I cacciatori di fulmini Bernhard Oker (a sin.)  e Cyrill Steiger.

Nell’occhio del ciclone

Ci vuole una giusta dose di pazzia per andare a caccia di temporali. E, nonostante le moderne previsioni meteo, acciuffarli rimane un’arte per pochi. — KATALIN VEREB

Finalmente, ecco un fulmine; e poi un altro ancora. Bernhard Oker (39) e Cyrill Steiger (56) sono riusciti a fotografarli. Il rombo del tuono soffoca le loro grida di gioia. È notte fonda e non si vedono più nemmeno le nubi scure, il cielo ha aperto i rubinetti e forti sferzate di vento sospingono la pioggia. Condizioni metereologiche da evitare, per molti. Ma non per i cacciatori di tempeste o «storm chaser», come vengono chiamati in inglese, che non aspettano altro che situazioni come questa. Sono persone che vanno a caccia di temporali per documentarli attraverso fotografie, video, misurazioni e immagini radar. «Con queste informazioni vogliamo mettere a disposizione della collettività tutte le nozioni che apprendiamo in loco, per ampliare le conoscenze sul tema e contribuire così al miglioramento delle misure di sicurezza in caso di nubifragi» afferma Steiger. In genere i cacciatori si mettono al lavoro già alcuni giorni prima del temporale, studiando i primi dati e modelli metereologici diffusi da diversi operatori.


Stando alle parole di Steiger: «Dobbiamo incrociare le condizioni di pressione, le temperature e altri fattori relativi alle singole previsioni per poter calcolare e valutare l’andamento del meteo fino all’inizio della vera e propria fase di caccia». Sullo Schweizer Sturmforum, una piattaforma svizzera sul tema dei temporali in cui si confrontano cacciatori di tempeste, meteorologi e appassionati, ruota tutto intorno ai possibili sviluppi meteo. Si cerca di individuare il luogo che con la massima probabilità sarà teatro dell’evento, ossia del temporale. Cyrill dedica diversi giorni alla preparazione di una caccia. Quando le condizioni atmosferiche sembrano interessanti, è disposto a percorrere anche molte centinaia di chilometri, persino all’estero. Il meteo e in particolare le tempeste sono la sua grande passione, e per questo è disposto a vagare per notti e notti e a sopportare ogni stanchezza. È registrato allo Sturmforum dal 2008, ma la mania dello «storm chasing» lo ha contagiato molto prima, anche grazie al celebre film sui tornado, «Twister», uscito nel 1996. L’importante per lui però non è vivere avventure da film, ma documentare
gli eventi atmosferici.


Gli aspetti scientifici
Come Cyrill, anche Bernhard Oker è interessato principalmente agli aspetti scientifici delle tempeste. Il più delle volte va a caccia con il fratello, ed essendo entrambi molto impegnati a livello professionale, vi si dedicano in genere tra le 16 e le 22, percorrendo in media sui 150 chilometri. «In Svizzera sono una decina le persone che vanno regolarmente a caccia» racconta Oker, che segue questa passione da 10 anni. Passione che lo porta regolarmente anche negli Stati Uniti, dove ha potuto assistere a incredibili tornado e alle loro disastrose conseguenze.



