Fonti, Marcoli, Andina...
è il mondo dei fornaciai

Ecco le storie di alcune famiglie partite dal Ticino per aprire fabbriche di mattoni in Veneto, Piemonte e Lombardia. — Mattia Bertoldi

Mantenere viva una tradizione familiare e professionale attraverso tre secoli di storia: un’impresa non facile, davanti alla quale però i Fonti non si sono mai tirati indietri. Tutto ebbe inizio nel 1873, quando Giuseppe Giacomo Fonti (un maestro elementare di Miglieglia) aprì una fornace nel comune veneto di Grignano Polesine, nei pressi di Rovigo.

La produzione dei laterizi era in gran parte fatta a mano, e l’uomo fu capace di guidare l’impresa per 50 anni (fino alla sua morte, nel 1923) e instillare nei familiari l’amore per la professione. L’azienda passò così di mano in mano, resistendo a due guerre mondiali e alla terribile alluvione del Polesine nel 1951, che portò alla chiusura di decine di impianti sparsi sul territorio.

Nel 2013 l’azienda Fonti ha prodotto più di diecimila mattoni per un’opera di Elisabetta Benassi destinata alla Biennale di Venezia.

Nel 2013 l’azienda Fonti ha prodotto più di diecimila mattoni per un’opera di Elisabetta Benassi destinata alla Biennale di Venezia.
http://www.cooperazione.ch/Nel+mondo+dei+fornaciai Nel 2013 l’azienda Fonti ha prodotto più di diecimila mattoni per un’opera di Elisabetta Benassi destinata alla Biennale di Venezia.

Oggi la Fonti Srl è la più antica fornace ancora attiva nella regione e produce mattoni fatti a mano, pavimentazioni rustiche e materiali per la realizzazione di tetti e recinzioni. La tecnica è quella del cotto antico, basata sull’impasto di acqua e argilla proveniente dalla cava di Grignano, a pochi metri dall’impianto. «Un prodotto creato coi cinque elementi» spiega Francesco Fonti, rappresentante della quarta generazione insieme al fratello Michele, «perché usiamo acqua, terra, fuoco, aria e il sudore umano, che racchiude tutto il significato delle nostre vite.»

La fornace ha vissuto momenti di gloria nel 2013, quando ha prodotto migliaia di mattoni per l’installazione “The Dry Salvages” di Elisabetta Benassi, nel padiglione italiano della Biennale di Venezia. Un successo che tuttavia non può nascondere le difficoltà del settore. «È un mercato di nicchia, è dura. Tuttavia, siamo felici che il nostro lavoro porti alla creazione di pezzi speciali e unici. Ci mettiamo tutta la creatività che abbiamo, ed è sempre un piacere realizzare l’idea di un committente e ammirare l’opera portata a termine».

Il testimone è pronto a passare alla quinta generazione... «Esatto, mio figlio Luca è entrato in azienda e tra poco sarà anche il momento di Stefano, figlio di Michele». Soddisfazione? «Noi scherziamo definendola una malattia ereditaria. Si parte pasticciando con l’argilla in cava e poi, a poco a poco, emerge lo spirito romantico di noi Fonti. Quello che ci fa andare avanti».

Monsignor Giovanni Marcoli morì nel 1914, all’età di 58 anni.

Monsignor Giovanni Marcoli morì nel 1914, all’età di 58 anni.
http://www.cooperazione.ch/Nel+mondo+dei+fornaciai Monsignor Giovanni Marcoli morì nel 1914, all’età di 58 anni.
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Partito da Castelrotto per diventare
un pilastro del cattolicesimo italiano»

Non sempre le dinastie di fornaciai avevano degli eredi che proseguivano la tradizione. È il caso dei Marcoli di Biogno e Castelrotto, attivi in diverse regioni del Nord Italia già nella prima metà dell’Ottocento. Dal secondo ramo della famiglia è nato nel 1856 Giovanni, uno dei pilastri del movimento cattolico bresciano.

Dopo aver trascorso i primi anni d’infanzia nel Malcantone, si trasferì con la famiglia a Calcinato, in provincia di Brescia, dove il padre – come molti suoi compaesani e familiari – aprì una fornace. Anziché raccoglierne l’eredità, il giovane si mise a studiare e fu ordinato sacerdote nel 1878.Tornò quindi a Brescia e qui iniziò a insegnare.

Alla fine degli anni Ottanta divenne collaboratore del giornale «Il Cittadino di Brescia» e si prodigò in numerose iniziative civili tra cui la fondazione delle Unioni cattoliche del lavoro locali e l’istituzione del Patronato Pro Mutis per l’istruzione e l’assistenza dei sordomuti bresciani, una prima assoluta in Italia. Monsignor Marcoli morì nel 1914, ma la sua memoria è ancora viva grazie all’omonima associazione che aiuta le famiglie confrontate con la sordità.

Il sogno di aprire

una fornace in Piemonte

Pietro Andina, capostipite della dinastia di Curio.

Pietro Andina, capostipite della dinastia di Curio.
http://www.cooperazione.ch/Nel+mondo+dei+fornaciai Pietro Andina, capostipite della dinastia di Curio.

Nel 1882 al 35enne Pietro Andina venne un’idea: lasciare Curio e la precarietà del lavoro stagionale come fornaciaio per trasferirsi in Piemonte e aprire una fornace tutta sua. Fece così le valigie e partì in compagnia della moglie Olgiata verso la provincia di Alessandria, a Casaleggio Boiro.

Qui, insieme al fratello Guglielmo, fondò una fabbrica di laterizi con cui cuoceva mattoni e prodotti in terracotta. Nel 1900 si trasferì più a Est, in provincia di Bologna, e prese in affitto uno stabilimento abbastanza vetusto; tempo dieci anni e guadagnò abbastanza per costruirne uno nuovo, che gli sopravvisse trent’anni. Infatti, il buon Pietro morì nel 1918, ma l’azienda passò nelle mani dei tre figli Gaetano, Elvezio e Giulio fino al 1948, anche se negli anni della Seconda guerra mondiale l’impianto fu utilizzato per produrre filo spinato.

Nel 1948 la ditta fu rilevata da Pietro, figlio di Elvezio e nipote dell’Andina senior, che la diresse fino alla chiusura del 1985.

L'idea — Un francobollo per una tradizione

Il 18 maggio l’Associazione museo del Malcantone organizzerà una giornata dedicata ai fornaciai in cui sarà presentato il francobollo della Pro Patria, in ricordo delle loro tradizioni. Appuntamento al museo della pesca di Caslano a partire dalle 10.

www.museodelmalcantone.ch

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