Messaggero nelle acque libere

Il grigionese Ernst Bromeis si batte per rendere attenta l’opinione pubblica sulle risorse idriche. Come? Nuotando in situazioni estreme. Incontro con l’ambasciatore dell’acqua, insignito del premio eco.ch 2017. — NATALIA FERRONI

Sono le 8 di mattino, in un albergo di Berna. Ernst Bromeis arriva e, dopo i saluti, ordina un bicchiere d’acqua. Niente caffè o cappuccino.

La sua giornata inizia sempre così?
Sì, acqua del rubinetto, un bicchiere al mattino e uno alla sera prima di andare a letto.

Non crede che l’acqua del rubinetto debba costare di più?

Non lo so, perché vedo entrambe le facce della medaglia. Da una parte, infatti, abbiamo il privilegio di vivere in un Paese con tanta acqua, che è un bene che non va costruito, come ad esempio un computer. In questo senso è giusto che non abbia un prezzo alto. Inoltre, sono contrario alla distinzione tra chi può permetterselo e chi non può. Ma sono fermamente convinto che dobbiamo sensibilizzare la popolazione sull’importanza dell’acqua come risorsa vitale.

Ernst Bromeis nel lago Maggiore in direzione di Milano per raggiungere, nell’agosto del 2015, l’Expo mondiale.


Ai miei figli insegno a chiudere il rubinetto mentre si lavano i denti o a non lasciare correre l’acqua mentre lavano i piatti. Dall’altra parte c’è l’industria dell’acqua minerale, che dà un valore a questo prodotto. Mi piace come approccio, perché la maggior parte di noi pensa che, solo quando si paga, abbia un valore. Ma sarebbe insensato, per me che abito a Davos, bere acqua minerale. Insomma, l’acqua cambia valore in funzione di dove ci troviamo, e alla fine siamo noi che decidiamo. Per questo sarebbe interessante introdurre su ogni bottiglia di acqua minerale un’indicazione sul bilancio energetico, affinché il consumatore scelga con cognizione di causa.

Dal 2008, con il motto “Il miracolo blu”, ha attraversato a nuoto 200 laghi alpini nei Grigioni e i laghi più grandi della Svizzera, ha nuotato dalla sorgente alla foce del Reno e da Locarno a Milano. Per cosa si batte?

Per la mia e la nostra acqua come risorsa indispensabile alla vita, da custodire come bene prezioso. Sono un nuotatore estremo, non uno scienziato. Non mi esprimo in cifre, ma con un’attività che mi piace vedere come un’espressione artistica, un messaggio che passa attraverso il movimento. Come dire, invece di dipingere, nuoto in acque libere. Anche questo per me ha un aspetto filosofico, profondo e ispirato.
Lei ha nuotato nel Reno dove, tra Basilea e Rotterdam, non vedeva le proprie mani sott’acqua e si è immerso in maggio nel lago di Toma a 2345 metri con una temperatura di due gradi. Quali sono le motivazioni nel tuffarsi in queste avventure?
(Sorride…) Nel sapere che tutto sommato sto realizzando un bel quadro! Fare arte vuol dire anche soffrire un po’. E poi sono “opere” che non si realizzano tutti i giorni. Il Reno non è wellness, quando lo fai sei nel ”qua e ora” e in quel momento confluisce il massimo della tua energia.

Il tuffo è il momento più difficile?
Sì, perché sono pochissimi centimetri e secondi che dividono il mondo di tutti i giorni da quello sconosciuto. Non è come andare in montagna, dove affronti gradualmente le difficoltà. Buttarsi in acqua è come dare un taglio netto al mondo terreno. Nel caso del Reno, poi, si trattava di “stare fuori dal mondo” per 45 giorni.

È un’avventura, ma anche un’arte.
Sono differenti le sensazioni che prova nuotando in un lago e in un fiume? Nel fiume non hai il controllo completo, perché sei spinto dalla corrente, ma può essere bello, perché è meno monotono del lago. Il Reno, dopo Basilea, tuttavia, faceva anche paura a causa del traffico delle navi cargo a sinistra e dai chilometri di industrie a destra. E l’acqua era molto sabbiosa, tanto da impedirmi di vedere le mani. Al contrario, nel lago non avanzi velocemente e devi quindi concentrarti per non perdere la motivazione. Chi va in montagna ha sempre un punto di riferimento; in mezzo ai più grandi laghi, invece, hai solo il sole o le stelle. Qui è richiesta forza mentale: devi avere un obiettivo finale.

