Muse: «Drones»

Sono uno dei gruppi rock più famosi al mondo. Amati e odiati, comunque difficili da ignorare. — Diego Perugini

Perché i Muse, pur fra le tante influenze, si sono creati uno stile peculiare e ambizioso, sempre un po’ sopra le righe. Così come la voce del leader Matt Bellamy, in virtuosistico equilibrio fra sensuali falsetti e acuti spiegati. Insomma, se vi piacciono le atmosfere minimali e rarefatte, lasciate perdere. Se, invece, siete alla ricerca di forti emozioni, anche ai confini del kitsch, date un ascolto a Drones (Warner), ultimo cd della band inglese.

Un «concept album» a sfondo apocalittico, che racconta di come l’uomo moderno rischi di trasformarsi in «drone» al servizio del sistema. Un tema scottante narrato con un suono potente ed enfatico che mescola hard-rock, pop melodico, progressive e psichedelia. Con un occhio agli U2 e un altro ai Queen, ma anche ai Pink Floyd. Ne deriva un disco ridondante ma efficace: dalla durezza di Psycho e Reapers alla ballatona a effetto Aftermath sino ai 10 minuti di The Globalist, suite dalla vena pessimista.

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Testo: Diego Perugini

Foto: mad (messa a disposizione)

Pubblicazione:
venerdì 26.06.2015, ore 00:00


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