Tutti nel mondo
dei... palloni!

Jonas Brunschwig, Cristian Gomez, Eduard Spelterini… Ecco alcune storie legate più che al gioco più popolare del pianeta, alla «forma» che lo simboleggia. — Mattia Bertoldi

Trasformare il gioco del calcio in una fonte di energia: impossibile? Non per «Soccket», progetto sviluppato dalla start up statunitense Uncharted Play che si basa su un’idea molto semplice: inserire un generatore elettrico all’interno di un pallone in grado di ricaricarsi in base al numero di calci ricevuti, così da poterlo collegare tramite un cavo alla rete domestica. Un progetto innovativo elogiato anche dal Presidente degli Stati Uniti in persona. «Soccket – ha affermato Barack Obama nel luglio 2013, durante una visita in Africa – trasforma uno dei giochi più popolari in Africa in una fonte di elettricità e progresso».

Tra i collaboratori del progetto anche un ticinese: il 28enne capriaschese Jonas Brunschwig, trasferitosi all’estero nel 2007. «In quell’anno mi ero interessato agli atenei nordamericani, ma le rette erano troppo onerose. Così ho scelto di iscrivermi a un’università statunitense in Argentina, per poi trasferirmi a Boston dopo il triennio di studio. In questa città ho avuto modo di collaborare a Soccket con la Uncharted Play, fondata da due ex studentesse di Harvard».

E questo non è l’unico prestigioso ateneo con il quale Jonas è entrato in contatto. «In effetti. Alla fine dell’estate scorsa ho raccolto la sfida del Massachusetts Institute of Technology (Mit) e oggi ne curo le relazioni con le fondazioni esterne. Sempre a partire dall’estate 2013 lavoro a tempo parziale per il Boston Global Forum, che si prefigge l’obiettivo di riunire leader internazionali per discutere e affrontare temi di vario carattere, dai diritti dei lavori alla crisi in Ucraina. Una realtà importante fondata da Michael Dukakis, tre volte governatore del Massachusetts e candidato alle presidenziali del 1988».

Tra le responsabilità del giovane, anche quello di dirigere il programma Leader Series, uno spazio dedicato agli approfondimenti di personalità provenienti dall’ambito accademico, politico e sociale. Ed è proprio questo l’aspetto che più interessa a Jonas: «L’obiettivo sul medio-lungo termine è specializzarmi nel campo della politica economica dello sviluppo. Insomma, penso proprio che rimarrò da queste parti ancora per un bel po’ di tempo».

«Giro il mondo con l’idea del campetto fissa nella testa»

Cooperazione: Quanto è importante per te viaggiare con un pallone sempre sotto il braccio?
Cristian Gomez: Molto, perché dovunque io vada trovo sempre un campetto dove giocare a calcio e legare con persone che non conosco.

Dove hai vissuto le esperienze più forti, negli ultimi anni?
In Indonesia, non distante dalla foresta pluviale del Borneo, ho visitato un villaggio per poi ritrovarmi catapultato in una partitella di calciatori locali, senza parlare la lingua ma cercando di farmi capire a gesti. E poi in Colombia, prima di andare a lavoro, in un qualunque spazio verde pubblico di Medellín.

Ma anche nella tua Losanna…
Gioco spesso in quartieri o paesi dove la popolazione è composta per più della metà da immigranti. Ma sul campetto non si nota: il calcio è un mezzo di comunicazione che
permette di oltrepassare barriere linguistiche, sociali e culturali.

Perché secondo te?
Perché quando ci si ritrova insieme a giocare al pallone, ci si dimentica da dove veniamo. In fondo, anche se non ce ne rendiamo conto, sul campo da calcio siamo tutti Lionel Messi o Cristiano Ronaldo.

Un pioniere della fotografia

e del volo aerostatico

Eduard Spelterini crebbe a Lugano e viaggiò per tutta l’Europa.

Eduard Spelterini crebbe a Lugano e viaggiò per tutta l’Europa.
http://www.cooperazione.ch/Nel+mondo+dei_+palloni_ Eduard Spelterini crebbe a Lugano e viaggiò per tutta l’Europa.

Non solo sfere da calciare, ma anche palloni ad aria calda: sono questi i protagonisti della storia di Eduard Spelterini, nato con il nome di Eduard Schweizer nel 1852 nel canton San Gallo. Ancora bambino, pare che si trasferì con la famiglia vicino al confine ticinese e frequentò tutte le scuole a Lugano. Si spostò quindi in Francia per studiare musica e canto, Paese in cui vide per la prima volta una mongolfiera. Spelterini si innamorò del volo e lasciò gli studi musicali per iscriversi all’«Académie des aérostatiers» di Parigi. Divenne aviatore nel 1877 e nel corso degli anni trasportò centinaia di persone, incluse personalità come il conte von Zeppelin, padre del dirigibile. Alla passione per l’aria, lo svizzero abbinò presto quella per la fotografia: i suoi scatti panoramici dall’alto rappresentavano una prima assoluta, in quegli anni.

Nel corso della carriera Spelterini visitò numerosi Paesi del mondo e fu il primo a sorvolare il cratere del Vesuvio a Napoli e le Alpi nel 1898, impresa che ripeté altre nove volte. Con il passare degli anni, tuttavia, lo sviluppo di dirigibili e aerei a motore resero le mongolfiere anacronistiche; Spelterini si ritirò nel 1926 e morì cinque anni più tardi, all’età di 79 anni.


Le opere

Due volumi fotografici

Sono due i libri fotografici indispen-sabili per avvicinarsi all’opera di Spelterini: il primo porta la sua firma, si intitola «Über den Wolken» e apparve nel 1927. Ottant’anni dopo la pubblicazione di Eduard Spelterini: «Fotografien des Ballonpioniers» a seguito di una mostra tenutasi a Kriens.

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