Nicola Maciariello: «Quando cʼè da mettersi in gioco, non mi ferma più nessuno». (Foto: Nicola Demaldi)

L'incredibile storia di un
Forrest Gump ticinese

Durante una corsa podistica nella sua mente fa capolino unʼidea: perché non correre per progetti umanitari? Da allora ha percorso centinaia di chilometri.  — Patrick Mancini

Una media di 2.000 km all’anno a corsa. Tratte proibitive in Kenya, in Brasile, sui Pirenei. Il paragone con Forrest Gump viene spontaneo, quando ci si ritrova di fronte Nicola Maciariello. Di professione broker assicurativo, il 47enne di Maggia corre attorno al globo per beneficenza. Grazie a sponsorizzazioni e alla vendita di gadget, la sua associazione I Run To You («corro da te») raccoglie fondi per decine di progetti umanitari. «Per ogni chilometro che percorro in più, i miei sponsor mi danno una determinata cifra. Tutte le mie pazze imprese sono documentate e certificate». La favola di Nicola inizia nel 2012, dopo avere partecipato a una corsa podistica in Brasile. Quasi per caso. «Non so cosa sia scattato dentro di me. Vedevo persone che non avevano niente, ma che ridevano comunque. Mi sono reso conto che avrei dovuto e potuto fare qualcosa per il prossimo». La voglia di fare follie cresce qualche mese più tardi. Nel 2013 Nicola prende la bici e parte da Maggia alla volta di Rocchetta e Croce, in provincia di Caserta. «È il paese di origine di mio padre. In quel periodo ricorreva il quinto anniversario della sua morte. Mi sono lanciato in questa sfida contro me stesso con l’incoscienza di un bambino. Ho percorso 1.052 chilometri in sei giorni, tra pioggia, neve e grandine. In alcuni luoghi pioveva così tanto che c’erano i rospi per strada. A Roma sono pure caduto, sbucciandomi una gamba in più punti. Ancora oggi ho le cicatrici».      

Una motivazione di ferro
Accanto a Nicola, c’è Claudia, la sua compagna: «Nicola è un uomo intraprendente, con un cuore immenso», ammette. Tutt’altro che un fanatico dello sport, però. La rivelazione del 47enne di Maggia è sorprendente: «Non sono uno che si allena tutti i giorni. Anzi. Vado a correre regolarmente solo alla domenica. Però quando c’è da mettersi in gioco, non mi ferma più nessuno. Nella mia testa succede qualcosa, la motivazione diventa di ferro. A volte partecipo a corse organizzate, altre volte invece vado per conto mio, da solo. Con i miei amici che mi seguono in auto».     
Un’aula scolastica e una biblioteca in Kenya, uno scuolabus in Madagascar, letti e materiale ospedaliero in Tanzania, un posto sanitario e una farmacia in Uganda. «In Brasile – riprende Nicola – abbiamo costruito una casa per una famiglia bisognosa, con una bimba affetta da idrocefalia. Prossimamente vorrei fare una donazione anche per le persone povere che vivono nella Svizzera italiana. Perché anche da noi ci sono problemi, seppure in proporzioni diverse». Quando racconta delle sue passioni, i suoi occhi brillano. «Adoro cucinare dalla carne al pesce, mi piace creare dei menu, a seconda delle stagioni». Poi ci sono la musica rock, il cinema d’azione. E la pittura. «Dipingo spesso. Nella maggior parte dei miei quadri c’è il mare, sono attratto dall’acqua». Anche se di acqua, Nicola, ne beve davvero poca. In particolare durante le sue corse. «È paradossale. Faccio tutto quello che un corridore non dovrebbe fare. Mangio poco e non mi idrato abbastanza. Funziono come un cammello. Faccio il pieno prima della partenza e poi non bevo quasi più nulla fino all’arrivo. E lì non è che mi accontenti dell’acqua, chiedo sempre una birra. A quel punto, dopo essere arrivato al traguardo, mi sembra un premio più che meritato».
Tra gli aneddoti curiosi del Forrest Gump ticinese, anche un divertente episodio capitato in Kenya. «In quell’occasione ho corso lungo una tratta di 53 chilometri. Alcuni sponsor privati mi avevano messo a disposizione mille euro da spendere in cibo per le popolazioni locali. Ci fermavamo nei negozietti di paese e svuotavamo gli scaffali. Mi guardavano tutti a bocca aperta. Nessuno riusciva a concepire l’idea che un bianco potesse arrivare lì a corsa e fare una cosa del genere. Io non voglio stabilire record, non cerco la gloria. Voglio solo fare del bene. E questo stupisce. Ho attraversato spesso zone impervie. Come quella volta sui Pirenei, in un posto dove a corsa solitamente ci arrivano solo le capre».   
Un uomo felice, che sprizza positività da ogni poro. Nicola, nel corso della sua vita, ha però anche attraversato momenti difficili. «Qualche anno fa sono finito all’ospedale. Mi avevano trovato tre piccoli tumori. Venni operato due volte. Un giorno mio fratello Massimo venne nella mia camera. Si sfilò di dosso una collana con due santini brasiliani. Da allora la porto sempre con me, anche durante le corse. Rappresenta una specie di amuleto, che mi dà forza nei momenti di scoraggiamento». Il bicchiere sembra sempre mezzo pieno per il simpatico valmaggese. «Io non sono uno che si dispera facilmente». E la corsa, in tal senso, diventa una metafora di vita. «Ci sono percorsi fatti di continui saliscendi. Faticosi. Imprevedibili. A volte c’è chi mi chiede perché faccio questo. E allora io gli ripeto il mio motto: “La mia corsa, per il tuo sorriso”. E la gente poi capisce».

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