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Osco: nel piccolo centro dei “ritorni”

Visita a Piazza Münicipi, cuore del villaggio leventinese, dove la grande famiglia degli “scamoi” si ritrova per le feste tradizionali e per rinverdire un passato di emigrazione. Lanciandosi battute in un criptico dialetto locale: il “deca”.

Undici della mattina, il sole illumina piazza Münicipi, a Osco. È una freddissima giornata invernale. Resti dell’ultima nevicata sono sparsi in cumuli e macchie bianche attorno alla casa comunale e degagnale (patriziale), al vecchio noce, alle abitazioni private e alla fontana, che continua a sgorgare acqua dalla temperatura polare. A darci il benvenuto al calduccio dell’Osteria Salzi è un gruppo di habitué, che si incontra qui per l’aperitivo, la lettura del giornale o una partitina a carte. Durante il periodo invernale, ci dice Luciana Crivelli, la proprietaria, la locanda resta chiusa una settimana sì e una no. Oggi è giorno di riapertura: tempo quindi di scambiarsi le «ultime di paese», come spiega Patrick Ghirlanda, giovane agricoltore seduto a uno dei due tavoli del locale, mentre si gusta un bicchiere di bianco.
In questa frazione di Faido (lo è dal 2012), l’anno è scandito in buona parte dalle tradizionali feste di paese. Il prossimo atteso appuntamento, il 4 marzo, è il carnevale ambrosiano “di scamoi”, nomignolo dato agli abitanti del villaggio medioleventinese più di un secolo fa e che sta a significare «travi del tetto». In piazza, per l’occasione, l’Associazione sportiva locale (ASO) preparerà e distribuirà il pranzo (risotto e mazza nostrana) e i giovani di paese che parteciperanno al corteo di Faido si presenteranno con un carro: un trattore addobbato a tema, in “onore” di qualche avvenimento politico o di cronaca locale. Le stesse vicende di paese saranno pubblicate sul giornalino satirico Baiaff (che in “taron”, il dialetto regionale, significa “bugiardo”). Il tema di quest’anno? Top secret. Di sicuro, Elvezio “Crico” (qui quasi tutti hanno un soprannome) Crivelli, padre della titolare dell’osteria, neobisnonno e esperto cestaio, come tutti gli anni porterà musica con la sua fisarmonica, mentre Silvano Bertolini, detto “Bortul”, rappresentante di frazione a Faido, farà sorridere i lettori del Baiaff con le sue illustrazioni canzonatorie.

Ritratto di famiglia: Elvezio “Crico” Crivelli (74) con la figlia Luciana (52), titolare dell’Osteria Salzi, la nipote Isabel (27) e la bisnipotina Allison (9 mesi).


Partenze e rientri
Nel ristorante facciamo anche la conoscenza di Fabio Pedrini, chiamato “Tutù” per la passione nutrita da bambino per il fischio dei treni (amore in crisi, da quando «AlpTransit ci ha isolati») e di suo biscugino, Ennio “Piccolo” Pedrinis (a lui il soprannome lo ha dato proprio il cugino Tutù), ex direttore dell’Istituto patologico cantonale. Come molti altri compaesani, i due hanno un passato migratorio: entrambi sono infatti nati a Milano. Diversi sono stati gli oschesi che, a partire da metà del XIX secolo, si sono spostati in città come Lione o la metropoli lombarda, diventando per lo più commercianti e imprenditori gastronomici. «Vari tra quelli arricchitisi all’estero sono poi tornati, contribuendo a costruire il paese», racconta Pedrinis. Ecco perché, accanto alle tipiche case in legno, come quella dell’osteria, nel nucleo leventinese vi sono edifici costruiti secondo i metodi e i gusti delle grandi città europee di inizio secolo. Anche alberi da frutto sono stati inseriti nel villaggio da rimpatriati, come i “mugnacc”, gli albicocchi, portati dalla Francia.
Che gli oschesi tornino volentieri a respirare l’aria di montagna del loro paesino lo conferma pure Pierluigi Croce, detto “Grei”: nato e cresciuto nel Luganese, appena può torna nella casetta che era del nonno, recentemente riattata. «È bello ritrovare la stessa gente con cui giocavo da bambino». La sua è una delle ben 171 abitazioni secondarie (contro le 65 primarie) di Osco. Infatti, è soprattutto durante le vacanze scolastiche o nei weekend che piazza Münicipi si riempie della grande famiglia oschese: figli, nipoti, pronipoti… Un nutrito gruppo che si conosce da sempre e che qui si sente a casa. E nella bella stagione, si aggiungono anche escursionisti, magari intenti a affrontare la Strada Alta, che da Airolo porta a Biasca e di cui Osco è meta della prima tappa.  


