Nel covo della "strega"

Tra gnomi, folletti e strane creature appese al soffitto, ecco il regno di Olga Abate, una sarta creativa e fuori dagli schemi. Con i versi di capre e galline a fare da colonna sonora

Gnomi, folletti, streghe, strane creature appese al soffitto. Il minimo che si possa dire è che Olga Abate, sarta di professione, sia una donna creativa. Il suo piccolo laboratorio, a Malvaglia, sembra un luogo ai confini del mondo, degno di un libro di favole. «Adoro particolarmente le streghe – sussurra –. Forse perché, in fondo, un po’ strega lo sono anch’io…».

Leggende popolari
Classe 1952, nata sotto il segno dei gemelli, cresciuta a Biasca. Una macchina da
cucire, una forbice e una riga come strumenti di lavoro. I materiali? Si va dal cotone alla fibra elastica, dal legno alla paglia. E poi c’è la fantasia, a fare da combustibile. Le creazioni di Olga oggi, grazie alla sua presenza a mercatini o mostre, ma anche alla sua seguitissima pagina Facebook, sono conosciute in tutta la Svizzera italiana. «Io sono e resto una sarta, specializzata in riparazioni. La parte artistica, invece, è un hobby. Non ci campo, per intenderci». E aggiunge: «Mi lascio ispirare da leggende della valle e dai luoghi. Ad esempio, in Val Pontirone ci sono il pizzo e il prato delle streghe. Posti da brivido che stimolano l’ingegno».



Tra galline e capre
In lontananza, si sentono i versi di galline, di capre e due cani che abbaiano. «Sono le bestie mie e di mio marito Marco. Me le sono ritrovate in casa automaticamente, sposandolo. Abbiamo 22 galline e 43 capre. È un impegno, però ti danno tanto, ti aiutano a rilassare la mente. Trovo sia bello andare nel pollaio ogni giorno e trovare le uova. È un modo per ricordarci che facciamo parte del
la natura». Inevitabile, a questo punto parlare di Olga e del suo matrimonio. «Presto festeggeremo i 40 anni di unione. Mio marito è di Malvaglia. Ma io, che sono di Biasca, qui mi sono sempre sentita un po’ straniera. Non ho mai voluto imparare il dialetto locale. E non ho mai visto uno di Malvaglia entrare nel mio atelier. Capite come funzionano le cose qui?».

La sofferenza
È un carattere forte, quello di Olga. Forgiato anche da diverse sofferenze. «Ho avuto cinque figli. Uno, però, mi è morto nel 1994, a 10 giorni dalla nascita. Sono episodi che ti segnano. Ho vissuto in maniera intensa anche la morte di mio papà, avevo solo 14 anni». Riaffiorano ricordi di un’infanzia trascorsa da figlia unica. «Io, viziata? Ma scherziamo? Mia madre era tremenda. Se perdevo un fazzoletto per strada, mi faceva tornare indietro a cercarlo. A 20 anni non potevo stare in giro dopo le undici di sera». L’aneddoto più curioso riguarda la patente di guida. «Non l’ho mai ottenuta. Perché mia madre non voleva. Mi diceva che ero figlia unica e che se mi sarei ammazzata in auto sarebbe stata una doppia tragedia. Ecco perché ancora adesso uso solo i mezzi pubblici. Ho seguito tantissimi corsi a Zurigo, a San Gallo, a Berna, muovendomi solo in treno. Tutto per la testardaggine di mia mamma. A un certo punto si è ammalata ed è toccato a me badare a lei negli ultimi anni della sua esistenza. Fino al 2002,
il suo anno di morte. È stata un’esperienza particolare. Certo che la vita è proprio strana».

Il derby sul ghiaccio
Poi, Olga allunga la mano e torna a parlare delle sue creature. «Li vedete questi due? Sono gli gnomi delle squadre di hockey dell’Ambrì e del Lugano. Li ho creati per gioco, per fare qualcosa di diverso. E da quando ho postato la loro foto su Facebook, ricevo decine di richieste». Tra le attività di Olga, anche quella di insegnante di doposcuola per i bambini delle elementari. «Organizzo corsi a Bellinzona. Il patchwork affascina i ragazzi. Hanno una grande voglia di creare. Con loro il dialogo è semplice, spontaneo».

Il sesto senso
La sarta abbozza un sorriso. «Un giorno qualcuno mi ha detto che io ho una grande luce dentro, che emano energia positiva. Non so se sia vero, forse ho una specie di dono. A volte, mentre lavoro con la mia macchina da cucire, lascio andare i pensieri e mi sembra quasi di prevedere il futuro, di avere un
sesto senso. Probabilmente perché, col passare del tempo, ho maturato una certa sensibilità verso l’essere umano. Ve l’ho detto che, sotto sotto, sono una specie di strega». Olga nota il nostro stupore. Effettivamente non riusciamo a capire fino a che punto sia convinta di quanto affermi. Scuote la testa. «Vedete, nella mia vita ho imparato a cadere e a rialzarmi da sola. Sono stata forgiata da varie esperienze personali. Oggi sono una donna che non ha filtri, che dice sempre quello che le passa per la testa, anche le stranezze. Prendetemi così, come sono. Semplicemente».

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Testo: Patrick Mancini
Foto: Melanie Türkiylmaz

Pubblicazione:
mercoledì 03.01.2018, ore 07:00


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