Nonna Cristina accoglie le nipoti Iris (a sinistra) e Nora.

Nonni non si nasce

Per la generazione «senior» l’arrivo dei nipoti significa trovare e negoziare la propria posizione nei confronti di neogenitori e abiatici. Due testimonianze contrastanti. Intervista all’esperta. - di Giorgia von Niederhäusern

Come molti nonni ticinesi, Cristina (70) e Ferdinando (82) Cattaneo partecipano all’accudimento delle nipoti. Iris (8) e Nora (6) sono a casa loro tre giorni su sette: oltre ad accoglierle spesso nel fine settimana, se ne occupano nei giorni in cui entrambi i genitori lavorano. I loro sforzi vanno leggermente oltre la media cantonale: secondo uno studio del 2015 commissionato dal Dipartimento della sanità e della socialità, su tre famiglie in cui la madre lavora, due si appoggiano da una a due volte alla settimana ai nonni per la custodia dei figli. Che tutto scorra senza frizioni non è scontato. Nonni non si nasce, si diventa: quando arrivano gli abiatici non solo ci si ritrova a instaurare (se se ne hanno l’opportunità e le capacità) una nuova relazione con loro, ma si deve pure rivedere quella già esistente con i genitori «junior», come li chiama la docente di psicolgia e saggista Vittoria Cesari Lusso.


Nel salotto dei coniugi Cattaneo, a Cadro, la piccola Iris ci passa qualche indiscrezione: «Qui facciamo le coccole, giochiamo e possiamo mangiare tanti dolci, più che a casa». «Con chili di panna montata», aggiunge la loro mamma, Gaia Giovannoni, psicologa e psicoterapeuta 42enne. «Non approvo ogni metodo adottato dai miei, ma rispetto il loro territorio. Qui valgono le loro regole. Le bimbe sanno che a casa ce ne sono altre», conclude. Anche Ferdinando Cattaneo troverebbe ingiusti dei rinfacci: «Dopotutto, si dà un appoggio facendo quanto si può». E nemmeno i due nonni capiscono ogni scelta della figlia Gaia e suo marito: fare giocare le bimbe a calcio? Uno sport troppo violento. La prima comunione? Andrebbe fatta fare senza tentennamenti. In famiglia ognuno può esprimersi sapendo di dover accettare le opinioni ultrui. Certo, il buon rapporto madre-figlia è di aiuto: «Ci conosciamo e sappiamo come prevenire bisticci», dice nonna Cristina.


Nora (a sinistra) e Iris con nonno Ferdinando e nonna Cristina.


Con l’ex nuora, madre di altri nipotini, è stato più difficile capirsi, aggiunge la 70enne. In più, la maggiore distanza dalla loro abitazione non aiuta a creare una relazione stretta. Inizialmente, racconta ancora, prendersi un impegno fisso non era nei suoi piani. Quando le bimbe sono nate lavorava ancora. Inoltre, le pesava l’idea di perdere quegli spazi che aveva riconquistato da poco: «Prima devi accudire i tuoi figli, poi i genitori anziani… La voglia di libertà era grande. Però poi costruisci un rapporto con le nipoti, ti ci affezioni e tutto prosegue con naturalezza». Oggi per lei fare la nonna rappresenta una seconda chance: «Sono stata una madre ansiosa e poco paziente. Ora con Iris e Nora riesco a essere più rilassata». Nonno Ferdinando annuisce: «Il vantaggio di fare solo i nonni – dice – è essere in seconda linea, meno stressati».