Intanto, i clienti dell’Osteria Salzi tornano a descrivere le prossime principali manifestazioni che animano ogni anno il cuore del villaggio. Sentitissima è la sua festa del primo di agosto, celebrata con tanto di corteo e discorso ufficiale (è nella memoria di tutti quello tenuto in dialetto dal consigliere di Stato Norman Gobbi nel 2015), tra bandiere, lanterne e canti patriottici. Poche settimane di pausa e poi, il 19-20 agosto, è la volta della sagra patronale di S.Maurizio. E allora il concerto che si udirà dalla piazzetta lo darà un gruppo di giovanotti, che per il tradizionale “tambarlì” salirà nel campanile della chiesa a colpire le campane col loro batacchio, facendole suonare a raffica. Silvano Bertolini e Fabio Pedrini si ricordano bene di quando, da ragazzini, il festoso baccano «era l’ennesima buona occasione per indispettire il parroco».
Regolarmente, un po’ per abitudine, un po’ per divertirsi con chi, tra i presenti, non ha la minima chance di capirli, i “senior” al nostro tavolo si lanciano battute in codice, in un vecchio vernacolo locale: il “deca”, gioco linguistico per cui, ad esempio, “io” diventa “vio deli” e dado “lado deda”. Un vero grattacapo per forestieri, ma anche un idioma sempre meno conosciuto dagli autoctoni: «In paese siamo rimasti in pochi a parlarlo», si rammarica Tutù Pedrini.

Giochi in strada e qualche timore
Ma non tutti i vecchi costumi faticano a sopravvivere: la piazzetta, che prima della cementazione, avvenuta negli anni Sessanta, offriva anche una pista da bocce, è rimasto luogo di gioco per i bimbi del paese. Cosa che fa piacere agli adulti, «anche se il limite di velocità sulla strada che taglia la piazza, posto a 50 chilometri orari, è motivo di preoccupazione», afferma Silvano Bertolini.

Uno scorcio di piazza Münicipi, con la fontana, la casa comunale e degagnale e, dietro, il campanile della chiesa di S.Maurizio.


Quattro anni fa, il Comune di Faido ha inoltrato domanda per portare il limite sulla strada, di proprietà cantonale, a 30 km/h. Richiesta respinta dall’Ufficio cantonale competente in quanto il tratto interessato «non risulta soggetto a grande flusso giornaliero di veicoli e pedoni», come spiega Michele Dazzi, capo Dicastero rete stradale e traffico di Faido, che promette: «Nei prossimi mesi il Municipio intende interpellare di nuovo gli uffici preposti per un riesame della problematica».
Sul lato opposto all’osteria, la casa comunale e degagnale contiene due locali particolari. Uno, un tempo aula scolastica, è ora adibito alla celebrazione della messa (troppo dispendioso riscaldare la chiesa di S.Maurizio). Ma più dei riti religiosi, confessano i nostri commensali, a attirare la gente è la seconda sala: la piccola biblioteca privata “Leggi che ti passa”, aperta due orette ogni sabato. Un’iniziativa partita sei anni fa dalla 29enne Fabia Jurietti, che durante la settimana al posto delle vesti di bibliotecaria indossa quelle di contabile e responsabile risorse umane.

Fabio “Tutù” Pedrini.

Anche lei, con la madre, per un po’ di tempo aveva abbandonato Osco, stabilendosi a Cadro. È stato durante il trasloco per tornare al villaggio d’origine che, per problemi di spazio, l’appassionata di lettura («vado matta per il genere fantasy»), piuttosto che abbandonare parte dei suoi libri, ha deciso di condividerli con tutto il paese, sistemando i suoi tesori nel locale un tempo occupato dall’ufficio postale. Così, sul bancone dell’ex sportello è stato disposto uno scaffale e al posto delle caselle postali sono state installate delle vetrine. «Sono partita con 500 libri; oggi ne ho 3.700». Tutti a disposizione dei circa 30 membri tesserati. Ogni sabato, ci dice, una quindicina di aficionados riportano l’ultima opera letta per prenderne un’altra in prestito.
«Se mi manca la vicinanza a un centro urbano? Niente affatto», afferma la giovane. «Qui a Osco, in piazzetta, sono a casa». O, per dirla nella lingua degli “scamoi”, “lono deso a lasa deca”.

Visita il sito internet di Massimo Pedrazzini

Il fotografo che ha realizzato le foto panoramiche per Cooperazione.

​​Visita il sito internet di Massimo Pedrazzini​

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