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Piazza Municipio a colpo d’occhio: foto a 360 gradi in versione panoramica.

Piazza Municipio a colpo d’occhio: foto a 360 gradi in versione panoramica.

Nel cuore di Intragna

Il paese «tra i fiumi» inaugura la nostra nuova serie sulle piazze della Svizzera italiana. Alla scoperta del suggestivo centro centovallino e dei suoi protagonisti. — GIORGIA VON NIEDERHÄUSERN


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A Intragna si racconta che da oltre duecento anni, ogni mezzogiorno, i suoi abitanti si fanno beffe dei locarnesi. Trattasi di una lontana rivincita che ebbe come protagonista quella che è chiamata «la campana di Locarno». Come si legge sulla parete di bronzo, il pesante strumento  dovette essere preso «colla forza» alla città che l’aveva venduto «a caro prezzo», ma non lo voleva cedere. In 150 marciarono a valle, nel lontano 1802, per portarselo a casa. Oggi la campana, rifusa nel 1845, saluta la regione (e i locarnesi) a suon di rintocchi da 65 metri d’altezza… 65,114, per l’esattezza. Il campanile che la ospita è il più alto del Ticino. Di recente è stato al centro della cronaca locale: l’Assemblea parrocchiale di Intragna e il Comune delle Centovalli stanno infatti negoziando un possibile passaggio di proprietà.

Piazza Municipio, la principale di Intragna, si situa all’ombra di questa costruzione. È qui che incontriamo Stefan Früh. L’operatore turistico conosce il campanile come le sue tasche. Da anni organizza visite guidate che includono la «conquista» dei 165 scalini che portano sulla torre e al panorama che da lì si apre sulle Terre di Pedemonte, sulle Centovalli e la regione circostante. Lo seguiamo in una delle sue «ascese» con un gruppo di turisti svizzero-tedeschi. I visitatori si riparano come possono dal vento che soffia a quest’altezza, mentre Früh racconta con fervore storie di tradizione campanaria. Non bisogna lasciarsi ingannare dall’accento d’Oltralpe del 53enne. Il neoeletto municipale delle Centovalli è un fiero intragnese: «Sono cresciuto a Zurigo, ma mia madre è di qui e in questo nucleo ho trascorso innumerevoli vacanze». Il suo sogno: «Aprire in paese un museo dedicato ai campanili», un progetto al quale sta lavorando. Oltre alla campana di Locarno, a vegliare dall’alto sulla piazza c’è San Gottardo. Appostato nella sua nicchia, sulla facciata della chiesa che porta il suo nome, la statua del santo protegge i commercianti… i pochi rimasti in paese.




Un posto dove «cüntala sü»
Don Donato Brianza da settembre è parroco di Intragna e delle Centovalli. Nato a Stabio, è stato vicedirettore e docente al Collegio Papio. «Ad Ascona mi chiedevo dove fosse la popolazione. In questa piazza – dice – ho ritrovato quell’ambiente che conoscevo del Mendrisiotto, quando ci si sedeva sugli scalini a cün-tala sü dopo messa o alla sera. E fra poco potrò godermi la mia prima festa d’Intragna». Organizzata a scadenza biennale, si terrà il 16 luglio. Il programma è in elaborazione. «Oltre alla tradizionale cena con musica – afferma Stefan Früh, che è pure co-organizzatore dell’evento – si spera di poter contare sulla partecipazione di alcuni ex allievi della Scuola Teatro Dimitri». In attesa della festa, sono due i posti principali d’incontro: l’Osteria centrale e l’albergo Garni Antico. A dispetto del suo nome, che evoca una cucina «alla buona», il Centrale è un ristorantino che offre piatti ricercati a base di prodotti locali. Non è raro vedere lo chef Andrea Trinca, per tutti Andy, servire personalmente i suoi ospiti. Il losonese ci racconta del suo colpo di fulmine per l’angolino di paese che ora chiama casa: «Dieci anni fa, quando dovevo decidere se aprire qui, mi sono innamorato di questo posto così tipico». Di sera, sotto al campanile illuminato, la tiepida luce emanata dalle candeline dei suoi tavolini dona alla piazzetta un’atmosfera intima. Da tenere a mente per la prossima scappatella a due… magari brindando con un bicchiere di vino delle vicine Terre di Pedemonte.

