Non è sempre mera vanità.

Novembre coi baffi

A pochi giorni da «Movember», una riflessione su uno dei simboli maschili per eccellenza, tra lotte, vezzi estetici e beneficienza.

Arriva novembre, ritorna Movember, rispuntano i baffi. Già, perché questa tradizione autunnale dalle origini australiane, che vuole gli uomini lasciarsi crescere i barbigi per un mese a scopo benefico, ha attecchito anche alle nostre latitudini. Attualmente sono oltre 600 gli iscritti in Svizzera che, partendo a viso rasato dal primo novembre, finiranno il mese con un bel paio di mustacchi. Anche in Ticino, segnalano i responsabili per la comunicazione della campagna, vi sono già dei partecipanti. In soldoni, l’idea di fondo dell’azione (nata per promuovere tra i maschi la diagnosi precoce del cancro alla prostata e ai testicoli) è catalizzare l’attenzione, e quindi sensibilizzare, usando i baffi. Un simbolo per eccellenza del sesso forte.

Certo, quando nacque «Movember» (termine inglese composto da November, «novembre», e mustache, «baffi»), nel 2003, i primissimi mo bros (i «fratelli di baffo», come si fanno chiamare i suoi sostenitori) non avevano ancora vissuto il boom hipsteriano degli ultimi anni e le sue mode «irsute». E l’era del baffo alla Magnum, P.I. degli anni ʼ80 era già passata da tempo. Per sfoggiare la peluria sul labbro superiore, di certo, ci voleva più coraggio. Una bravata da compari rivoluzionari nel nome di una causa comune (roba quasi alla Stalin). E forse, il messaggio passava meglio di oggi, dopo che la moda ci ha messo lo zampino. È dal 2008 infatti che i baffi hanno fatto capolino sulle bocche di trend setter internazionali. Da Colin Farrell a Johnny Depp fino a modelli alla Clarke Gable, sia i red carpet hollywoodiani che le passerelle delle settimane della moda degli anni scorsi sono stati contagiati dal vello labiale.

Secondo uno studio dell’Università del New South Wales, non è un caso che i baffi siano riapparsi nell’anno del crollo economico mondiale: essi spopolerebbero nei momenti di crisi socioeconomica (si pensi ad esempio agli anni Venti). Una piccola gratificazione estetico-vezzosa? O più darwinianamente, un simbolo di potenza testosteronica in periodi in cui c’è lotta per la sopravvivenza? In fondo, il baffo è da sempre un simbolo di potere e ricchezza, e ciò, dicono gli esperti, perchè richiede costanti cure. Contro la crisi o contro il cancro: quando il gioco si fa duro il baffo inizia a spuntare. Urlo di guerra. Grido di protesta.

Che si scelga un taglio a manubrio, a tricheco o a matita, non tutti hanno la materia prima per barbigi alla Frank Zappa. Per chi si stesse preparando a novembre, il consiglio di Matteo Schuppli, proprietario del salone Matt’s Barbershop di Lugano è di «pettinare i baffi nella direzione desiderata sin da quando si possono tenere tra due dita».

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TESTO: Giorgia von Niederhäusern
FOTO: Mad

Pubblicazione:
lunedì 19.10.2015, ore 00:00