Un evento raro
I tornado sono un evento raro in Svizzera. In compenso, i temporali sono piuttosto frequenti. Stando alle stime di MeteoSvizzera, si contano in media 150mila fulmini all’anno, soprattutto tra maggio e settembre. Le tempeste sono prevedibili solo fino a un certo punto, e nonostante una programmazione accurata lo «storm chasing» è un’impresa difficile da pianificare. Non basta avere una discreta competenza di meteorologia, ma servono anche una certa esperienza e il fiuto per le tempeste.
Cyrill Steiger, grazie alla sua esperienza quasi ventennale come cacciatore di tempeste, è piuttosto bravo a valutare le condizioni meteo. Bernhard Oker invece, sviluppatore software, ha addirittura creato un programma in grado di raffigurare graficamente i dati rilevanti dei temporali. Quindi sanno il fatto loro. Eppure non sempre le cose vanno per il verso giusto. «Gli storm chaser ovviamente amano parlare dei loro successi», ci spiega Cyrill, «ma ci sono anche momenti in cui le cose non vanno come ci aspettiamo. Perché abbia inizio un temporale devono convergere i fattori e le condizioni più svariati, quindi anche prevederli è una vera e propria arte».
In passato, i temporali erano considerati segni degli dèi, e sembravano esercitare una certa influenza sull’andamento degli eventi. Oggi li conosciamo più a fondo, anche grazie a Benjamin Franklin, che mettendo a rischio la propria vita ha condotto un esperimento in grado di dimostrare che i fulmini non sono altro che elettricità.

Tre fattori necessari
«Per dare origine a un temporale sono necessari tre fattori: instabilità, sollevamento e umidità. L’aria deve essere instabile, ossia calda e umida in prossimità del suolo e secca e fredda verso l’alto» spiega Claudia Stocker (30), meteorologa di SRF Meteo. Il secondo fattore, il sollevamento, vede spostarsi verso l’alto una massa d’aria instabile. «Può essere provocato da differenze di pressione o dalla presenza di montagne. Quando l’umidità raggiunge un’altezza sufficiente, si formano le nubi». Questo venerdì si avvicina un fronte freddo associato a un’area di bassa pressione situata sopra l’Inghilterra. «In presenza di fronti freddi si verificano spesso violenti temporali. L’aria fredda si incunea sotto quella calda e umida e la solleva, dando origine al nubifragio» illustra Claudia Stocker. Oltre ai temporali frontali, ne esistono altre tipologie: «I temporali possono formarsi anche sul lato opposto di aree di bassa pressione. I classici temporali di calore si verificano spesso di pomeriggio o di sera, per dissiparsi poi nella notte».

Si passa all’azione
Per i nostri due cacciatori di tempeste è il momento di entrare in azione. Si suddividono i compiti: Cyrill è alla guida, Bernhard sul sedile del passeggero con il computer sulle ginocchia e studia le mappe meteorologiche e i post dello Schweizer Sturmforum. I cacciatori infatti ricevono aiuto anche dagli utenti del forum, che seguono l’evento dal computer. Nel frattempo le nuvole si addensano nel cielo svizzero. Cyrill Steiger fa una distinzione: «Ci sono nubi “sane” e nubi “malate”. Le prime sono caratterizzate da contorni ben delineati e assomigliano a un cavolfiore croccante. Le altre hanno bordi frastagliati e ricordano lo zucchero filato, segno del disfacimento di una cellula». Per ottenere buoni risultati nello «storm chasing» lo studio delle nubi è importante quanto i dati informatici. Quello che Steiger descrive in modo pittoresco come un cavolfiore, in gergo tecnico si chiama cumulo. Claudia Stocker prosegue nella spiegazione: «Quando l’aria calda e umida si solleva, a una determinata altezza si forma una nuvola, generalmente un cumulo di bel tempo». Se è presente una certa umidità e l’atmosfera è instabile, il cumulo cresce sempre di più, «fino a formare un cumulonembo, portatore di temporali. È possibile che si verifichino delle precipitazioni già prima di raggiungere lo stadio di temporale». Oppure può grandinare: «Se la cellula è abbastanza resistente, riesce a raggiungere altitudini a cui le temperature sono inferiori al punto di congelamento, generando la grandine».