Tra Osteria Centrale e Garni Antico, come conferma il proprietario dell’hotel Marco Mazzi, non c’è competizione. Tra losonesi ci s’intende: quando il ristorante è meno attivo, il gerente dell’albergo disseta le gole degli escursionisti sulla terrazza in sasso, mentre all’ora del «bianchino» il suo bar si fa salotto per gli autoctoni. Per rimanere aggiornati sulle ultimissime di paese, questo è il posto giusto. Qui facciamo conoscenza con Carlo Maggetti, ex municipale. Sul suo tavolo il giornale è chiuso e il bicchiere  non ancora vuoto. «Di dove siete? Ah, Lugano. Borradori o Bertini?». Dopo le dovute domande di rito, rivolge uno sguardo malinconico alla piazza: «Certo che quando qui si faceva ancora il Carnevale… quelli sì che erano tempi». Nel bar incontriamo anche Armando Maggetti (nota per il forestiero: i Maggetti, come i Pellanda, da queste parti abbondano). L’ex sindaco, oggi 75enne, ci mostra dove, da ragazzino, passava le domeniche a giocare a biglie: sotto alle volte dell’attuale casa municipale. «Tutte le domeniche noi ragazzi facevamo partite su partite, per terra, tra le ciccate di toscanello lasciate dagli uomini».

Fontane «basilesi», pozzi e segreti
Nel suo amarcord emerge inoltre che l’edificio un tempo ospitava la scuola comunale. Allora a scaldare la classe ci pensava il camino. Sorridiamo: da poco il Comune ha fatto realizzare una centrale a legna e una rete di teleriscaldamento. Metodi antichi, tecnica moderna. Gli allievi incaricati di portare i ciocchi in aula dovevano poi andare a lavarsi le mani alla fontana, tutt’oggi in funzione, in piazza. Fonti locali dicono fosse stata commissionata, verso fine Ottocento, a scalpellini locali dalla Città di Basilea. Gli intragnesi a quei tempi erano famosi per le loro abilità scultorie. I renani però si tirarono indietro e la fontana non si mosse mai dal villaggio.

A metà XX secolo, ricorda Armando Maggetti, le case non avevano ancora acqua corrente. In molti edifici, e qualcuno nel nucleo è rimasto con la struttura originale, vi era un pozzo. I meno fortunati usavano quello, oggi chiuso da un tombino, ma sempre accessibile, della piazza. A mostrarcelo è ancora Stefan Früh: qui, nel sottosuolo, a un metro e mezzo di profondità si trova acqua. Il nome stesso di Intragna sembra infatti derivare dal latino inter amnes, «tra i fiumi», ovvero l’Isorno e la Melezza. Un altro desiderio del municipale è di illuminare la cavità e coprirla con vetro. D’altronde, sono già previsti altri lavori di pavimentazione in piazza: entro fine 2016 il ciottolato dovrebbe sparire. «Meglio per le signore che vengono in chiesa con le scarpe della festa – aggiunge Früh –. Mi è già capitato di dovermi improvvisare calzolaio e riattaccare qualche tacco».
C’è ancora un dettaglio che solletica la nostra curiosità: un muro, solitario, sorge dal tetto dell’antico «Legato sale», oggi proprietà del Museo regionale Centovalli e Pedemonte. L’edificio, attiguo all’attuale Garni, una volta era il luogo di   consegna del sale alla popolazione. Storie di paese narrano di dissapori tra famiglie. Una di queste avrebbe fatto costruire il muro per non essere vista da chi allora stava nel palazzo municipale, posto di fronte. In un’altra versione, il «Legato sale» doveva essere la base del campanile, ai tempi ancora inesistente. Cantiere che sarebbe stato chiuso subito dopo la costruzione del muro in questione per opposizione della famiglia Bustelli, che a quell’epoca era proprietaria dell’odierno albergo. Di tutte le storie del  piccolo centro di Intragna, questa è destinata a rimanere la più misteriosa. D’altronde, è giusto che anche la piazza si tenga un segreto per sé.



Andrea Trinca davanti alla sua Osteria Centrale


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