Orazio Borioli è pronto per  il concerto del prossimo 21 maggio a Biasca. (FOTO: Nicola Demaldi)

Orazio Borioli, quando
la banda passò

Direttore per 30 anni della filarmonica di Biasca, maestro di musica, compositore e arrangiatore,  è tra i protagonisti di un quartetto di sax. —SYLVA NOVA

La banda suona per noi, la banda suona per voi…» un inno di Mina tra poesia e realtà al passaggio dei suonatori, fino ai nostri sentimenti più profondi che, in Orazio Borioli, spaziano sull’arco di tre decenni quale direttore della filarmonica di Biasca. La bacchetta l’ha affidata  al maestro Paolo Cervetti, che ha esordito dirigendo il Concerto di Gala della banda biaschese a Natale dello scorso anno. Il maestro Borioli, seduto tra il pubblico, ha ascoltato per la prima volta da spettatore quelli che sono stati i suoi musicanti. Malinconia, soddisfazione? «Soprattutto emozione nel pensare ai trent’anni trascorsi con molti dei componenti tuttora in banda, che ho visto crescere musicalmente e come persone. Un arco della vita condiviso con impegno e passione musicale reciproci». Borioli, diplomato al conservatorio di Basilea, è maestro di sassofono, direttore di banda e insegnante di musica nelle scuole medie di Biasca. Suona altri strumenti, ma predilige la chitarra. Inizia il suo percorso musicale nella banda biaschese all’età di 10 anni, e poco più che trentenne ne assume la direzione.


Fondata nel 1921, la filarmonica di Biasca ha saputo raccogliere, nel corso di quasi un secolo, apprezzamenti e consensi in Ticino e oltre Gottardo. «Un gruppo affiatato e soprattutto costante nelle prove – precisa Borioli – fondamentali per un buon risultato finale. A parte la pausa di luglio-agosto, mi trovavo con i musicanti regolarmente una volta alla settimana e anche due volte prima dei concerti».

Se per Borioli, come recita un noto adagio, i gesti dicono poco, le parole un po’ di più… la musica è tutto. Ma qual è il requisito per dirigere cinquanta elementi, il «la» per il ruolo del Maestro? «La pazienza! Specialmente nelle prove. Cominciamo leggendo insieme lo spartito, i vari spartiti, a dipendenza dello strumento e, cosa importante, verifico se i pezzi proposti piacciano ai musicanti stessi». Il concerto in sé, indipendentemente dalla preparazione seria, può sempre riservare qualche sorpresa. Borioli ricorda, tra i vari episodi tragicomici, il leggio che non si apriva di un clarinettista, leggio e spartito in seguito caduti a terra mentre il concerto iniziava; il malcapitato ha suonato leggendo le note rivolto al pavimento, praticamente piegato su se stesso; ricorda inoltre qualche strumento fuori tempo da riportare tempestivamente in riga. Impegno costante e regolare nelle prove ma anche a casa, individualmente, da parte dei musicanti e anche del maestro nella preparazione degli spartiti (adattamenti e riscritture per banda). Riccardo Muti afferma che «la musica non si fa ridendo e scherzando, ma lavorando sodo». E la famiglia Borioli, in trent’anni di banda, ha potuto e saputo apprezzare il cospicuo lavoro di Orazio, ma anche la grande passione. Passione che ha coinvolto la moglie Manuela (sul piano organizzativo) e soprattutto i figli Luca e Michela, entrambi diventati musicisti di professione. Insomma, il linguaggio di casa Borioli è stato ed è la musica. Sax e chitarra per il maestro, percussioni e flauto per i figli.

Ora, senza la trentennale bacchetta, il sassofono assume un ruolo predominante nel panorama musicale di Orazio Borioli: più tempo a disposizione, maggiore l’incisività dello strumento. Infatti, il presente e il futuro si delineano in concerti per quartetto di sax. «Sì, mi sto preparando per un imminente concerto di sassofoni con Casanova, Piazza, Menozzi, anche se l’idea (e non solo idea) del quartetto è sempre stata presente nella mia attività. Ho infatti debuttato nel 1980 nel Quartetto svizzero di sassofoni alle Settimane musicali di Ascona e qualche anno dopo in Germania. Inoltre, con alcuni elementi della Filarmonica di Biasca ci siamo esibiti per una decina d’anni nei concerti “Non solo banda”: quartetti di sax, clarinetti, flauti, che nelle stesse serate suonavano in successione».

Concerto a Biasca
Appuntamento il 21 maggio a Biasca, al Teatro Tan, ore 20.30, per il concerto-spettacolo «Il sassofono danzante», con Flavio Casanova, Orazio Borioli, Lorenzo Piazza, Franco Menozzi. E se il sassofono è più conosciuto quale voce di Blues e Jazz, basti pensare alla fama dello scomparso Gato Barbieri, alla sua colonna sonora dell’«Ultimo tango a Parigi» o al suo assolo di sax in «Sapore di sale», il repertorio del quartetto «Il sassofono danzante» è rigorosamente classico.  «Non siamo jazzisti, è un altro mestiere. Nel nostro concerto suoniamo, tra gli altri, Brahms, Tschaikowsky, Rossini, con una scenografia suggestiva che dà alla serata una nota ulteriore. Lasciamo al cuore l’ascolto». Orazio Borioli si è congedato dalla sua Filarmonica componendo la marcia «Biasca». Rigo preciso come un’equazione algebrica; e la musica, eterna, come le stelle.

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