La degustazione e le tecnologie rivelano mezze verità riguardo al vino.

Modi di dire errati nel mondo del vino

La degustazione e le tecnologie rivelano mezze verità riguardo al vino.

Riguardo al vino ci sono delle affermazioni che col tempo sono state date per scontate. Tra queste troviamo l’indicazione che ci dice che con il pesce si beva unicamente vino bianco. Provando si è scoperto che certi vini rossi leggeri, con pochi tannini, ben si abbinano con determinate cotture del pesce. Un Pinot Noir, un Gamay, oppure un Dolcetto, ben si sposano con un pesce saporito di erbe cotto al forno. Stesso discorso per la carne. Il pollame va a braccetto anche con vini bianchi di buona struttura, come alcuni Chardonnay o Viognier, o un vino rosato se il pollo è alla brace.
Parlando invece del servizio, il vino rosso deve essere sempre servito a temperatura ambiente? Quest’affermazione era valida anni addietro, quando nei nostri appartamenti le temperature erano più basse. I vini rossi leggeri e fruttati si servono attorno ai 14 °C, quelli più strutturati e complessi con temperature non superiori ai 18 °C.
Stappare una bottiglia resta poi uno dei momenti magici del servizio. Ma anche in questo caso bisogna sfatare un falso mito, quello che lega unicamente il tappo di sughero a un vino pregiato. Infatti, degustazioni hanno confermato che sistemi di chiusure alternativi, come il tappo a vite o sintetico di buona qualità, si sono dimostrati, nel tempo, migliori nella tenuta.

Porta d'ingresso per la Maremma 

Uno dei più famosi vini italiani, apprezzato in tutto il mondo. Il Barolo è un vino di eccezionale qualità che si fregia della DOCG dal 1980. Il suo successo risiede nell’invecchiamento, che deve avvenire in botti di rovere e in tempi ben definiti; devono infatti passare almeno tre anni dalla vendemmia prima della sua commercializzazione. Dal color rosso granato, il Barolo DOCG Quasso, prodotto con uve di Nebbiolo coltivate sulle colline piemontesi, sprigiona un intenso bouquet floreale e fruttato. Dominanti i sentori di rosa, viola, prugna e ciliegia accanto a spezie come pepe e cannella. Un vino corposo e persistente, da abbinare a una classica lepre «à la Royale», a brasati, arrosti o a un risotto al Barolo.







Vi sono tre sistemi per produrre vini spumanti: il metodo classico (detto anche Champenois), quello Charmat e l’aggiunta forzata di anidride carbonica. Il metodo Charmat deve il nome a Eugène Charmat, che brevettò l’impianto di produzione a inizio Novecento. In pratica, la seconda fermentazione e quindi la presa di spuma, avviene in un’autoclave invece che in bottiglia, come accade per gli spumanti «metodo classico». Per non perdere la pressione con l’imbottigliamento, sono stati progettati speciali sistemi isobarici.

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