A Locarno Monti gli scolari di prima, seconda, terza, quarta e quinta elementare condividono la classe.

Microcosmo di periferia

Scuola. La pentaclasse è una realtà particolare in cui allievi dalla prima alla quinta elementare fanno lezione in una stessa aula. In Ticino ce ne sono quattro e noi abbiamo visitato quella di Locarno Monti. — Patrick Mancini

Fare parte di una classe come questa è bellissimo. Perché i grandi possono insegnare ai piccoli. E i piccoli imparano dai grandi». Selene, 10 anni, frequenta la scuola elementare di Locarno Monti. In pratica, una delle quattro pentaclassi ancora esistenti in Ticino. Prima, seconda, terza, quarta e quinta sotto lo stesso tetto. Un modello legato ai (piccoli) numeri di realtà periferiche. Ma che rivela scenari pedagogici interessanti. «Si innescano meccanismi arricchenti – conferma la docente Consuelo Righettoni Pantellini –. I piccoli sono affascinati dalla figura dei più grandi. Mentre i più grandi hanno un forte senso di responsabilità verso i piccoli».

Ogni allievo ha un banco
Quattro bambini di prima, quattro di seconda, cinque di terza, tre di quarta e tre di quinta. Cinque programmi scolastici da tenere d’occhio, obiettivi didattici chiari e definiti, ma flessibilità all’ordine del giorno. «Quando gestisci una pentaclasse – riprende l’insegnante – non puoi avere una mentalità rigida, altrimenti rischi di andare in confusione». A Locarno Monti ogni bimbo ha il suo banco. Ma si lavora spesso in modo sparpagliato. «Ci sono vari angoli – spiega Consuelo –. Quello del laboratorio di matematica, quello della lettura, quello delle attività creative. E c’è pure quello dei porcellini d’India, che sono entrati in aula grazie a un percorso di studio sull’ambiente e che ora  abbiamo adottati».
Per 10 ore a settimana, la maestra Consuelo è supportata da Cristina Bianchetti, la docente d’appoggio. «Un ruolo importante, che mi alleggerisce e che mi permette di portare avanti le attività legate a un gruppo specifico. Ad esempio, il calcolo delle aree nel programma di matematica dei ragazzi di quinta. In questo caso si aggregano anche i ragazzi di quarta. Gli altri fanno lezione con Cristina».

«

La relazione con le famiglie degli allievi è aperta»

Consuelo Righettoni, maestra

Non è una realtà chiusa
Tra i banchi, conosciamo Leandro, che a giugno compirà 11 anni. «Sono il più grande della scuola», afferma con fierezza. E poi c’è Aldo, il più piccolo, di soli 6 anni. «Stare con i grandi mi piace, puoi imparare cose che in altre classi normali non potresti imparare». È un microcosmo di periferia, la scuola di Locarno Monti. A tratti appare un mondo ovattato, isolato dalle problematiche cittadine. «Diciamo che i problemi ci sono anche qui, ma sono un po’ diversi – puntualizza la docente titolare –. In ogni caso la nostra non è una realtà chiusa. Si cerca di mantenere una relazione aperta con le famiglie degli allievi, che contribuiscono alla buona riuscita di attività didattiche o ricreative».




In biblioteca
E poi due volte a settimana la pentaclasse di Locarno Monti sale a bordo del pullmino guidato dal bidello Romano Albertini e si reca in pianura, alla sede centrale dei Saleggi. «Ad esempio per fare ginnastica o per andare in biblioteca». Proprio quello tra i libri è uno dei momenti più entusiasmanti per Enea, un bimbo di prima elementare. «Mi piace perché posso sfogliare assieme ai grandi libri scritti in modo difficile. E quindi lì mi sento anche io più grande». Giorgia, invece, è in quarta elementare. Anche a lei il modello di pentaclasse piace parecchio. «Ogni tanto siamo noi bambini a trasformarci in maestri. E i piccoli ci ascoltano. Ad esempio gli facciamo dire i calcoli e noi li correggiamo».

