Carla Speziali è stata sindaca di Locarno dal 2004 al 2015. (Foto: Massimo Pedrazzini)

Palacinema, 28 ottobre 2017

Carla Speziali, presidente della PalaCinema SA, racconta fatti e antefatti del suo sogno diventato realtà: una casa per il festival di Locarno. GERHARD LOB

Signora Speziali, il nuovo PalaCinema corrisponde alla visione che aveva in mente tanti anni fa?
Sì. Sento una grande emozione tutte le volte che vedo questo palazzo; ogni volta mi ricorda quanto ho combattuto per questo progetto, soprattutto all’inizio, quando stentava a decollare e mancava il consenso politico. Ero però convinta che saremmo riusciti a realizzare questo sogno, anche se il cammino non sarebbe stato facile.

Tanti volevano un edificio nuovo, tipo il Guggenheim di Bilbao, per attirare gente. Invece è stato realizzato il progetto dell’architetto spagnolo Alejandro Zaera-Polo, che proponeva di preservare la vecchia scuola riadattandola alle nuove esigenze. Una scelta azzeccata?
Questa scelta è stata determinante per la realizzazione del progetto. L’idea di abbattere un palazzo che aveva un ruolo importante nella memoria dei locarnesi incontrava forti resistenze. L’aver scelto un progetto che rispettasse la struttura precedente ha riappacificato tutti gli animi e ha reso possibile la realizzazione del PalaCinema. Vedendo il risultato, sono convinta che sia stata la scelta giusta.

Cosa le piace di quest’edificio?
Ha mantenuto la sua anima antica e, contemporaneamente, ha ricevuto un tocco di modernità, in particolare con la facciata cinetica. Questa corona d’oro richiama fortemente il festival del film. Non per caso il progetto si chiamava “Pardo d’oro”.

La piazza antistante si presenta come un enorme tappetto rosso. Rimarrà cosi?
Per intanto è una sistemazione provvisoria, fatta per il 70° del festival; il consiglio d’amministrazione deve decidere cosa fare. Le opinioni divergono, alcuni vogliono che rimanga così, altri chiedono un cambiamento.

In agosto, durante il 70° festival di Locarno, il presidente Marco Solari ha detto: «Adesso il festival ha la sua cuccia». Che cosa pensa di quest’immagine?
È un’immagine giusta perché quello che volevamo fare era dare una casa al Pardo. Dunque, in modo famigliare va benissimo parlare di cuccia. Non dimentichiamo quante volte in Ticino si diceva di fare attenzione che il festival non lasciasse Locarno. Con il PalaCinema abbiamo potuto dare una casa e un’àncora al festival del film.

Nato nel 2009 con il nome “Casa del Cinema”, il progetto voleva essere regionale, sul modello del centro balneare. Poi a causa della mancata aggregazione nella regione, è diventato un progetto della città di Locarno. Ha perso quindi la connotazione regionale?
Assolutamente no. È sempre rimasto un progetto regionale. Tutti i comuni limitrofi hanno dato il loro contributo finanziario e sono sempre stati informati.

Ma questi comuni non sono azionisti della PalaCinema SA.
È vero, perché ad un certo punto occorreva una locomotiva che prendesse in mano la situazione per procedere rapidamente alla realizzazione dell’opera. Pensiamo solo che il concorso di architettura è stato pubblicato nel 2012, nel 2013 sono stati approvati i Messaggi municipali per i crediti di progettazione e di costruzione e nel 2017 abbiamo aperto la struttura. Tempi da record.

La donazione di 10 milioni promessa da Martin Hellstern nel 2012 ha dato una spinta al progetto. Può parlarci di questa donazione?
Il signor Hellstern si interessava da tempo al festival. Aveva già seguito il progetto del PalaCinema quando si parlava di realizzarlo in Piazza Castello o all’interno di un centro congressuale situato sul terreno dell’aerodromo di Ascona. Secondo lui l’ubicazione ideale era all’interno della rotonda di Piazza Castello e cercava con insistenza di convincermi. Ma quest’idea era irrealizzabile perché si tratta di una zona non edificabile. Con il progetto alle ex-scuole si convinse che avremmo potuto dar vita a una struttura rappresentativa degna del festival. Si presentò quindi con l’offerta di una donazione di 10 milioni di franchi. A questo punto ho capito che il progetto era nato sotto una “buona stella”, come ben indicava il nome del benefattore “Hellstern”.

C’era chi temeva un interesse personale di Hellstern e del suo gruppo per la gestione delle sale cinematografiche, andata poi alla società Enjoy e Arena Cinema di Zurigo. Si può quindi escludere ogni legame con il gruppo Hellstern?
Sì, e per me era chiaro sin dall’inizio quando tanti parlavano di un “regalo avvelenato”. Ho spiegato mille volte che non era così, ma si vede che alle nostre latitudini non siamo abituati a gesti generosi senza un secondo fine.

Si parla di costi di 34 milioni di franchi. Qual è il bilancio finale del PalaCinema?
Stiamo facendo la liquidazione finale, non posso fornire cifre esatte. Però posso dire che il progetto era figlio della politica di austerità della città di Locarno. Non dovevamo nè volevamo fare il passo più lungo della gamba. Locarno ha contribuito con 6 milioni, i Comuni della cintura con 5, il Cantone con il suo contributo. È stata una operazione equilibrata.

È vero che è arrivato anche un milione dalla Russia?
No. Ci sono state trattative con l’ente statale russo Gosfilmofond, ma non sono andate in porto.

Oltre alle sale tre sale cinematografiche e al bar, il PalaCinema ospita gli uffici del Film-festival, il Conservatorio audiovisivo Cisa, la Ticino Filmcommission, uno studio RSI e altri. Locarno diventerà la città dell’audiovisivo?
Spero proprio di sì, questa era la nostra intenzione. Locarno vive grazie al festival del film undici splendidi giorni in agosto, ma per il resto dell’anno c’è ben poco. Il festival deve lasciare qualcosa di più ampio sul territorio. È questo il senso profondo del Pala-Cinema.

Attualmente, al di fuori del festival, le sale cinematografiche del Locarnese sono piuttosto vuote. Crede che questa situazione cambierà con il PalaCinema?
È un trend non solo nel Locarnese. Con il PalaCinema si mira a un maggior coinvolgimento della popolazione nell’ambito dell’audiovisivo e dunque anche ad una maggior partecipazione alle proiezioni e agli eventi proposti.

Dunque, non diventerà una cattedrale nel deserto…
Sicuramente no, perché si tratta di un progetto equilibrato da ogni punto di vista. Deve diventare un faro e l’interazione tra i vari “inquilini” è la formula giusta per dare vitalità a questa struttura.

Si temeva che il PalaCinema potesse far chiudere il Cinema Rialto di Muralto. Si è trovato una soluzione con Enjoy Arena. Si sente sollevata?
Siamo felici, ma tengo a sottolineare che Locarno aveva bisogno di sale cinematografiche nuove di alto standard per il festival.

La PalaCinema SA ha il proprio direttore. Continuerà?
Il direttore Michele Dedini è stato nominato per la fase di costruzione mentre per gli aspetti culturali è stata costituita una commissione. Spetta ora al CdA della PalaCinema SA decidere se nominare un direttore per la gestione del palazzo. Adesso è molto importante che i singoli inquilini/attori sviluppino le loro attività.


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