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SFOGLIA LA FOTOGALLERY (Foto: Bruno Zanzottera)

Street art sui muri dell'ex manicomio.

Castel Sant'Elmo.

Ricreazione di una serie di dipinti di Caravaggio all’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Panoramica serale sugli edifici ed i bar di P.za Bellini.

Un murales tra le antenne di C.so Vittorio Emanuele. Sullo sfondo il Vesuvio.

Vista sul golfo di Napoli.

Esibizione di tango al Salone Margherita un locale destinato al tango sotto la galleria Umberto I.

Un grande murales raffigurante un 'giovane' San Gennaro in uno dei quartieri centrali e popolari della città.

La scalinata di S.ta Maria Apparente.

Esibizione teatralizzata alla cappella di San Severo dove si trova la scultura del celebre Cristo velato, nel centro storico di Napoli.

Le stradine del quartiere di Chiaia denominate ‘i baretti’ dove vi è un’alta concentrazione di bar e locali notturni.

Federica Belmonte organizza dei tour guidati sui graffiti e la street art di Napoli dal titolo 'Napoli paint stories‘.

Gente in attesa dell’inizio di un concerto serale all’interno del Maschio Angioino.

La spianata di Castel S. Elmo.

Un'opera di Banksy sopravvissuta in P.za Gerolomini nel centro storico.

La facciata dello storico centro sociale S.K.A. nel centro storico.

La scalinata di Montesanto che da C.so Vittorio Emanuele porta all'omonimo quartiere.

Panoramica serale sul golfo di Napoli, sullo sfondo il Vesuvio.

Panoramica serale sul golfo di Napoli, sullo sfondo il Vesuvio.

Panoramica sul quartiere di Montesanto da Corso Vittorio Emanuele.

La Certosa di San Martino.

Il monastero di S.ta Chiara.

Panoramica serale sui quartieri spagnoli.

Federica Belmonte organizza dei tour guidati sui graffiti e la street art di Napoli dal titolo 'Napoli paint stories‘.

Panoramica sulla città e sul golfo di Napoli, sullo sfondo il Vesuvio.

Artista di strada.

Napoli, città obliqua

Scale e gradonate formano il tessuto urbano della capitale partenopea. Attraverso un trekking urbano alla scoperta di vecchi monasteri e murales contemporanei. — Claudio Agostoni

Napoli è una città-mondo. Una somma di milioni di cartoline antiche e contemporanee, di fermo immagine estratti dal cinema e dalle soap opera, dalla letteratura e dalla fotografia di cronaca e d’autore. Più di una di queste cartoline ci ricordano che è una città di scale. Sono infatti più di 200 (135 scale vere e proprie e 69 gradonate) e percorrono la città dal mare alla collina.

La scalinata di S.ta Maria Apparente.

Figlie di un antico sistema viario surclassato dalle logiche del trasporto moderno e per anni abbandonate all’incuria, ora vengono recuperate, diventando mete per escursioni di trekking urbano. Attraversano interi quartieri cittadini, sfiorando vecchi monasteri e spalancandosi spesso su panorami mozzafiato.

Panoramica sulla città e sul golfo di Napoli, sullo sfondo il Vesuvio.

Queste vie verticali, talvolta invisibili e a tratti cancellate da inaspettate colate d’asfalto, sono prive di segnaletica stradale o turistica eppure sono il modo migliore per approcciarsi alla «città obliqua». Esemplificativo il percorso proposto dal ticket «Pedamentina di San Martino più scalone di Montesanto», un itinerario che raccorda la collina del Vomero sin quasi alla centralissima via Toledo. La partenza è a largo San Martino, antistante all’omonima Certosa, ai piedi di Castel Sant’Elmo, il possente bastione ricavato in gran parte dal tufo giallo napoletano.


La spianata di Castel S. Elmo.

414 scalini, quelli della Pedamentina, che a tratti costeggiano gli orti e i giardini della Certosa e che spesso regalano strepitose vedute sulla Baia di Napoli. L’arte è di casa su queste scale, basti pensare che vi soggiornò Baudelaire, mentre Marguerite Yourcenar vi ha ambientato il racconto «Anna soror». Lo Scalone di Montesanto invece ha fatto da cornice alle ultime scene de «La tavola dei poveri» un film di Alessandro Blasetti con Raffaele Viviani, mentre Vittorio De Sica lo utilizzò come scenografia per alcune sequenze del «Giudizio Universale».



La scalinata di Montesanto che da C.so Vittorio Emanuele porta all'omonimo quartiere.

Questi artisti hanno lanciato un seme, oggi raccolto dal Coordinamento Recupero Scale di Napoli (www.scaledinapoli.com), che lungo i tornanti della Pedamentina e sugli scalini disegnati dal Filangeri per lo Scalone Montesanto (ma anche su altre scale napoletane) organizza intriganti rappresentazioni teatrali  e sfiziosi concerti. All’Accademia di Belle Arti invece sono gli stessi studenti a vivacizzare gli scaloni del loro ateneo utilizzandoli come scenario per far vivere, con la tecnica dei tableaux vivants, le tele del Caravaggio e di altri artisti ospitate nei musei della città.

