Dopo un combattimento, ci vuole tempo per recuperare energia.

«La 'muay thai' è legata
alle mie radici asiatiche»

LO SPORT — Scoprite la boxe thailandese con Tavicha Baggi, campione nazionale di uno sport che, garantisce, rispecchia le sue origini. — Leggi anche «L'angolo di Armando».

Nella Svizzera italiana è sempre stata avvolta da un velo di mistero e di pregiudizi. Se oggi la muay thai è un pochino più conosciuta anche a sud delle Alpi, il merito è di Tavicha Baggi, 19enne di Arbedo, capace lo scorso dicembre di conquistare il titolo di campione nazionale. Nell’arena di Berna, il giovane della Thai Boxing Bellinzona non ha lasciato scampo all’argoviese Enes Seferovic. «A distanza di qualche mese – spiega Tavicha – posso assicurarvi che quel risultato per me non è un punto di arrivo. Io voglio raggiungere i massimi livelli mondiali e diventare un professionista».

Alla boxe thailandese Tavicha, che sta ultimando l’apprendistato di carrozziere, si avvicina quasi per inerzia. «Mio padre è ticinese, ma mia madre è nata in Thailandia. Per me dunque è anche una questione di radici. Il mondo delle arti marziali mi ha sempre affascinato. Della muay thai mi piace soprattutto il fatto che non si tratta solo di sport. È una disciplina che è legata ai valori del cultura thailandese, come ad esempio il rispetto della famiglia e degli amici. Nella vita quotidiana, la muay thai mi ha aiutato ad avere molta più pazienza, a trascorrere le mie giornate in modo più equilibrato, a reggere le situazioni di forte stress. La boxe thailandese ti trasmette qualcosa di spirituale, è uno stile di vita».

Sul ring, però, l’agonismo non manca mai. E a volte sembra che gli atleti si diano botte da orbi. Tavicha puntualizza: «I colpi ci sono, ma gli atleti non si picchiano con cattiveria o per farsi male. Le regole sono chiare. Non possono esserci, ad esempio, colpi nelle parti basse. La slealtà non fa parte della muay thai. Purtroppo questo messaggio è difficile da far passare. In molti credono che la boxe thailandese sia solo violenza gratuita».

In Ticino, la muay thai può essere praticata in varie palestre. Il 19enne campione svizzero si allena in quella di Arbedo. «Tutti i giorni, perché la costanza è tutto. I combattimenti? Se ne fa circa uno al mese. Le sfide sono molto fisiche. Ci si mette un po’ a riprendersi dal dispendio di energie». Nei match dei semiprofessionisti sono previsti 3 round da 3 minuti. Nel professionismo, invece, i round sono ben 5. «Io voglio arrivarci. A maggio e a giugno ho in calendario alcuni tornei difficili da cui mi aspetto risposte importanti».

www.thaiboxingbellinzona.ch
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Testo: Patrick Mancini

Foto: Nicola Demaldi

Pubblicazione:
lunedì 05.05.2014, ore 00:00


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