È tra le vivaci mura di casa che Lucia Albertoni trova l’ispirazione per le sue canzoni.

Note speziate d’autrice

Il ritratto — Lucia Albertoni è ticinese d’origine ma da anni abita a Ginevra. Mantiene vivo il legame con la lingua italiana nelle sue canzoni. Si appresta a pubblicare un terzo cd. — GUARDA IL VIDEO!

Ci dà il benvenuto sulla soglia della sua casa nella campagna ginevrina. L’orto e il giardino sono in attesa di mostrare i loro colori più belli, un tavolo con lucine colorate ora spente è presagio di allegre serate estive. L’interno della casa, con le sue numerose piante, è altrettanto accogliente, si respira arte guardando dipinti e il pianoforte. «È qui, in momenti di relax, che mi viene l’ispirazione per le mie canzoni» ci confessa Lucia Albertoni, cantautrice di origini bellinzonesi e ginevrina d’adozione. «Sono nata a Bellinzona e a ventun anni sono venuta a Ginevra perché volevo diventare bibliotecaria. Ma poi ho seguito una formazione come animatrice socio-culturale. Durante gli studi cantavo accompagnandomi con la chitarra e mi esibivo con alcuni compagni ticinesi.

Eravamo invitati a feste ma abbiamo anche fatto i musicisti di strada» ricorda Lucia Albertoni. La passione per la musica sboccia molto presto. «Ho sempre avuto piacere a cantare e fino ai 17 anni ho fatto parte del coro cittadino “i bambini bellinzonesi”. Cantare è sempre stato il mezzo di comunicazione con cui riesco a esprimermi meglio». Comunque la svolta avviene a Ginevra nei primi anni ’80, grazie all’incontro con un’altra appassionata di musiche mediterranee, la cantante sarda Marina Pittau «con lei ho collaborato per quasi vent’anni.

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Mi è sempre piaciuto creare canzoni. Mi ispiro spesso alle musiche mediterranee»

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Abbiamo studiato le diverse maniere di cantare repertori del bacino mediterraneo. Nel 1996, abbiamo inciso il disco “A distempus” con cui abbiamo vinto il premio “choc de la musique”, un importante riconoscimento in Francia che ci ha aperto le porte di numerosi festival internazionali. Abbiamo anche messo in musica le poesie di Albino Pierro con il gruppo “Dal canto nostro”. Ma poi è successo il dramma della mia vita: il giorno che cantavamo da Dimitri a Verscio in presenza della radio e di Albino Pierro, appositamente giunto da Roma per ascoltarci, mio fratello moriva. Io avevo 31 anni e lui 30. Da quel momento smisi di cantare, non ce la facevo più. Chiesi aiuto a una professoressa del conservatorio: la voce mi si era rotta. Questa donna umanamente e tecnicamente bravissima mi aiutò e mi incoraggiò a iscrivermi al conservatorio. Trentenne, ero una delle più anziane tra gli studenti. Avevo 40 anni quando mi sono diplomata in canto classico».

Qualche anno dopo l’amica e compagna in musica Marina Pittau tornava nella sua terra, la Sardegna. E così si apre un nuovo capitolo musicale per Lucia Albertoni: «mi è sempre piaciuto creare canzoni, avevo dei brani nel cassetto ma non avevo mai osato proporli al pubblico. Ho iniziato con un paio di pezzi e sono piaciuti. Mi ispiro  spesso alle musiche del Sud Italia, o mediterranee. E a tradizioni ancestrali, su cui poi intervengo per adattarle ai miei testi. Mi piacciono i “métissages” musicali. Che so: mettere un po’ di tango in una tarantella o del jazz in una villanella. Adoro i contrasti. Così a cinquant’anni sono diventata cantautrice. Non ho mai avuto fretta, sarà per questo che mi mantengo giovane – sorride Lucia prima di aggiungere, con una punta d’amarezza –, però non è così evidente affermarsi se non sei più giovanissimo. Qualche giornalista già in passato mi fece notare il fatto che uscivo con un cd a cinquant’anni compiuti, come se superati i venti, un cantautore non avesse più niente da raccontare. È un peccato, conosco cantautori che si sono lasciati scoraggiare da questa tendenza...».

Non si lascia scoraggiare invece Lucia Albertoni, che nel suo lavoro può contare sul valido aiuto dei suoi collaboratori. «Non mi piace parlare della “mia” musica. Preferisco chiamarla la “nostra” musica e rendere omaggio ai bravissimi musicisti che hanno sposato la mia causa: mio figlio Elia Lucken, Pierre-Alain Magni e Marta Themo. Quando ho composto il testo e la linea melodica chiamo Pierre-Alain, con il quale finalizziamo gli arrangiamenti della chitarra, poi aggiungiamo il basso di Elia per conferire più profondità e ritmo. Nella fase finale interviene Marta, una musicista eccezionale. Canta e suona otto strumenti, sa apportare quel tocco magico che ci vuole per speziare la nostra musica». E a proposito di spezie: Lucia Albertoni non solo compone le sue canzoni ma dirige il coro «Il Coriandolo».

Tutto prende il via nel 2008. «La Città di Ginevra aveva organizzato una settimana tematica sul Ticino e mi era stato chiesto se ero disponibile per curare uno stage di canti ticinesi e italiani. C’erano sedici partecipanti a cui lo stage è piaciuto talmente che hanno voluto continuare. Ci incontriamo ogni due settimane. Nel gruppo regna un ambiente bellissimo: all’inizio non credevo che l’esperienza sarebbe potuta durare tanto e che fosse umanamente così ricca. Oggi siamo in trenta e cantiamo canzoni del repertorio popolare. Ma ci tengo ad apportare un’impronta ludica, meno folcloristica: curo gli arrangiamenti e mi concedo una certa libertà di creazione». Insomma, non si ferma un momento Lucia Albertoni. Anzi, sta preparando un nuovo cd...

In pillole

Lucia Albertoni

È nata il 16 dicembre 1952 a Bellinzona. Nel 1974 arriva a Ginevra, dove si diploma come animatrice socioculturale. Parallelamente si dedica alla sua passione: il canto. Nel 1996 esce il cd «A distempus» con Marina Pittau, Edizioni Amori (premio choc della musica in Francia). Nel 2001 collabora alla colonna sonora del film Azzurro di D. Rabaglia su musiche di L. Crelier. La canzone «Quante cose chiare» scritta e interpretata da Albertoni, è nominata al World Sound trake Awards di Gand. Passa al cantautorato. Con i suoi musicisti ha pubblicato 2 cd: «Canzoni di vento» (2004) e «Tra ombra e luce» (2010) e si appresta a pubblicarne un terzo. Impartisce lezioni di canto e dirige il coro «Il Coriandolo». Dal 1998 è sposata con Gérald con cui ha cresciuto Camilla. Il figlio Elia, avuto da un precedente matrimonio, due anni fa le ha regalato un nipotino, Nino. Pregio: la generosità. Difetto: l’impulsività.



www.luciaalbertoni.ch

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Testo: Raffaela Brignoni
Foto: Patrick Gilliéron Lopreno

Pubblicazione:
martedì 22.04.2014, ore 00:00


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