Buone probabilità

Questi cumulonembi possono svilupparsi in altezza fino a 13 km, e contenere da 20 a 100 milioni di tonnellate d’acqua. Possono spostarsi a velocità superiori ai 100 km orari. Cyrill Steiger e Bern­hard Oker si appostano a Burgdorf, le nuvole ancora non si scatenano. A vedere il lago di Morat, però, sembrano esserci buone probabilità che si creino cellule convettive. Ma il temporale arretra in direzione della Francia. Al confine tra i Cantoni Lucerna e Argovia la tempesta li travolge. Tre, quattro fulmini ascendenti, con tuoni assordanti e una luce abbagliante davanti ai loro occhi, a una distanza tra i 230 e i 500 metri da loro. Dopo la mezzanotte si spostano ulteriormente in direzione Est, dove riescono a fotografare e riprendere altre cellule temporalesche. La battuta di caccia termina alle 04.30 della mattina, dopo 400 km percorsi e centinaia di foto. È durata più o meno 12 ore. Al cacciatore di tempeste serve soprattutto pazienza e resistenza.

Il Ticino è una delle zone chiave della Svizzera per l’incidenza di fulmini. Il luogo idea­le per una mostra sui temporali.

Nel museo del Monte San Salvatore è possibile scoprire molte cose interessanti sui fulmini, complice il fatto che la montagna ha ospitato per 40 anni una stazione di ricerca su questo fenomeno.

Il titolo dell’esposizione è: «Sulle tracce dei fulmini».

Aperto da mercoledì a domenica, ore 10-12 e 13-15.



Cercare riparo

La prima regola è semplice: se un temporale vi sorprende mentre siete all’aperto, è opportuno cercare subito un riparo sicuro. Ma quali sono i ripari sicuri?

Le abitazioni (in muratura o cemento) dotate di parafulmini sono il riparo più sicuro in caso di temporali. Anche l’abitacolo di un’auto (con carrozzeria interamente metallica) o un vagone ferroviario sono luoghi sicuri. Al contrario, le baracche in legno non lo sono. Nel 2012, in Germania quattro giocatrici di golf sono rimaste uccise da un fulmine che ha colpito il capanno in legno in cui si erano rifugiate. Anche le tende sono pericolose.

Nel caso in cui non troviate un rifugio, per tutelarvi da un temporale mentre siete all’aperto è bene adottare le misure seguenti.


- La posizione di sicurezza è questa: accucciati a terra con le gambe unite e la testa tra le ginocchia. È importante tenere i piedi ben uniti e il meno possibile appoggiati al suolo. In questo modo si evita una rischiosa tensione di contatto. Non coricatevi a terra per nessun motivo.


- Allontanatevi immediatamente dall’acqua, anche se vi trovate su una barca scoperta, perché l’acqua è un buon conduttore di elettricità.


- Tenete le distanze da eventuali alberi, che possono attirare i fulmini, così come tutti gli oggetti che si stagliano verso il cielo, come pali o torri. Se possibile, evitate anche boschi o margini dei boschi, recinzioni metalliche o promontori. Sono da prediligere fossi o avvallamenti, laddove non contengano acqua.


- Allontanate da voi qualsiasi oggetto metallico, anche l’ombrello, e mantenete le distanze fino alla fine del temporale. Pur non attirando particolarmente i fulmini, in caso ne fossero colpiti sono buoni conduttori di elettricità. Inoltre possono surriscaldarsi e provocare ustioni.


- Se siete in gruppo, cercate riparo singolarmente e non state vicini l’uno all’altro.


- Se vi si rizzano i peli e i capelli, sentite crepitare il metallo o addirittura vedete un fuoco di Sant’Elmo sui corpi metallici, vi è un rischio imminente di fulmini. Cercate subito riparo o, qualora non sia possibile, assumete la posizione di sicurezza descritta: accucciati con le gambe unite.


- In caso di pericolo di fulmini, correre è una mossa sbagliata: infatti, maggiore è la distanza tra le due gambe mentre entrambe toccano il suolo, maggiore è la tensione di contatto, pericolosissima in caso si venga colpiti da un fulmine. Se si cerca di scappare durante un temporale, l’ideale è saltare a gambe unite.

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