Nina Dimitri rappresenterà la Svizzera con la musica e il canto a Expo 2015, dal 24 al 27 ottobre.

Nina Dimitri: «Un
charango per amico»

Fra le poche donne virtuose di charango, se non l’unica in Europa, vive in simbiosi artistica con questo antichissimo strumento a corde.

«

I ritmi latino-americani mi caricano le batterie»

Il sorriso è inciso nel Dna, la notorietà è di casa. Il talento va costruito. Nina Dimitri l’ha tenacemente coltivato. «Sono soddisfatta del mio percorso, non è evidente potere campare di musica e teatro senza essere molto famosi». Nina suona e canta per il piacere del gioco artistico, intriso di ironia, sensibilità e passione. A cinque anni s’innamorò per la prima volta. Oggetto del suo incanto il charango, antico strumento musicale a corde, nato in Bolivia attorno al ’500, all’epoca realizzato con guscio essiccato d’armadillo, una chitarrina ora costruita in legno con la stessa forma di un tempo. «Ricordo molto bene l’emozione che ho provato da piccola ascoltando un gruppo boliviano di suonatori di charango. Questa musica la sentivo mia, come se mi appartenesse; avrei voluto partire subito per la Bolivia. Mi avevano però detto che era lontana…».



A papà Dimitri non sfuggì la meraviglia della piccola Nina, la incoraggiò, e presto i ritmi della musica latino-americana divennero suoi. «Il charango lo tenevo con me giorno e notte, marinavo la scuola, ero una frana. M’interessava solo la musica, in particolare quella latino- americana. Ancora adesso questi ritmi mi caricano le batterie. Più tardi, a Basilea e Berna, con charango e chitarra ho cominciato a cantare con gli artisti di strada, rafforzando la mia voce». A 19 anni approda nella Bolivia centrale, dove ad attenderla non era tanto la colossale statua del Cristo della Concordia, ma il complesso di charango Los Kjarkas, fra i migliori della Bolivia. Imprinting, karma, richiamo ancestrale… sofisticazioni con cui Nina non si trastulla. La Bolivia, semplicemente, l’aspettava.

L’esperienza boliviana
«Ho vissuto in Bolivia quattro intensissimi anni, sia dal profilo musicale sia da quello umano. Nel gruppo Los Kjarkas c’era Julio Lavayen, grande virtuoso del charango. Incredibile come suonava. Mi sono innamorata della sua arte, non avevo mai sentito suonare così bene. Ero completamente affascinata, rapita da lui. È nato un figlio, Samuel, ora 28enne, che ha da poco concluso il master alla Scuola Dimitri. Vivevamo in una casa d’argilla, alla periferia della città, senza acqua né luce. Come pavimento la terra. Non avevo i pannolini di carta per Samuel e sciacquavo al fiume, dove pure ci si lavava con un secchio dai capelli ai piedi. Non c’erano i servizi, ci si accomodava dietro i cespugli… Di sera faceva freddo pure d’estate».  Un’esperienza dura a 10mila km da Verscio!? «Sì, un’esperienza soprattutto nuova, anche se difficile. Ogni tanto andavo in crisi. Ma l’ho voluto e l’ho accettato, fino a piacermi: c’era mio figlio, la musica, un grande artista come compagno e maestro di charango (deceduto nel 2013). Vivevamo veramente con niente. Con semplicità». Nina ricorda con gratitudine il popolo boliviano e quegli anni di povertà, arricchiti dalla consapevolezza di aver saputo vivere senza il superfluo. Poi il ritorno a Verscio anche per dare un futuro a suo figlio. «Se penso alla Bolivia, ho il ricordo di un periodo intenso che prima o poi, comunque, doveva finire. Ho avuto il piacere di essere stata accolta dai boliviani per quella che sono e non perché  mio papà è Dimitri. A quei tempi, infatti, mi dava fastidio essere figlia d’arte. Volevo essere me stessa e basta. Certo, ora trovo un po’ lagnosa la ribellione che avevo dentro di me...». Oggi Nina sorride e accetta con serenità, riconoscenza e ironia l’impronta paterna sul viso: i denti che sembrano cento, un naso che sembra naso.

Un centinaio di esibizioni all’anno
Bocciata a 16 anni agli esami d’ammissione alla Scuola di Teatro a Verscio, con un papà che non ha chiuso un occhio per favorirla, Nina intraprenderà la sua vera strada, quella musicale. «Mi sento totalmente a mio agio, me stessa, libera quando suono e canto. Spero di poter cantare sempre, rimanere sana per mantenere la voce, che alleno tutti i giorni come ci si allena per uno sport. Mi piace cantare nel bosco, mentre cammino con il mio cane». Una carriera che si profilava già a 25 anni, con i primi concerti importanti. «Andavo e tornavo dalla Svizzera interna con Samuel piccino, che portavo sul dorso in un sacco mentre tenevo le custodie dei miei strumenti sottobraccio. Ho suonato e suono tuttora nelle principali città svizzere, sola o in concerto con il mio gruppo, i «Saltamontes», con il quale ho inciso recentemente  il CD «Degustation #1». Nina calca la scena un centinaio di volte all’anno.  

Concerto a Expo 2015
Quest’anno, è stata pure scelta per rappresentare, con la musica e il canto, la Svizzera italiana al padiglione svizzero di Expo 2015, insieme ad altri artisti provenienti dalle varie regioni linguistiche: appuntamento a Milano,  dal 24 al 27 ottobre. Sorridevamo con simpatia, nel conoscere Nina Dimitri, per quei denti che sembrano cento e per un naso che sembra veramente il naso… Permettiamoci il lusso di avere qualche imperfezione.

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Testo: Sylva Nova
Foto: Annick Romanski
Pubblicazione:
giovedì 15.10.2015, ore 00:00

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