Non si annoia mai, Consuelo. Dal punto di vista professionale, nella sua classe non c’è un attimo di tregua. «E questo lo capiscono anche gli allievi. Sanno che il docente non può essere sempre a loro disposizione. Con il tempo diventano molto autonomi. Anche questa è un’occasione di crescita». l

Il modello funziona

In Ticino sono rimaste solo quattro pentaclassi. È un modello destinato a sparire?
Non per forza. La pentaclasse non rappresenta mai una scelta didattica. Bensì una conseguenza dei numeri legati a piccole realtà periferiche. Alcuni comuni hanno davvero pochi bambini. Per non chiudere la scuola, si crea così una pentaclasse. Sono la demografia e la geografia a imporlo.
 
Pedagogicamente quali sono i vantaggi di questo modello?
Più classi nella stessa sezione rappresentano una ricchezza per l’allievo. Per esempio, si ha la possibilità di acquisire competenze con modalità e tempi diversi, si sviluppa la capacità di lavorare in modo autonomo, si capisce il valore formativo dei momenti di scambio. Per il docente è, però, impegnativo coordinare il tutto. Per forza di cose è costretto a fare delle scelte. Va detto, tuttavia, che nemmeno le monoclassi sono omogenee e la capacità di differenziare deve fare parte dell’Abc dell’insegnante.
   
Il futuro della scuola svizzera, e ticinese, è Harmos. In quest’ottica che valore assume il concetto di pluriclasse?
È in corso un dibattito interessante. Una delle ipotesi è quella di avere la prima e la seconda elementare nella stessa sezione, in modo da creare un vero primo ciclo, per avere più continuità con la scuola dell’infanzia, diventata obbligatoria. Questa idea potrebbe facilitare il passaggio dei bambini alla scuola elementare, aprendo interessanti possibilità per gestire accelerazioni o rallentamenti del percorso scolastico. Per quanto riguarda terza, quarta e quinta elementare, la questione è più delicata, anche perché l’articolazione dei piani di studio è più complessa.

Oltre a quella di Locarno Monti, la scuola ticinese conta altre 3 pentaclassi.

○ A Personico la «patata bollente» è stata affidata alla giovane Chiara Maggini, diventata docente lo scorso giugno. «Un’esperienza tosta, che mi servirà per il futuro e che mi permette di mettere in campo, in un colpo solo, tutto quello che ho imparato». Un totale di 14 allievi, una sede piccola, in cui convivono anche i bambini di scuola dell’infanzia. «In realtà così piccole è possibile pensare a una continuità forte tra i due settori».  
  
○ La pentaclasse di Ronco Sopra Ascona, 16 allievi, è invece gestita da Giancarlo Filippini. «Io ho avuto esperienze anche con monoclassi. Ovviamente è un’altra cosa, ma l’approccio è lo stesso. Il problema principale? Il gruppo è chiuso, tutti i bambini della scuola si conoscono, a livello relazionale hanno pochi stimoli nuovi. E quindi spetta al docente sorvegliare questi aspetti, affinché non nascano conflitti».

○ Beatrice Gaggini, titolare della pentaclasse di Bissone, evidenzia un aspetto curioso. «Tra i miei 17 allievi, ce ne sono solo due di seconda e uno di terza elementare. Il rischio potenziale potrebbe essere quello di trascurare questi bambini, poiché rappresentano una minoranza. La bella sfida, invece, è proprio quella di integrare il loro programma con quello degli altri».

○ Nelle valli del Grigioni italiano, dove le classi vanno dalla prima alla sesta elementare, il modello
della «grande classe» non è più diffuso. Al massimo si punta su tre classi in una.

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Testo: Patrick Mancini

Pubblicazione:
lunedì 30.03.2015, ore 00:00


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