Natale nella scuola multietnica

In un momento storico in cui le differenze religiose sono più controverse che mai, come trattare il tema in classe? Visita alle elementari di Chiasso, dove la diversità è la normalità.

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Da inizio dicembre nell’atrio dell’Istituto scolastico di Chiasso si erge un grande albero di Natale. Ai suoi piedi, scintillanti pacchi regalo. Sui rami, tanti sacchetti. Un calendario dell’Avvento che coinvolge tutta la scuola.  

Un tema da prendere con le pinze
Dopo le recenti polemiche sulla cancellazione, in una scuola lombarda, della festa di Natale in nome del principio di laicità, e dopo lunghi dibattiti sulla presenza (o censura) di simboli cristiani negli istituti, il Natale al tempo della scuola multietnica sembra essere diventato un tema da prendere con le pinze. Anche perché, è giusto ricordarlo, in Ticino non esistono direttive sull’argomento: istituti e docenti decidono in base alla propria sensibilità. L’«albero dell’Avvento» delle scuole di Chiasso ha come tema il rispetto reciproco: scelta non casuale. Quasi il 50% degli alunni dell’istituto (su un totale di 314 ragazzi iscritti alle scuole lementari e 181 alla scuola dell’infanzia) è di origine straniera. Ma la scuola si distingue pure per l’elevato numero di alunni per cui il Cantone autorizza l’attribuzione di ore di lingua e integrazione (LIN): dai 6 del 2008 si è passati agli attuali 72, come spiega il direttore Carlo Formenti. Qui tolleranza e condivisione sono temi affrontati quotidianamente. «Il tema del Natale non è motivo scontri», assicura Formenti. Con le insegnanti LIN Stefania Croce (intervistata a pag. 25) e Pierisa Croci, i ragazzi imparano a conoscere il Natale e possono parlare dei propri usi e costumi.



Tra loro incontriamo Diana, giunta in Ticino due anni fa dall’Eritrea. È ortodossa, racconta, e festeggerà quindi il Natale il 7 gennaio. Ha imparato a scuola cosa è un calendario dell’Avvento. «Qui è tutto diverso. – esclama, gli occhioni sorridenti – Da noi non c’erano regali e decorazioni». Le siede accanto Sidra, 13enne siriana. «Da quando vivo qui – racconta – festeggio anch’io il Natale a casa, ma non penso sia importante. Soprattutto non capisco i regali. Perché bisogna farseli?», chiede corrugando la fronte. Si esprime con sicurezza Sidra. Difficile non chedersi se sia dovuta alla spavalderia tipica di un’adolescente o alla maturità di unaragazzina che ha vissuto esperienze inimmaginabili per la maggior parte dei suoi coetanei svizzeri. In classe, insieme ai compagni, ha espresso un desiderio per il 2016: «Ho chiesto che in Siria finisca la guerra e che in Africa nessuno più si ammali». Anche Ahmed è siriano. Lui non festeggerà il 25 dicembre, ma, tiene a sottolineare, anche per i musulmani il Natale è una ricorrenza importante, «perché nasce Gesù», profeta riconosciuto dalla sua fede.

A ognuno il suo Natale
La diversità culturale è tangibile anche nelle varie classi. Damiano è di origini
siciliane e frequenta la 3A. Tramite un disegno mostra alla classe cosa farà il 25 dicembre: aprirà i regali portati da Babbo Natale. Non vede l’ora. Per Elisabeth il giorno di Natale sarà un giorno come un altro. Lei e suo fratello sono evangelici. Passeranno il tempo giocando tranquillamente, racconta. Anche Erkan il 25 ha intenzione di dedicarsi al gioco. Viene dal Kosovo ed è musulmano. Gli chiediamo se parla mai del Natale con i compagni al di fuori delle lezioni. «Ma poi ci perdiamo la ricre (ricreazione ndr)!» esclama. «Sì, mi piacerebbe festeggiare il Natale. Scriverei una lettera a Babbo Natale per ricevere tutte le PlayStation del mondo», continua sornione. In realtà le nostre domande lo stanno annoiando. Lui, è evidente, tutta questa attenzione verso il tema non se la spiega. «E poi secondo me sono i genitori che portano i regali», aggiunge con l’aria di chi, tanto, ha già capito tutto.


Religione e buona convivenza
«Per i bambini la differenza culturale è normale», afferma  la loro docente, Francesca Bavera. Lei e la collega Tiffany Pieroni, insegnante della 2C, concordano: sta ai maestri affrontare il tema nel modo meno complicato possibile. «Il Natale è prima di tutto una nostra tradizione» sottolinea Pieroni Rossi. Come tale, non va censurata, ma passata ai ragazzi. Al contempo, continua la docente: «Noi insegnanti di classe non sostituiamo i docenti di catechismo. Non tocchiamo il tema da un punto di vista prettamente religioso. Piuttosto parliamo delle diverse culture per dare ai ragazzi la possibilità di conoscere meglio i propri compagni». Una scelta che non discrimina nessuno, ma che nemmeno enfatizza le origini cristiane di questa festa.

Che il Natale sia materia da maneggiare con cautela lo dimostra anche il fatto che, onde evitare malintesi, ci sono insegnanti che, spiega Pieroni Rossi, cercano il dialogo con i genitori prima di stendere il programma natalizio. Finora, assicurano le due docenti, non vi sono mai stati problemi con le famiglie. Il cauto compromesso, come l’interpreteranno gli uni, o lo sforzo di dialogo, come lo intenderanno gli altri, sembra quindi portare alla buona convivenza. In fondo, ci ricorda la piccola Evelyn, il Natale è bello «perché si sta tutti assieme» e, come aggiunge timidamente Dieunovict, «è la festa della felicità» e «degli amici che si vogliono bene».


TRE DOMANDE A STEFANIA CROCE, 

DA TRE ANNI INSEGNANTE DI LINGUA E INTERGAZIONE ALLE ELEMENTARI DI CHIASSO.

Chi sono i suoi allievi?
Spesso ragazzi fuggiti da situazioni drammatiche e che in molti
casi hanno da poco vissuto un
ricongiungimento familiare. Singolarmente o in piccoli gruppi, vengono assistiti nell’integrazione sociale e scolastica.

Come vengono assistiti?
Si crea un momento in cui gli allievi si confrontano e si mettono in gioco. Si tenta di capire qual è stato il loro percorso prima di giungere qui e, poco a poco, vengono aiutati
a comprendere la nostra cultura.

Quindi anche la festa del Natale.
Sì, condividiamo la tradizione natalizia così come facciamo con altre loro usanze. È uno scambio per conoscersi. Nulla è imposto. E il Natale è un tema che i ragazzi affrontano positivamente.

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Testo: Giorgia von Niederhäusern

Foto: Annick Romanski

Pubblicazione:
lunedì 14.12.2015, ore 00:00