Ipnotizzati dallo smartphone, un oggetto insostituibile per i ragazzi.

Online: quando il gioco è senza limiti

Lo smartphone permette di evadere dalla realtà. Con il rischio di dipendenza. In che modo i genitori possono sottrarre i ragazzi a questa forza d’attrazione? — MARTIN WINKEL

Una normale serata in famiglia a casa W. La madre chiama per la cena. Per la terza volta riceve dal figlio una risposta svogliata: «Ora vengo…». Il ragazzo però si mette in moto solo quando i genitori, innervositi, alzano la voce: «Metti via quel cellulare». Questa scena è uguale in tante case. Dappertutto si sentono genitori lamentarsi che i propri figli trascorrono troppo tempo con il cellulare. Lo scorso anno un sondaggio ha rivelato che, per i ragazzini di 6-13 anni, quasi tre quarti di tutti i genitori sono preoccupati per il consumo multimediale dei figli, soprattutto per i contenuti online pornografici o violenti. Oltre agli effetti sul piano sociale ed emotivo, anche la durata di utilizzo e il potenziale di dipendenza danno adito a interrogativi.


Internet è onnipresente
Le preoccupazioni sono giustificate: secondo il suddetto studio, il 13% dei ragazzi dichiara di trovarsi al cellulare almeno una volta a settimana all’ora in cui invece dovrebbero già dormire. La percentuale sale addirittura a un terzo nei ragazzi tra i 12 e i 13 anni. Quasi un ragazzino su cinque in questa fascia di età ha già visto almeno una volta filmati porno sul cellulare o in Internet; e ben la metà tra i ragazzi di età superiore ai 16 anni. L’interesse per questo tipo di contenuti è in ogni caso rilevante soprattutto per i maschi. In rete le ragazzine sono invece più spesso vittime di mobbing e molestie sessuali.

Dal primo studio del 2010 la durata di utilizzo di Internet è rimasta pressoché invariata: durante la settimana i giovani stanno in media online circa due ore, mentre nel fine settimana e in vacanza circa tre ore. È tuttavia nettamente aumentata la diffusione degli smartphone, passando da circa il 50% di sei anni fa all’attuale 95%. Ciò significa che i giovani possono accedere a Internet sempre e ovunque.

E lo utilizzano pure: già lungo il tragitto verso la scuola o verso l’azienda di formazione si scambiano le recenti conquiste nel gioco online «Pokémon Go» e scorrono i post su Facebook o Instagram dei propri compagni. Addirittura irrinunciabile è Whatsapp: tramite questo programma di comunicazione si condivide tutto, dagli appuntamenti ai compiti di casa. Molti insegnanti utilizzano questa applicazione perfino in classe: hanno notato che il vecchio avviso telefonico non era più efficace come sistema di informazione degli alunni. Eppure, in mezzo a questa miriade di inutili (dal punto di vista dei genitori) messaggi di Whatsapp, spesso anche le informazioni importanti passano rapidamente in secondo piano. «Durante un fine settimana trascorso fuori casa, quando nostra figlia è ritornata online per la prima volta dopo due giorni, ha ricevuto una valanga di oltre 300 messaggi», lamenta una madre in una riunione dei genitori.

Le competenze mediatiche si possono imparare, come in questo corso genitori-figli dell’Associazione zurighese zischtig.ch. Ci sono app (in tedesco) per un uso creativo di internet.

Anche i genitori devono imparare
Come vanno affrontati questi problemi? Christelle Schläpfer, direttrice di Formazione dei genitori CH, ha formulato un paragone illuminante: «I media digitali sono un po’ come il traffico stradale. Non possiamo vietare ai nostri figli di attraversare la strada. Dobbiamo mostrare loro come si fa». Essendo madre di una 13enne ed ex-insegnante, Christelle Schläpfer conosce i problemi per esperienza diretta. A tale riguardo consiglia di fissare dei limiti ben definiti e di imporli con dolcezza ma sistematicamente. «Coinvolgete vostro figlio, ad esempio discutendo insieme l’argomento».
Oltre agli accordi vincolanti è altrettanto importante che i genitori si interessino a ciò che i figli fanno sul telefonino o al computer. «Fatevi spiegare il gioco o l’app da vostro figlio», afferma l’esperta di pedagogia, «questo rafforzerà la sua autoconsapevolezza». E, altra cosa molto importante: i genitori devono essere d’esempio, anche nel rapporto con i media digitali. «Anche chi guarda il cellulare in ogni momento o posta foto imbarazzanti dei figli su Facebook ha a sua volta bisogno di ripetizioni in materia di competenza mediatica».

