Nicola Pini è dall'aprile 2016 manager regionale della Valle Onsernone. (Foto: Massimo Pedrazzini)

«Sì, la gente tornerà a vivere in valle»

A colloquio con Nicola Pini, manager regionale per l'Onsernone – figura che in Ticino è un unicum – con il compito di concretizzare le strategie di sviluppo della valle. ISABELLA VISETTI

Studi in storia, primo lavoro al Dipartimento finanze ed economia, poi all’Associazione industrie ticinesi, impegno politico in Gran consiglio e, dall’aprile 2016, titolare di una ditta di consulenza e manager regionale della Valle Onsernone: se uniamo i puntini cosa esce?
Un grande interesse per la società e uno slancio civile per migliorarla e per valorizzare in modo innovativo le risorse presenti sul nostro territorio. L’incarico come manager regionale, che durerà fino al 2020, è la concretizzazione di un quadro teorico che ho visto delinearsi e che ora contribuisco ad attuare. Quando ero al DFE è stata infatti varata la legge di applicazione cantonale sulla politica economica regionale, in seguito ho partecipato al gruppo strategico sulla politica regionale e ora, con questo progetto pilota, sto mettendo alla prova la bontà di quanto discusso e deciso in questi anni.

Da alcune settimane è anche diventato padre: cosa è cambiato per lei?
Sono stato travolto da un’emozione immensa. Ora si tratta di trovare un nuovo equilibrio con mia moglie, pure lei una professionista molto attiva e impegnata. E anche una nuova organizzazione della vita: il fatto di poter lavorare in modo flessibile mi permette di conciliare impegni famigliari e professionali. Ma dovrò in ogni caso gestire ancora meglio il mio tempo.

Energie anche per fare il manager regionale: qual è il suo lavoro?
Tradurre in pratica le piste di sviluppo identificate dal rapporto “Onsernone 020. Il gusto dell’estremo” redatto dall’USI nel 2010. Uno studio- pilota di politica economica regionale destinato a quelle che erano definite “zone a basso potenziale”, ora si parla di “riposizionamento delle zone periferiche”. È un po’ l’antenato dei vari masterplan di cui si parla ora, documenti strategici dove si delinea un’ipotesi complessiva sulla programmazione di un territorio. Visto che lo studio risale a qualche anno fa, mi occupo anche di trovare altre proposte, puntando su quelle maggiormente condivise sul territorio.



Quanto è importante questo aspetto?
È fondamentale. Io non mi sento un manager che dirige la valle, ma qualcuno che cerca di “accompagnare” le buone idee che ci sono e dà una mano per realizzarle. Inoltre, collego le proposte, le persone e le varie politiche pubbliche di sviluppo e di promozione turistica, in modo che la Valle Onsernone non sia isolata, ma inserita nel contesto più ampio del Locarnese. Il mio mantra è fare rete in modo che tutti remino nella stessa direzione.

Com’è stata l’esperienza in questo primo anno e mezzo di attività?
Entusiasmante. Sono convinto che se un progetto è condiviso e tutti ci credono, va avanti anche se in salita e pieno di ostacoli. Per contro, un progetto ritenuto “semplice”, ma non fatto proprio dal territorio, avrà meno chance di successo. Proprio per questo ho cercato di conoscere a fondo la valle, le sue esigenze e aspettative, incontrando i suoi abitanti per raccogliere le idee.

Cosa ha trovato?
Una ricchezza umana incredibile e molta vitalità. Ricordo un incontro con alcuni giovani per parlare del futuro dell’Onsernone, dove pensavo di trovare cinque o sei ragazzi, invece erano una ventina, tra i 15 e i 30 anni, tutti molto interessati al mio lavoro: è stato un confronto che mi ha motivato, dove ho toccato con mano il grande attaccamento degli onsernonesi per la loro valle.

Nessuno scetticismo?
Anche se tra le valli ticinesi è la meno conosciuta, l’Onsernone è più accessibile di quello che si pensa, non è così “remota”. E soprattutto ha una certa “overture d’esprit”, probabilmente dovuta alla sua storia, che mi ha facilitato il compito. Devo dire che mi sento abbastanza inserito, anche perché i primi risultati iniziano a vedersi.

Quali sono?
Quest’estate abbiamo rilanciato gli ostelli pubblici, abbiamo messo l’offerta online e centralizzato la gestione, ottimizzando così le strutture ricettive. Il turismo è un asse importante della visione Onsernone 020, soprattutto un turismo scelto e consapevole, che permette di mantenere le attività presenti o farne nascere di nuove. Stiamo pensando anche a un campeggio alpino, per chi cerca un contatto speciale con la natura. Poi abbiamo lavorato sulla mobilità, promuovendo il progetto di taxi alpino, un servizio complementare al trasporto pubblico postale. E dalla prossima estate sarà anche attivo un sistema di biciclette elettriche condivise, che permetterà di muoversi tra i paesi della valle.

Il comune di Onsernone vuole anche contrastare lo spopolamento. Una missione impossibile?
Il secondo asse portante del progetto Onsernone 020 è quello di far tornare le persone a vivere in valle, ma è un obiettivo a medio-lungo termine non facile da raggiungere. Oltre al turismo di qualità, occorre garantire determinati servizi e il comune di Onsernone ha scelto un interventismo molto spinto. Ad esempio, mantenendo la pompa di benzina a Berzona e l’ufficio postale a Loco. Poi bisogna concentrarsi su quello che c’è già. Ad esempio le cave di Vergeletto, da cui proviene il granito usato per pavimentare i negozi Coop in tutta la Svizzera, che sono di proprietà del Patriziato generale, che investe i proventi in valle. C’è anche il Centro sociale onsernonese a Russo, un’altra realtà importante, con 60 posti letto e un centinaio di posti di lavoro. C’è il presidio Slow Food della farina bona, sempre più richiesta, un biglietto da visita per far conoscere la valle. Insomma, difficile ma possibile.

Quanto è importante per Onsernone 020 il progetto di parco nazionale del Locarnese?
Molto, in termini di visibilità e di “prestigio turistico”. Siamo stati anche sostenuti finanziariamente in questa fase di candidatura. Se il parco sarà approvato, come auspico, sarà un’opportunità in più per l’Onsernone. Deve essere un progetto molto attento ai bisogni del territorio. Sono fiducioso che si possa trovare un sensato equilibrio tra sviluppo economico e protezione ambientale.

L’ultima idea che ha lanciato è la Casa delle valli: di cosa si tratta?
L’idea, che stiamo approfondendo insieme alle altre valli del Locarnese, è di creare in una zona centrale di Locarno una sorta di trampolino verso le valli. Un avamposto dove presentare le valli ai turisti che arrivano a Locarno, ma anche dove pubblicizzare e vendere i prodotti delle varie regioni.  Per l’Onsernone non solo la farina bona, ma anche le birre artigianali e gli oggetti in paglia fatti a mano nell’atelier Pagliarte. Insomma, una piattaforma di collaborazione per interpretare al meglio lo spirito della nuova politica regionale.

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La nuova politica economica regionale ha tra i principali obiettivi l’aumento della capacità d’innovazione e della competitività delle imprese, l’aumento dell’attrattiva del Ticino e delle sue destinazioni turistiche e il riposizionamento delle regioni periferiche. In questo filone si inserisce il progetto pilota Onsernone020 con i suoi successivi masterplan.

www.onsernone.swiss

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