L'uomo che ha sostituito Steve Lee: «La nostra band è come una famiglia»

Il 13 gennaio esce Silver, il cd che celebra i 25 anni dei Gotthard. Per l’occasione abbiamo intervistato il cantante del gruppo, Nic Maeder. — DIEGO PERUGINI

È il cantante dei Gotthard, il più famoso gruppo rock rossocrociato. Nic Maeder, 45enne di Losanna, è entrato nella band nel 2011 al posto del grande Steve Lee, scomparso l’anno prima in un incidente stradale negli Usa. Un ingresso in punta di piedi, il suo, con umiltà e rispetto. Anche perciò i fan l’hanno accolto a braccia aperte.
Con i Gotthard ha registrato un paio di dischi, a cui ora si aggiunge Silver, che ha un significato molto particolare. Raggiungiamo Nic  al Vintage Cafè di Agno, un pub vicino casa sua, dove non è difficile incontrarlo nei rari momenti di relax.
Alto, occhi azzurri, look rockettaro. Simpatico e disponibile, un antidivo. Arriva puntualissimo al nostro appuntamento. Ci appoggiamo al bancone del bar e partiamo per una lunga chiacchierata.

Ricorda il momento in cui è diventato uno dei Gotthard?
Sì, molto bene. All’epoca, era il 2011, vivevo in Australia e avevo fatto avanti e indietro con la Svizzera diverse volte per le audizioni. L’ultima eravamo stati in studio dieci giorni per scrivere e provare nuove canzoni. Quindi un po’ me l’aspettavo, ma non avevo la certezza. Poi un giorno Leo Leoni e i ragazzi mi hanno chiamato: “Nic, ti va di venire a vivere in Svizzera?”. Wow, mi sono detto, devo farlo! E ho accettato subito. Avevo tre settimane per prepararmi, solo tre settimane per impacchettare la mia vita.

Nessuna paura o pressione?
Non c’è stato il tempo. Avevamo così tanto da fare, nuovi brani, video... E tutto in gran segreto, perché volevamo uscire col botto senza rivelare la mia identità: così me ne stavo in disparte e a chi mi domandava chi fossi, dicevo di essere il produttore. I ragazzi della band mi sono stati molto vicini: sono degli amici, siamo come una famiglia. Alla fine è uscito il primo singolo ed è iniziata l’avventura. Una grossa mano me l’hanno data i fan, che mi hanno incoraggiato e accolto benissimo. Una delle cose più belle in assoluto.

Dall’Australia alla Svizzera è un grande salto: com’è cambiata la sua vita?
In realtà io sono nato a Losanna e ho vissuto a Yverdon-les-Bains con la famiglia, quindi ho forti legami col territorio. Poi mi sono trasferito in Australia, ma senza dimenticare le mie origini. La differenza? Beh, laggiù avevo una vita meno stressante, ogni weekend suonavo nei pub e nei club pezzi dei Beatles e cose del genere con la mia chitarra acustica. Qui appena arrivato, è stato subito tutto lavoro, lavoro, lavoro: in un solo anno abbiamo scritto e pubblicato un disco e fatto un tour in 22 paesi del mondo.

Come ha iniziato a far musica?
Sono figlio d’arte. Mio papà era un pianista e girava il mondo col suo pianoforte, che si portava dietro anche nei nostri frequenti viaggi fra Australia e Svizzera. Mi piaceva suonare con lui, mi ha insegnato le basi e poi sono andato al conservatorio. Ma era troppo pesante per me, così ho mollato e a 14 anni, da autodidatta, sono passato alla chitarra. Al tempo vivevamo in una specie di foresta, non c’era molto da fare, così passavo le ore ascoltando dischi e cercando di imitare i miei idoli. Come gli AC/DC: non a caso, più avanti, mi sono fatto tatuare sul braccio il riff della loro Hell’s Bells. Ho iniziato a suonare in varie band studentesche fino a quando, a 16 anni, sono tornato in Svizzera e sono entrato negli Abracadathrash. Non trovavano un cantante che parlasse bene l’inglese, così ci ho provato io, che vivendo in Australia avevo una buona pronuncia. E così è partita la mia nuova carriera: ho cantato in tanti gruppi fra Australia e Svizzera, con mio fratello più giovane ho fondato i Maeder. E ora... i Gotthard!

