raffinato» aggiunge  l’antropologa.
Ora il tattoo non è più tabù, bensì «forma di espressione del mondo interiore» spiega ancora la studiosa. «Oggi – aggiunge–cerchiamo nell’infinito serbatoio simbolico delle immagini che abbiamo qualcosa che ci rappresenti». Fausto, 42 anni, ha un disegno polinesiano sul braccio. Per lui è «quasi come un curriculum» perché, spiega, rappresenta la sua personalità e gli alti e i bassi della sua vita. Melanie, 32enne, è un taccuino artistico vivente: spalle, braccia e gambe sono tempestate di ghirigori, ognuno con la sua storia: «La frase “Time won’t wait” (Il tempo non aspetterà) mi ricorda di non scialacquare la mia vita. La castagna è un simbolo che mi lega a mia cugina, che ha lo stesso tatuaggio. Lo scoiattolo invece è un animale che mi piace e mi ricorda due città». L’intenzione, afferma Alessandra Castellani «può essere forte e personale, oppure vissuta leggermente». E Lorys Tosolini aggiunge: «Spesso ci si tatua quando si subisce un cambiamento o si vuole segnare un momento speciale». Un po’ accessorio portato a vita, un po’ profondo simbolo personale, il tatuaggio si fa ossimoro di moda e indelebilità. Già, ecco perchè, per Lorys Tosolini, «i nomi dei propri amori sono un soggetto sconsigliato».

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Ti-Tattoo a Lugano dal 28 al 30 agosto
La manifestazione dedicata al mondo della body art e del tatuaggio torna a Lugano, al Centro esposizioni, dal 28 al 30 di agosto. Per la 17esima edizione, oltre alla presenza di artisti tatuatori provenienti da tutto il mondo, la kermesse, sotto la direzione artistica di Leela Huma, ha in programma performance dal vivo, come lo spettacolo di body modification e sospensioni di Rolf Buchholz. Tra gli ospiti più attesi vi sono Angelo Piovano, Elaine Davidson e Robert Lasardo, attore statunitense famoso per i suoi ruoli come antagonista in varie serie TV.
Per maggiori informazioni: ti-tattoo.com.

Per il trattamento quotidiano della pelle tatuata (dopo la prima fase di guarigione dell’epidermide) sono adatti prodotti naturali come la Crema fluida sensitive alla mandorla di Weleda (200 ml a fr. 19.– in tutte le farmacie Coop Vitality).

Alle mandorle biologiche e con pH neutrale, questo prodotto calma la pelle irritata e la idrata. La pelle appena tatuata ha bisogno di cure specifiche: voglia consultare il suo farmacista. 


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TESTO: Giorgia von Niederhäusern
FOTO: Getty Images

Pubblicazione:
lunedì 24.08.2015, ore 00:00