Ecco il cervo nobile, il re dei boschi

Le sue “corna” pesano fino a otto chili e le perde ogni anno. È intelligente, ma l’amore lo rende vulnerabile. Identikit dell’animale selvatico più grande della Svizzera. — AMELIA VALSECCHI IORIO

Il cervo nobile, o cervo rosso, è il re dei boschi ed è stato eletto animale dell’anno da Pro Natura. Vi è mai capitato di vederlo nascosto tra i rami di una foresta? Difficile individuarlo, perché nonostante la sua imponente stazza, riesce a mimetizzarsi e a fuggire con grande astuzia. È una bestia affascinante, discreta e intelligente.
Per Nicole Imesch, presidente della Società svizzera di biologia della fauna, il cervo dovrebbe vivere ovunque in Svizzera, dove trova le condizioni ambientali ideali. Dovremmo, inoltre, sostenere la sua diffusione ripristinando i corridoi faunistici interrotti e costruendo ponti per la fauna sopra le autostrade.
E bisognerebbe risolvere i problemi che il cervo può causare al bosco per mantenere quest’ultimo sempre ricco di specie diverse.


Pro Natura, nominando il cervo animale dell’anno 2017, ci ha fornito una buona occasione per affrontare tutti questi temi.

Una visione globale

Nicole Imesch non è solo una biologa, ma anche una cacciatrice e queste due funzioni si completano a vicenda. «Da biologa della selvaggina riesco ad avere una visione dell’intero ecosistema osservando la fauna nel suo insieme, senza concentrarmi sul singolo soggetto. E poi c’è la caccia, che rappresenta un contributo importante per diminuire la pressione dei selvatici sull’ecosistema del bosco». E dove la caccia da sola non può bastare, serve un approccio multidisciplinare. «Per me la caccia non rappresenta solo la regolazione del numero di selvatici sul territorio, ma è anche un momento per trascorrere lunghe ore all’aperto da sola, immersa nella natura, cosciente di farne parte. Ed è anche, ecologicamente ed eticamente, il modo migliore di approvvigionarsi la carne».



Nel 1850 era quasi estinto
Nel 1850 il cervo, o Cervus elaphus, era praticamente estinto sul suolo svizzero. Un ventennio più tardi rientrava nei confini nazionali, popolando dapprima i Grigioni e, in seguito, il resto della Svizzera. Ancora oggi, però, la diffusione del cervo non è ancora completa sul territorio elvetico. I cantoni con il maggior numero di esemplari sono i Grigioni con 16mila, il Ticino con 6.500 e il Vallese con 5.200 capi. Se nel 2010 si contavano circa 28.500 cervi a livello nazionale, oggi si superano i 35mila esemplari.
Dopo la sua estinzione, il cervo ha cominciato a ripopolare la Svizzera, ma in alcune zone come le Prealpi, l’Altopiano e il Giura non è ancora riuscito a insediarsi nel suo habitat ideale. Per questo motivo, in queste aree, i biologi della fauna selvatica sostengono la sua diffusione. «Nelle zone con un forte popolamento, invece, dove anche il bosco di protezione rischia di essere danneggiato per la brucatura degli alberi più giovani – soprattutto dell’abete bianco –, il cervo dovrebbe essere tenuto sotto controllo con la caccia. Un ulteriore contributo potrebbe ben presto arrivare anche dai grandi predatori, che sono in continuo aumento, come le popolazioni di linci nelle Alpi centrali e occidentali e il branco di lupi del Calanda».   

In sintonia con l’ambiente
Il cervo può causare danni, in particolare ai boschi, ai terreni agricoli e ai vigneti. Il passo più importante da compiere per affrontare la situazione, secondo Nicole Imesch, è la comunicazione aperta e la volontà di tutte le persone coinvolte – forestali, cacciatori, agricoltori, turisti e autorità – di agire in modo costruttivo. «L’esperienza me lo dimostra ogni giorno. Le soluzioni si possono trovare cercando un accordo tra tutte le parti e mettendo in atto un approccio multidisciplinare».
A questo proposito, Luca Plozza, ingegnere forestale regionale del canton Grigioni, spiega che ci sono tre passi fondamentali da compiere per fare in modo che il cervo viva in sintonia con l’ambiente senza creare danni rilevanti ai boschi di protezione.

Il primo passo è limitare il disturbo della selvaggina da parte dell’uomo delimitando ad esempio delle zone di tranquillità (www.zone-di-tranquillità.ch). Queste zone sono di vitale importanza per il cervo per far fronte all’aumento dei disturbi antropici. Una fuga nella neve d’inverno può infatti risultare fatale per un cervo, poiché l’improvvisa perdita di energie sarà difficilmente recuperabile a causa della scarsità di cibo. Il secondo, curare il territorio in cui vive il cervo con misure attive, come mettere in atto la cura della selvaggina da parte dei cacciatori per tenere aperti i pascoli all’interno dei boschi e cercando di preservare l’ambiente, valorizzando, per esempio, le zone golenali. Il terzo è quello di regolare il numero di cervi presenti sul territorio con la caccia. Ma questa misura è efficace, secondo Nicole Imesch, solo se nella pianificazione della caccia viene compreso anche l’abbattimento delle femmine.
E, infine, c’è la mancanza di cibo in inverno, che rappresenta un regolatore naturale del numero di selvatici. In quest’ottica i cervi non devono essere foraggiati (vedi: www.stop-fuetterung.ch). 