A proposito, c’è un nuovo album in arrivo, Silver. Il titolo è un’idea del nostro bassista, Marc Lynn, e si riferisce al 25esimo anniversario della band, che ricorr-e proprio nel 2017. Le nozze d’argento, insomma. Un traguardo importante, che in pochi riescono a raggiungere. Una delle cose che più mi hanno spinto a entrare nel gruppo è il clima di amicizia. Questi ragazzi sono ancora insieme dopo tanti anni ed è ciò che ogni giovane musicista sogna: suonare coi tuoi migliori amici e andare avanti, fare una lunga carriera. Anche perciò abbiamo pensato a un tour europeo celebrativo con uno spettacolo un po’ diverso, che partirà in febbraio dalla Germania.

Come descriverebbe il suono di Silver?
Normalmente facciamo un album ogni due anni, stavolta ci siamo presi più tempo e abbiamo lasciato che le idee uscissero da sole, senza un piano preciso. Mi entusiasma il fatto di scrivere tanti generi di canzone, mantenendo però il tipico stile Gotthard. Nel disco precedente, Bang!, avevamo introdotto sonorità, influenze e strumenti diversi, stavolta ancora di più. Così in scaletta ci sono classici alla Gotthard, ma anche brani piuttosto particolari, come Miss Me, per esempio. Mentre in Tequila Symphony No.5 ci trovi persino un riff alla...Beethoven!

Ormai vive stabilmente in Svizzera: cosa le piace di più?
Ci sono tante cose che amo di questo Paese, che è molto diverso a seconda dei cantoni. Qui ho parte della mia famiglia, che è molto importante, poi adoro sciare e mangiare. Vivo in Ticino, dove mi sembra che la gente sia più rilassata, forse per il bel tempo, il buon cibo e il buon vino…

È sposato, ha figli?
Ho una ragazza a Zurigo, siamo sempre in movimento per incontrarci. Figli? Sì, prima o poi… Anche se non sembra mai il momento giusto (ride di gusto).

Ci tolga una curiosità: cosa fa una rockstar come lei nel tempo libero?

Poca vita mondana: alle nottate nei club preferisco un buon ristorante o starmene a casa a cucinare. Per lavoro faccio già una vita movimentata, è bello rilassarsi un po’. So preparare un’ottima lasagna, anche se forse il mio piatto preferito rimane la fondue. A dire il vero, tutti noi Gotthard siamo fan del buon cibo e del buon vino. E, qui in Ticino, non c’è proprio da lamentarsi. Ma c’è un altro sogno che, grazie alla Svizzera, sto per realizzare: sin da bambino ho avuto la passione per il volo, ereditata da mio papà. Ora frequento la scuola Avilù di Agno e sto per prendere la licenza di pilota: il luganese è un posto bellissimo per imparare a volare, fra montagne, laghi e tanto verde. Quando sei in alto provi un senso di libertà e benessere, è il mio modo per staccare da tutto e tutti.

Cosa si augura per il futuro?
Stare in buona salute, innanzitutto. Guardando al mondo là fuori e a quel che di brutto succede ogni giorno, mi sento molto fortunato a essere qui in Svizzera e fare un lavoro che amo. Forse sarò un po’ ingenuo, ma mi piacerebbe un giorno accendere la tv e sentire che non ci sono più guerre.

Ultima domanda: cos’è la musica per lei?
Mmmmh, domanda difficile (ci pensa qualche secondo). È semplicemente la mia vita, non riesco a immaginarmi senza.

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