L’opera è esposta al Lentos Kunstmuseum di Linz (Austria).

Padre e figlio

In “Doppio ritratto” del 1913 Egon Schiele mette a fuoco il tema del padre, nella figura del suo committente Heinrich Benesch, che volge le spalle all’osservatore e stende il braccio verso il figlio Otto. Emerge una relazione difficile fra i due, in sintonia con le teorie freudiane dell’epoca. — BENEDETTA GIORGI POMPILIO

La festa del papà pare sia stata inventata, come contraltare della festa della mamma, ad inizio XX secolo negli USA da una giovane donna che aveva deciso di celebrare il proprio padre, facendo cadere il festeggiamento in giugno. In molti paesi di tradizione cattolica la medesima festa è stata invece associata a S. Giuseppe, archetipo del padre perfetto, e si tiene il 19 marzo.
A cavallo fra ’800 e ’900, in uno studio viennese, si compie però anche la più grande rivoluzione della concezione della figura del padre, piuttosto lontana dalla perfezione di San Giuseppe, ad opera di Sigmund Freud e delle sue teorie psicoanalitiche. Nella Vienna di quell’epoca vive un’intera generazione in rivolta contro l’autoritarismo dei padri e i retaggi di un mondo irrigidito. Fra coloro che si muovono e respirano quest’aria di fermento c’è anche il pittore e incisore Egon Schiele, segnato giovanissimo dalla perdita del padre, lutto che lo porta a prediligere l’autoritratto per compensare e sostituire l’immagine paterna idealizzata e ormai perduta.
Nel 1912-13, gli anni a cui risale Doppio ritratto, Schiele è però maturato e non proietta sé nei due volti che dipinge:
la tela rappresenta Heinrich Benesch, che gliela commissiona ed è uno dei suoi primi collezionisti, e suo figlio Otto, precoce critico della sua opera. Realizzato dopo molti studi, il quadro è giocato sull’acco­stamento delle due figure in una posa non convenzionale, con il padre che volge le spalle all’osser­vatore e stende il braccio verso il ­figlio, la cui figura fuoriesce dalla tela. Emerge una relazione difficile fra i due, che ben rappresenta l’essenza di alcune coeve ­teorie freudiane in modo ­altrettanto eloquente delle pagine dello stesso psicoanalista.

Egon Schiele (Tulln 1890 – Vienna 1918), formatosi con Gustav Klimt, è uno dei maggiori artisti figurativi del primo Novecento e un importante esponente dell’espressionismo viennese. Sebbene sia morto a soli 28 anni, Schiele ha realizzato un corpus imponente di opere in cui ha rappresentato la cruda realtà dell’uomo e il conflitto tra vita e morte.