Insieme sul banco di scuola
Un’ottima opportunità per compensare deficit da entrambe le parti è un corso per genitori e figli, come quelli offerti dall’associazione zurighese «zischtig.ch». Abbiamo frequentato uno di questi corsi per padre e figlio. Dal responsabile del progetto, Joachim Zahn, i figli imparano ad esempio che le foto che postano in rete tramite Instagram non si trovano solo sul loro telefono cellulare ma anche su un server situato in Canada. E continuano a rimanervi anche se sono state cancellate da tempo sul cellulare. Oppure che una foto divertente di un compagno che si è reso involontariamente ridicolo potrebbe avere spiacevoli conseguenze, anche per chi ha pubblicato la foto in rete. Talvolta nemmeno i genitori ne sono consapevoli: una situazione di questo genere può diventare un caso per la magistratura dei minorenni, dato che i bambini a partire dall’età di 10 anni, sebbene in modo limitato, sono penalmente perseguibili. Dopo l’introduzione, il responsabile del corso propone un quiz sugli argomenti trattati in precedenza, naturalmente online. Il quiz dimostra che i figli forse non si sono adeguati all’utilizzo di tali dispositivi in modo migliore rispetto ai genitori, ma sicuramente in modo più rapido.

Spazio per la creatività
«L’ideale sarebbe che i bambini cominciassero ad apprendere le buone abitudini nel rapporto con i media digitali fin dalla scuola media», afferma Joachim Zahn, «prima che, con la pubertà, desiderino provare tutto ed entrino in rotta di collisione con gli adulti.» Anche in questo caso sarebbe opportuno non puntare su punizioni o ricompense: «Come nel caso del fumo, ad esempio, anche per il cellulare il divieto non fa che aumentare l’attrattività. D’altro canto, chi promette al proprio figlio più tempo da trascorrere online se fa i compiti, accresce il valore delle attività compiute in Internet.» Ai partecipanti al corso Zahn propone in alternativa di utilizzare i mezzi digitali anche per altri scopi, non solo per la comunicazione o il divertimento. Disegnare fumetti sul tablet piace a tutti, sia ai genitori che ai figli. «Dobbiamo anzitutto imparare a integrare le nuove possibilità in modo sensato nella nostra vita quotidiana», dichiara Zahn. «Questa tecnologia è ancora relativamente giovane e in continua evoluzione, per cui non meraviglia il fatto che molti si sentano sopraffatti».

Joachim Zahn è da anni osservatore dei cambiamenti nell’uso dei media dell’Associazione zischtig.ch.


Possibili vie di uscita
Molte scuole organizzano corsi sul tema della competenza mediatica sia per gli alunni sia, sotto forma di riunione obbligatoria, per i genitori. Anche il mondo politico si è attivato: secondo il rapporto del Consiglio federale Giovani e media del 2015, bambini e ragazzi devono essere protetti in particolare «dai contenuti mediali inappropriati, dai messaggi nocivi nel quadro della comunicazione online e dal trattamento non trasparente dei dati personali». Su giovaniemedia.ch, il portale informativo della Confederazione, si possono trovare risposte a numerosi interrogativi. L’offerta spazia dall’opuscolo sintetico con le Regole d’oro per l’utilizzo dei media digitali (disponibile in 16 lingue) a informazioni complete per insegnanti e specialisti. Anche Swisscom mette a disposizione in Internet informazioni, suggerimenti e consigli. L’apposita piattaforma mediamitico.ch è stata progettata in collaborazione con Formazione dei genitori CH. In situazioni di pericolo, ad esempio a causa di cybermobbing, molestie sessuali o sintomi di dipendenza da Internet, viene fornito aiuto immediato telefonando ai numeri 143 («Telefono Amico», per i genitori) e 147 («pro juventute», per bambini e adolescenti) oppure alla polizia, che in alcuni Cantoni offre anche consulenza tramite un proprio servizio per i giovani.

Presso la famiglia W. gli smartphone e Internet saranno ancora per un po’ di tempo oggetto di conflitti, dato che il figlio è in piena pubertà. Ma qualche passo avanti è stato già fatto: quando, in occasione di un evento, nota che gli adulti attorno a lui sono impegnati con i loro cellulari, guarda ridacchiando i genitori e lascia il cellulare in tasca. Anche il padre ha imparato qualcosa: ha riscoperto quanto sia bello e sano giocare a pallone con il figlio.

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