Anne-Sophie Casagrande nell’atelier con una sua creazione, «Sylphe d’été» (Silfide d’estate).

Miti e fiabe
appesi ai fili

Il ritratto — Anne-Sophie Casagrande è attratta dalle arti plastiche sin da ragazzina. Poi scopre che anche le statue possono muoversi. Da allora crea incredibili marionette. — GUARDA LA FOTOGALLERY!

Ho da poco ritrovato il libro delle Favole di La Fontaine in italiano che nostro padre ci leggeva quando eravamo bambini» ci dice Anne-Sophie Casagrande  dandoci il benvenuto nel suo atelier ginevrino. E come si poteva iniziare una conversazione con una Casagrande senza parlare di libri? «Ancora oggi, ogni lunedì, quando mio padre passa davanti alla casa in cui impartisco lezioni di ritmica, si ferma e ci scambiamo libri e consigli di lettura» sorride Anne-Sophie proseguendo la conversazione in francese. «Sono nata a Bellinzona e con la mia famiglia abbiamo vissuto in Ticino finché avevo 5 anni. A casa abbiamo sempre parlato italiano, anche con nostra madre, d’origini ginevrine. Poi nel 1970 ci siamo trasferiti a Ginevra. A quei tempi non esistevano ancora le teorie secondo cui è bene parlare più di una lingua. Così girammo l’interruttore, passando dall’italiano al francese. Per questo il mio nome si è francesizzato, da Anna-Sofia a Anne-Sophie».

Nell’atelier sta scorrendo una dolce musica in sottofondo e Anne-Sophie sistema alcune delle sue marionette. È lei stessa a fabbricarle dalla a alla z e sono di grandi dimensioni (superano anche il metro). «Ho iniziato a crearne 30 anni fa durante uno stage e da allora ho continuato a costruirne. Già da bambina ero attirata dalle marionette, dal loro mondo magico. Probabilmente risale a questa fascinazione d’infanzia la mia passione per queste “statue animate”. Sono sempre stata affascinata dal ritratto di visi e di corpi umani e appena ho potuto fare scultura, l’ho applicata alle marionette. Il movimento è una componente fondamentale. Anche se le mie marionette non sono adatte per gli spettacoli perché molto grandi e poco maneggevoli, hanno la potenzialità di muoversi, possono cambiare posizione. A casa, a volte mio marito sposta un braccio di una marionetta e all’improvviso la si guarda di nuovo». Il movimento non è fondamentale solo per le sue marionette, ma anche per Anne-Sophie stessa, che insegna musica, danza e ritmica all’Istituto Jacques-Dalcroze. «Lo scorso anno ho festeggiato i 25 anni d’insegnamento all’Istituto Jacques-Dalcroze, dove impartisco lezioni di solfeggio e d’improvvisazione al pianoforte. Qui insegniamo la musica ma con un’esperienza corporea: ogni nozione di solfeggio, prima di essere assimilata dal cervello, viene vissuta. Insegniamo la musica attraverso il movimento, in modo ludico così da formare bambini solidi dal punto di vista musicale».

«

Appena ho potuto fare scultura, l'ho applicata alle marionette»

Anne-Sophie è sposata e ha due figli, Elise e Jerôme di 11 e di 9 anni. Anche loro cresceranno musicalmente solidi. «Ritmica e solfeggio li ho insegnati io loro, per questioni pratiche. Ma non è stato facile. Per gli strumenti invece non ho negoziato: vanno a lezione da un altro insegnante. La madrina di Elise ha detto una cosa che condivido, ossia che in certe famiglie la religione è la cultura. Da noi è la musica. Ne abbiamo praticata tutti, non la vogliamo imporre in modo professionale, ma per noi è importante che i nostri figli la conoscano».

Intanto toglie il disco di musica classica e inserisce un cd di Eva Cassidy: «in verità ora preferisco il pop, il jazz... O musiche più meditative, che mi ispirano anche quando lavoro alle mie marionette. Prima, addirittura, ogni marionetta che creavo era associata a un brano che ascoltavo in continuazione. Le idee mi vengono sempre dall’opera, dalla mitologia, e mai da personaggi reali. Fino a qualche tempo fa pensavo a una storia diversa per ogni marionetta. Poi ho fatto Romeo e Giulietta – che vedete qui nell’atelier – e da allora mi piace fare delle famiglie, in modo che abbiano “qualcosa da dirsi”. Attualmente sto lavorando a una serie di personaggi di fantascienza e tra qualche anno spero di poter fare di nuovo un’esposizione. Ne ho fatte diverse in passato, poi c’è stata una pausa in occasione della nascita dei miei figli, ma ora sono pronta a riprendere».

A vederle da vicino, queste marionette sono impressionanti, per la cura dei dettagli, per le dimensioni e l’aspetto realistico. «L’inquietudine di fronte alle mie creazioni è una reazione che mi capita sovente di sentire perché il lato umano è molto presente nelle marionette. Una volta a un’esposizione un signore visibilmente turbato si è avvicinato a una delle mie marionette, apostrofandola: “Sabine, è per colpa tua che sono finito in prigione. Ti rendi conto?” e temevo che iniziasse ad accanirsi sulla marionetta. È in quel momento che ho capito che ognuno proietta nelle marionette quello che sente,  e che quello che ci ho visto io mentre le facevo non lo vede nessun altro. È così che posso venderle e separarmene: so che partono con lo specchio di chi la prende, e non con il mio. La mia intimità è quindi preservata». Romeo e Giulietta intanto si osservano complici. Nel loro mondo incantato, Montecchi e Capuleti non potranno dividerli...

In pillole

Anne-Sophie Casagrande

È nata il 12 ottobre 1965 a Bellinzona. Vive in Ticino con i genitori e i due fratelli maggiori fino all’età di 5 anni, quando la famiglia si trasferisce a Ginevra. Frequenta il liceo artistico con indirizzo «arti plastiche».
Appassionata di marionette, inizia a crearne 30 anni fa. È insegnante all’Istituto Jacques-Dalcroze a Ginevra di improvvisazione al pianoforte, espressione-danza, solfeggio e coreografia ai professionisti. È sposata con Jean Bouvier, e ha due figli: Elise e Jerôme.
Letture: i gialli d’ambientazione vittoriana di Anne Perry e i libri di Irvin Yalom, uno psicanalista ebreo newyorchese che propone in forma romanzata terapie di gruppo.
Musica: pop, jazz, gospel, classica, meditativa. Due nomi? Eva Cassidy e Linda Lemay.
Motto: «Creiamo il mondo con i nostri pensieri».

Per informazioni e per visionare le immagini delle sue creazioni: www.arafil.ch





www.arafil.ch

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Testo: Raffaela Brignoni
Foto: Gilliéron lopreno

Pubblicazione:
martedì 22.04.2014, ore 00:00


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