Ricreazione di una serie di dipinti di Caravaggio all’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Pièces del Napoli Teatro Festival Italia possono invece essere seguite solo utilizzando scale che scendono verso l’Agorà Morelli, nelle viscere della città. È in pieno centro cittadino, dentro una enorme cavità di tufo. Originariamente era un percorso strategico militare voluto da Ferdinando II di Borbone per creare una via di fuga alle sue truppe.



Panoramica sul quartiere di Montesanto da Corso Vittorio Emanuele.

Nella seconda guerra mondiale divenne un rifugio utilizzato durante i bombardamenti (tra i suoi frequentatori anche Curzio Malaparte e Giorgio Napolitano, l’ex presidente della Repubblica italiana), ma servì anche come deposito giudiziale, come testimoniano le carcasse di vecchie autovetture ancora in giacenza. Tra queste una splendida Plymouth De Luxe Sedan del 1942, un furgone utilizzato per trasportare le bionde (sigarette) di contrabbando e fantasmagorici «pezzotti» (ibridi su due ruote costruiti utilizzando pezzi provenienti da diverse tipologie di motociclette).

Un murales tra le antenne di C.so Vittorio Emanuele. Sullo sfondo il Vesuvio.


Street art nel cuore di Napoli

Ritornati alla luce ci pensa il sole ad illuminare le decine di lavori che hanno impreziosito i muri di Napoli, diventati da qualche anno le tele di un museo open air di street art.



Federica Belmonte organizza dei tour guidati sui graffiti e la street art di Napoli dal titolo 'Napoli paint stories‘.

Per conoscerne la storia è opportuno iscriversi ad una delle visite guidate settimanali, in compagnia di storici dell’arte ed esperti in arte urbana, organizzate da Napoli Paint Stories. Federica Belmonte, l’ideatrice di questa iniziativa, racconta che «anni di monitoraggio e censimento di tutte le opere murarie esistenti nel centro storico napoletano ci hanno consentito di pianificare una passeggiata turistica per il centro storico fra murales, stencil, slogan, poster e graffiti alla scoperta dell’urban art».

Un grande murales raffigurante un 'giovane' San Gennaro in uno dei quartieri centrali e popolari della città.

Si scoprirà così  che a fianco dei lavori di artisti locali come Jorit Agoch, autore pochi mesi fa di un gigantesco San Gennaro che campeggia sulla parete che incornicia l’ingresso della chiesa di San Giorgio Maggiore, si trovano le opere di artisti internazionali come C215, Zilda e del celeberrimo Banksy.



Un'opera di Banksy sopravvissuta in P.za Gerolomini nel centro storico.

Per chiudere la scoperta di Napoli con un’ultima sorpresa niente di meglio che una milonga in quella che da anni è la capitale italiana del tango. L’appuntamento è in uno spazio ricavato sotto Galleria Umberto. Scendendo le ennesime scale si entra nel tempio del tango scugnizzo: il Salone Margherita.



Esibizione di tango al Salone Margherita un locale destinato al tango sotto la galleria Umberto I.

Ogni venerdì sera è affollato da cultori di Gardel che lasciano battere il loro cuore al palpito della musica e abbandonano il corpo al ritmo vitale dei movimenti. Gli uomini entrano con il sacchetto delle scarpe in mano, le donne ai piedi indossano calzature con tacchi impegnativi. L’eleganza tanghera si mischia con qualche elemento casual, mentre arzilli sessantenni, sfidando le leggi della gravità, ostentano una seconda giovinezza. È l’ennesima cartolina di una città che non smette mai di sorprendere.

  • Per una vera pizza napoletana: Pizza Gourmet (Vle Michelangelo 77, www.pizza-gourmet.it), il locale di Giuseppe Vesi, pizzaiolo napoletano di nuova generazione: prodotti a km 0, verdure coltivate in Presidi Slow Food, tra i fornitori aziende che adottano il No Ogm, il bio e biodinamico.






  • Il meglio delle eccellenze gastronomiche partenopee sono in vendita vicino al porto, al food store Grangusto (Via Marina 5, www.gran-gusto.it). L’enoteca ospita l’Angolo di Grangusto: il menu è curato dallo chef Gianni Vanacore, punta d’eccellenza in un mix di tradizione e di contemporaneità.






  • Non si può visitare Napoli senza fare la conoscenza del tarallo. Leopoldo Infante, nipote d’arte di nonno Leopoldo, che già negli anni ‘50 diffuse a Napoli l’antica arte dei tarallari, ha portato creatività allo storico marchio ma sempre con rispetto della tradizione. (www.leopoldoinfante.it).





  • Una camera Deluxe al Grand Hotel Parker’s (Cso Vittorio Emanuele 135, www.grandhotelparkers.com) è garanzia di un risveglio meno problematico del solito grazie a balconcini che regalano viste sul golfo in grado di sopire i traumi del risveglio.





  • Il Salone Margherita, uno spazio ricavato sotto la Galleria Umberto inaugurato nel novembre 1890, è stato il primo e più celebre café-chantant italiano, ispirandosi al modello parigino de Les Folies Bergère e del Moulin Rouge. www.margheritango.it

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Pubblicazione:
giovedì 03.03.2016, ore 00:00


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