I passaggi faunistici  
Secondo i dati di fine 2012 dell’Associazione svizzera delle assicurazioni, ogni anno vengono dichiarati più di 20mila incidenti con selvatici; più di 60 persone rimangono ferite con costi materiali stimati attorno ai 25 milioni di franchi.
Il cervo è per natura un animale migratore che percorre lunghi chilometri in cerca delle sue condizioni ambientali ideali. Se durante l’inverno si avvicina ai luoghi abitati, d’estate si allontana risalendo le montagne. Il più grande ungulato rischia però di trovarsi le strade sbarrate. Perciò gli oltre 300 corridoi faunistici – passaggi che collegano le zone boschive al di qua e al di là delle strade – ricoprono un ruolo fondamentale.

Il cervo è un animale intelligente  
Nicole Imesch afferma che il cervo è un animale impressionante: «Più lo conosco e più mi affascina». Di fatto possiede un’intelligenza notevole e impara facilmente dall’esperienza, tant’è che nel periodo della caccia sembra sappia di doversi ritirare nelle riserve (bandite di caccia).
Solo l’amore, nel periodo autunnale, lo rende vulnerabile. Ed eccolo quindi uscire allo scoperto. Il bramito risuona nella foresta, la voce è possente: è il momento della sfida tra i contendenti. Il vincitore, e solo lui, potrà accoppiarsi con l’harem delle femmine.


«Anche le femmine scelgono il maschio con cui riprodursi» racconta Nicole Imesch, che ha sviluppato il suo lavoro di diploma sull’osservazione del comportamento delle femmine durante il periodo dell’accoppiamento al Parco nazionale svizzero nel canton Grigioni. «Quando incomincia il periodo dell’amore le femmine diventano aggressive tra di loro. E se qualcuna decide di cambiare harem per cercare un maschio migliore, il maschio territoriale, quello dominante, non può farci niente».


Il corridoio faunistico di Sigirino, sopra la strada cantonale (foto: Andrea Persico/Pro Natura).


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Il progetto Tigra in Ticino e Grigioni 

Fabio Croci, capo servizio guardie dell’Ufficio caccia e pesca del canton Ticino, spiega che il progetto TIGRA, lanciato nel 2013 nei Grigioni e nel 2015 in Ticino e che si concluderà nel 2020, mira ad approfondire le conoscenze riguardanti la migrazione dei cervi con apposite marche auricolari e collari GPS e il loro comportamento sulla fascia di confine tra i due cantoni. I dati forniti saranno completati dalle osservazioni sul territorio da parte di guardacaccia, cacciatori, escursionisti e foto-trappole (apparecchi fotografici posizionati in punti strategici). Per ora i risultati hanno rilevato che, in alcuni casi, gli animali compiono diverse decine di chilometri durante gli spostamenti e in altri, poche centinaia di metri. Si è anche osservato che, dopo la migrazione invernale, non tutti i capi sono tornati nel loro quartiere, ma hanno bensì colonizzato nuovi territori. Per contribuire al monitoraggio dei cervi scaricate l’apposito formulario:


Scegliendo il cervo, Pro Natura chiede un maggior impegno a favore dei corridoi faunistici.

Perché Pro Natura ha scelto il cervo come animale dell’anno?
Ogni anno Pro Natura sceglie un animale per lanciare una campagna di sensibilizzazione. Quest’anno è il cervo perché si tratta di un gran camminatore che ha bisogno di muoversi tra i differenti ambienti del territorio. Questa sua caratteristica lo rende un ottimo ambasciatore della campagna “Via libera per la fauna selvatica!”. Inoltre, è conosciuto e apprezzato da molti, trasmette un senso di fierezza e nobiltà. È dunque un ottimo animale per trasmettere il nostro messaggio.

Il cervo: emblema della svolta ecologica?
La sezione ticinese di Pro Natura è molto attenta alla simbologia degli animali e della natura in generale. Con la scelta del cervo, come animale dell’anno, abbiamo deciso di esplorare anche questo aspetto. N’è valsa la pena perché il cervo possiede un tratto geniale: perde i palchi ogni anno. Sembra proprio che ci sia bisogno di un sacrificio, affinché avvenga il rinnovamento per poter accedere al nuovo ciclo. Il re deve deporre la sua corona – perdere i palchi – per ricominciare. Ed è proprio per quest’idea di autolimitarsi da solo per andare avanti che il cervo è diventato l’emblema della svolta ecologica.

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