… che sarebbe?
Nel fiume sto percorrendo una strada, sono partito dalla sorgente e devo (ancora) arrivare al mare.

Come dobbiamo immaginarci una sua giornata in spedizione?
All’impresa del Reno: sveglia alle 6, colazione alle 6.30 e mezz’ora per fare il punto sulla situazione. Poi in acqua con quattro intervalli a due ore di nuoto e brevi tappe per mangiare e dormire. Durante l’anno mi alleno con la corsa a piedi, in bicicletta, pesi e sci di fondo in inverno. 
 

Nel suo libro “Jeder Tropfen zählt”* dice che ogni lago ha una sua anima. Qual è quella del lago Maggiore?
(Chiude gli occhi…) Un’anima che unisce e non divide. È un lago che fa un arco e, come un ponte, collega il Mediterraneo e le Alpi, il freddo e il caldo, alte e basse altitudini.

Nel libro dice anche di sentirsi un tutt’uno con l’acqua: c’è un aspetto fisico, estetico, spirituale, una sensazione di fare parte dell’Universo. È l’acqua o lo sforzo del nuoto estremo a darle questa dimensione mistica?
Entrambi, perché a volte mi sento barca, a volte acqua. Mi spiego. Quando sono sotto sforzo sento soprattutto il corpo, è un momento fisico che mi prende molta energia. In questi frangenti mi sento come una barca sull’acqua. Poi ci sono altre situazioni, più calme, dove ho la sensazione di “diffusione”. Non è più un sentimento atletico, ma quasi un aspetto spirituale. Così, ci sono momenti che sono parte di qualcosa di più grande e altri dove sono solo io con me stesso.

Sempre nel suo libro dà poche cifre per sottolineare il consumo smisurato di acqua. Il suo messaggio colpisce soprattutto per i valori che trasmette: la passione, la solidarietà, l’amore per il prossimo. Per convincere le cifre non bastano più?
È importante comprendere la responsabilità che ognuno di noi ha verso l’acqua e il prossimo. Sentirsi a contatto con l’acqua è un sentimento e non un numero. Ha a che fare con l’empatia, il rispetto, il vivere e lasciare vivere. Noi abbiamo solo un miracolo blu, solo una vita, solo un Pianeta.

Il 30 marzo lei parlerà a Lugano al congresso svizzero sull’acqua (www.acqua360.ch). Si rivolge diversamente al professionista rispetto al cittadino comune?
Non ci serve sapere che c’è acqua su Marte, dobbiamo avere acqua pulita per tutti sulla Terra. Con tutte le soluzioni che abbiamo, non riusciamo a metterci l’empatia, a dare un’anima alle cifre. Mi sembra quindi interessante la discussione su cosa facciamo a partire dalle cifre, perché non c’è nient’altro che ci unisce così tanto come l’acqua. È il destino di noi tutti, non c’è scelta, e questo dovrebbe darci la forza di unirci. Prenda il mio bicchiere: lo si può vedere dall’alto e quindi non si vede altro. Oppure, lo si può vedere di lato e quindi si vedrà anche il suo bicchiere: è una questione di angolazione, di come viene impostato il nostro modo di vedere. Come detto, non si tratta di numeri.

Domani, 22 marzo, si tiene la giornata internazionale dell’acqua. Come vede lei, ambasciatore dell’acqua, questa ricorrenza?
È importante perché offre, almeno una volta all’anno, l’occasione di parlare di questo bene fondamentale. In Svizzera si organizza poco o niente per questa giornata, magari perché abbiamo l’impressione che abbiamo tanta acqua. Nessuno si rende conto che senza acqua non funziona niente: anche qui da noi! È una ricorrenza significativa, quindi, soprattutto per chi non ha acqua.

* Jeder Tropfen zählt Schwimmen für das Recht auf Wasser, di Ernst Bromeis, edito da rüffer&rub visionär.


Ritratto di Ernst Bromeis

Docente elementare e maestro di sport, dal 2008 il grigionese si batte con il “Il miracolo blu” (www.dasblaue wunder.ch) affinché sia garantito a livello planetario il diritto al libero accesso all’acqua potabile pulita. Nel 2008 ha attraversato 200 laghi grigionesi; nel 2010 i laghi più grandi di ogni cantone svizzero; nel 2014 ha nuotato 1.247 km in 45 giorni dalla sorgente (val Cadlimo) alla foce (Rotterdam) del Reno. Nell’anno dell’Expo2015 è poi disceso a nuoto da Tenero alle porte di Milano.

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