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Padova, Piazza delle Erbe: scorcio serale del Palazzo della Ragione.

Mercato alimentare in Piazza delle Erbe.

Veduta dell’Hortus Cinctus dell’Orto Botanico.

Ninfee in fiore, solo una delle oltre 6mila specie vegetali del Parco Botanico.

L’Orto Botanico: la grande serra del Giardino della Biodiversità. Sullo sfondo, la Basilica di S. Giustina.

L'orto Botanico al suo interno.

A Padova sbocciano arte e fiori

Week end — Meta ideale per gli amanti dell’arte e della buona cucina, la città ha da poco inaugurato la nuova area del suo Orto Botanico, il più antico al mondo.

Ultimo lembo della Pianura Padana, prima di sfociare nella Laguna Veneta, Padova è una città  splendida e riservata, forse relegata un po’ nell’ombra dalla bellezza senza eguali di Venezia che dista solo una ventina di chilometri. Invece, Padova  ha tutti i numeri per essere messa in luce e diventare protagonista di una vacanza.

È una meta azzeccata per chi vuole rilassarsi e passeggiare in belle piazze, ammirando palazzi e chiese, tra gli spensierati sciami di studenti della sua antica Università. Il centro storico palpita proprio nelle sue piazze: quella dei Signori a pochi passi da quella delle Erbe e quella dei Frutti. Qui si può curiosare nel mercato alimentare e girovagare tra bancarelle di frutta, verdura e granaglie. Padova è destinazione ideale anche per chi apprezza la buona cucina e desidera indugiare tra il Caffé Pedrocchi e uno dei ristoranti sotto i portici. Quasi una «Firenze» della pittura trecentesca, il capoluogo veneto è infine una garanzia assoluta per chi ama l’arte, e non solo per la celebre Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto, ma anche – solo per citare alcuni capolavori – per il Battistero del Duomo o l’immenso salone del Palazzo della Ragione (oltre 81 metri di lunghezza!) che esibisce un variopinto ciclo di pitture murali sulle stagioni, i mestieri e i segni zodiacali.

Dalla città all’Orto Botanico
Padova è dunque una città ricca di stimoli. Non ultimo quello di poter visitare l’Orto Botanico universitario più antico al mondo, fondato nel 1545 e Patrimonio Unesco dell’Umanità dal 1997, e il Giardino della Biodiversità, inaugurato nell’autunno dell’anno scorso. È un binomio eccezionale, che unisce il passato al futuro. Orto antico e Giardino della Biodiversità occupano 37mila mq tra le basiliche di S. Antonio e S. Giustina nel cuore della città. In primavera lo spettacolo è di una bellezza sfolgorante.

«Si tratta di un’opportunità unica al mondo. – Ci racconta Maria Cristina Villani, botanico dell’Orto di Padova da qualche anno e insegnante di botanica sistematica ed ecologia vegetale all’Università della città veneta, mentre ci accompagna nella visita – Il contrasto tra i due spazi può sembrare stridente ma in realtà l’Orto Antico e la sua nuova sezione (il Giardino della Biodiversità) sono complementari e rappresentano vecchie e nuove esigenze nello studio del mondo vegetale».

Da Padova al resto d’Europa
L’orto cinquecentesco venne fondato quando la botanica era una branca della medicina. «Allora non esistevano libri di testo – ci spiega la D.ssa Villani – e non erano disponibili ancora volumi sistematici per gli studiosi. Da tutta Europa si veniva qui per imparare a riconoscere le piante e poterle poi impiegare al meglio per la cura delle malattie. Il nostro Orto era uno strumento fondamentale per la trasmissione del sapere. Tra l’altro, proprio da qui, si diffusero piante sconosciute in Europa che in seguito divennero molto comuni sia in Italia sia in tutto il continente. Per esempio, il girasole, il sesamo, il rabarbaro, l’agave, la robinia, il giacinto e la patata si fecero conoscere grazie al nostro Hortus Cinctus».  I semi  e le piante esotici, portati dai mercanti della Serenissima, erano infatti così preziosi che – per limitare al massimo i furti – l’orto venne cintato. Oggi l’Orto antico accudisce le sue «creature» (circa 6mila specie vegetali) in collezioni tematiche come quella delle piante medicinali, delle rare del Triveneto, della flora locale, delle velenose, delle acquatiche e delle rampicanti e annovera alcuni esemplari particolarissimi quali una  palma nana messa a dimora nel 1585 e alla quale Goethe stesso si riferì in alcuni suoi testi, un Ginkgo biloba del 1750 e la magnolia più antica in Europa.

Il nuovo Giardino della Biodiversità
Dopo la visita dell’Orto antico con i suoi spazi all’aperto e le serre ottocentesche, il passaggio alla nuova sezione è piuttosto sorprendente. Un salto tecnologico di quasi cinque secoli, dal XVI secolo all’inizio del Terzo Millennio, ci porta nel Giardino della Biodiversità: una serra di vetro lunga 100 metri e alta 18 metri, progettata per ridurre al massimo l’impatto ambientale e contribuire alla riduzione dell’inquinamento atmosferico, ospita circa 1.300 specie vegetali. «Qui – conclude la D.ssa Villani –  le piante non sono organizzate in collezioni tematiche, bensì vivono in ambienti che riproducono i diversi biomi del pianeta (aree tropicali e zone temperate, zone subumide e zone aride). In ogni ambiente si mette in evidenza la biodiversità delle diverse zone geografiche della Terra: Madagascar, Africa, Asia e così via».

Il nuovo Giardino diventa un viaggio nel Pianeta che vuole coinvolgere i visitatori, soprattutto i bambini e i ragazzi, e renderli consapevoli della necessità di proteggere il patrimonio vegetale. Oggi solo il 10% delle specie vegetali presenti sulla Terra è studiato e ogni giorno ne scompaiono per sempre diverse centinaia. L’ateneo di Padova rimane, dopo cinquecento anni, un avamposto per imparare a conoscere e a rispettare il  mondo che abitiamo. l

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Testo: Barbara Brevi
Foto: Ghigo Roli

Pubblicazione:
lunedì 20.04.2015, ore 10:00


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