Parla una nonna infelice

La testimonianza di Maria*, 60enne di Capriasca con due nipoti

«Attendevo con gioia il momento di diventare nonna, un’esperienza che per ora si è rivelata deludente. Per mia nuora e mio figlio tutto ciò che faccio è sbagliato. «Oggi non si fa più così», mi dicono. A sentir loro, pare che per accudire un bambino ci voglia la laurea. Eppure mio figlio è cresciuto bene, mi pare. Trovo mia nuora molto apprensiva: non lascia mai i bimbi un attimo soli e se voglio vederli devo prendere appuntamento in orari precisi. Mi adeguo perché voglio un rapporto con loro. A Natale, quando la famiglia si è riunita a casa nostra, mi hanno chiesto di togliere le decorazioni, perché non conformi a quanto insegnato sulla festività ai bambini. Non l’ho fatto. La nostra abitazione, inoltre, sarebbe piena di pericoli. Mi pare esagerato. E comunque perché adeguarla ai loro desideri, se non vengono mai? Eppure credo siano bravi genitori: lei, rimasta a casa (che io non feci da mamma), organizza moltissime attività creative con i figli, che sono molto educati. Non mi permetto più di mettere il dito tra moglie e marito, e trovo giusto che mio figlio sostenga sua moglie. Io però vorrei avere un contatto più spontaneo con loro e con i bimbi». 

(*Nome noto alla redazione).

Vittoria Cesari Lusso* è docente di psicologia, consulente e terapeuta.

Nei suoi testi scrive di geni-tori junior e genitori senior…  
Quando si parla di nonni, ci si dimentica spesso che sono pur sempre genitori, che non solo devono entrare nel ruolo di nonni, ma anche in quello di genitori (senior) di neogenitori (junior).

Sono inevitabili degli screzi tra genitori junior e senior con l’arrivo della terza generazione?
Nel 75% dei casi osservati nel corso della mia carriera, le cose vanno bene. Ciò non esclude però quelle tensioni «normali». Proprio perché inevitabili, bisogna farne buon uso: approfittare degli attriti per conoscere meglio l’altro, capirne le aspettative e le interpretazioni delle situazioni vissute.

Questo però implica buone capacità comunicative e una certa apertura…    
E ci sono molte persone che tendono a sentirsi sempre le vittime. Io sprono molto i genitori senior a essere la parte più saggia. Ad esempio, abbandonando il ruolo di «esperti» nei confronti dei figli e lasciando loro la libertà di intraprendere altri cammini. Certe neomamme, ad esempio, hanno così timore di un’invasione da parte dei nonni, che respingono qualsiasi gesto gentile. Una cosa è certa: il modo in cui ci si esprime conta molto. È normale che consigli o opinioni irritino se non dati nella forma adulto-adulto, ma come verità imposte. Non viviamo più in un sistema familiare gerarchico: oggi è necessaria una continua negoziazione.

Si parla spesso di mamme e nonne, ma anche gli uomini sono implicati…
Sì. Soprattutto i figli e i generi sono spesso in una posizione scomoda. Alcuni hanno un forte legame sia con la madre, sia con la compagna, ma si trovano tra l’incudine e il martello quando le due non vanno d’accordo. Per questi uomini è impossibile sottrarsi alla loro situazione. Ma devono sapere che sono l’elemento che può introdurre un discorso costruttivo tra le due parti.

Entriamo nel concreto: molti genitori junior hanno bisogno di un sostegno. Ma quanto aiuto hanno il diritto di aspettarsi dai genitori senior?
Fin da subito genitori senior e junior devono chiarire le loro aspettative distinguendo tra quello che vogliono, devono e possono fare. Questi sono i tre pilastri con cui confrontarsi, nel migliore dei casi già prima della nascita dei nipotini.

Come fare se le regole educative e le modalità di cura seguite dai genitori senior e junior non combaciano?
Una soluzione del tipo «territorio tuo, regole tue» è ragionevole e porta vari vantaggi. Ma c’è pure bisogno di una convergenza degli sforzi per dare delle basi minime ai bimbi (comportarsi bene a tavola, ringraziare, ecc...). Quindi è importante accordarsi su alcuni principi fondamentali. Se le regole in uno dei due territori sono infinite, l’altra parte può adottarne una o due, ma non ci si deve aspettare che le segua tutte. Con gli imperativi non si costruisce un rapporto fruttuoso. Se si vuole andare d’accordo bisogna essere disponibili allo scambio.

*La già professoressa associata all’Università di Neuchâtel insegna all’ateneo della Svizzera italiana nel quadro del programa di Gestione della formazione per dirigenti di istituzioni formative ed è autrice di saggi sulle relazioni intergenerazio-nali. Fra questi, «Genitori e nonni: alleati o rivali?» (2014), ed. Erickson.

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