Antonio Carboni nel suo studio, colmo di albi di fumetti e di libri. (Foto: Sandro Mahler)

Nella tana del "signore dei fumetti"

Antonio Carboni è tra i massimi esperti di fumetti in Europa e nel suo ultimo libro racconta aneddoti e ricordi sui grandi maestri di questo genere letterario. — Giovanni Valerio

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Sin da bambino, tutto quello che era immagine mi affascinava»

Un piccolo studio pieno zeppo di libri, fotografie, quadri, trofei. E poi ancora locandine, disegni, vecchi dischi. Albi a fumetti impilati uno sull’altro, fascicoli da collezione conservati con rispetto, scatole e cartelline che nascondono chissà quali cimeli. Sembra di aver trovato il tesoro nascosto di una delle tante avventure di Martin Mystère, il detective del mistero. O di essersi imbattuti in una caverna dei miracoli sulla via per Samarcanda inseguita da Corto Maltese. Siamo invece a casa di Antonio Carboni, uno dei più grandi esperti di fumetto a livello europeo, critico e saggista, organizzatore di eventi, autore di monografie su personaggi come Tex, Corto Maltese e Brendon. Lo si potrebbe definire il «signore dei fumetti», anche se il primo a sminuirsi sarebbe proprio lui. Antonio è una persona modesta, che preferisce lasciar parlare le storie, quelle degli amati fumetti e degli artisti che ha incontrato grazie alla passione di una vita intera. 

Il fascino delle immagini 
«Sin da bambino, tutto quello che era immagine mi affascinava», racconta. «Adoravo le illustrazioni dei libri delle favole dei fratelli Grimm o di Esopo: ancora prima di imparare a leggere, le guardavo affascinato, anche se dovevo poi cercare qualcuno per farmi raccontare la storia! Ho iniziato a leggere Asso di Picche e Tex intorno ai dieci anni. Quelli non erano tempi facili per chi amava i fumetti, che erano osteggiati dalla Chiesa e dalla scuola. Dicevano che c’era pericolo che potessero deviare la moralità del ragazzo! E venivano sconsigliati dai maestri. Invece ho sempre creduto che aprissero la porta della fantasia. Anche da adulto, alle prime fiere ci si sentiva un po’ come dei carbonari: non si poteva dire in giro che eri appassionato di fumetti perché passavi per un tipo strano, nella migliore delle ipotesi... Ricordo ancora che quando nel curriculum indicavo tra i miei hobby il fumetto, ai colloqui di lavoro mi guardavano un po’ perplessi!». Per fortuna sua (e di milioni di altri appassionati), a metà degli Anni ‘60, intellettuali del calibro di Eco, Vittorini e Del Buono hanno dedicato saggi e attenzione critica alla nuova forma d’arte. «Con la nascita di riviste come Linus, sono cominciate le prime convention, a Bordighera e poi a Lucca, dove arrivavano grandi autori da tutto il mondo. Ci andavo appena potevo. Qualcuno ha saputo della mia passione e hanno iniziato a chiedermi articoli su questo o quel personaggio. A dire il vero, mi è sempre piaciuto scrivere, tanto che già a 12 anni inviavo brevi articoli, su diversi argomenti, dallo sport al costume, al Vittorioso, che spesso me li pubblicava». 

Una passione realizzata
Nato in Italia, Antonio ha studiato contabilità a Zurigo. Ma ha anche sempre continuato a scrivere, a raccontare, a condividere la sua passione per il fumetto. Antonio Carboni è una persona fortunata. Ha conosciuto e talvolta ha avuto l’onore di stringere amicizia con vere e proprie stelle dell’universo a strisce come Hugo Pratt, Sergio Bonelli, Moebius e Crepax. Ogni pezzo della sua collezione ha una sua storia, ogni quadro o tavola a fumetti una dedica personale, ogni personaggio incontrato un aneddoto. Carboni ha raccolto molti di questi ricordi nel suo ultimo libro, Storia di fumetto e di amicizia (Little Nemo). Tra i suoi sogni realizzati, ce n’è un altro, automobilistico. «Quando ho visto il film La dolce vita, ero rimasto colpito dalla spider sulla quale Mastroianni girava per Roma. Molti anni dopo, un concessionario aveva trovato la stessa auto, una Triumph TR3A del 1960. L’ho comprata ed è stata una piccola follia: mia moglie non mi ha parlato per una settimana! Per un anno, la mia TR3A è rimasta in garage, dove è stata restaurata, cercando i diversi pezzi originali. Come socio del Veteran Car Club di Como, ho partecipato a numerose gare di regolarità, tra cui quattro edizioni del Gran Premio Nuvolari. Si andava da Mantova a Roma in 4 giorni, 12 ore di guida al giorno con venti minuti di pausa, con auto storiche, quindi senza riscaldamento e senza aria condizionata! Si attraversano le città, passando ad esempio da Piazza del Campo a Siena oppure davanti agli Uffizi. Ricordo una cena di gala davvero felliniana al Grand Hotel di Rimini o, ancora, il raid Roma-Cartagine, per il deserto nella Tunisia, nel 2000». Anche se ha dovuto vendere la sua Triumph («la usavo sempre meno»), la stanza è ancora piena di ricordi: fotografie di viaggi, stendardi, coppe. La sua doppia passione, automobilistica e fumettistica, ha portato Antonio Carboni a scrivere anche una serie di articoli proprio sulle auto d’epoca presenti nei fumetti. Chissà se questi (e altri «amarcord») lo porteranno a scrivere un altro libro, magari proprio sulle auto. Chissà. Nel frattempo, tra le meraviglie della sua collezione nella piccola stanza, il computer resta acceso. 



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Pubblicazione:
domenica 20.12.2015, ore 00:00


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