Paolo Conte:
un gioco fantastico

Alle soglie degli ottant’anni, Paolo Conte si concede un amazing game, un gioco fantastico, parafrasando il nome del nuovo album pubblicato da Decca. — DIEGO PERUGINI

Un disco fuori dal tempo e dalle mode, interamente strumentale. Anzi, quasi. Perché in Tips, che somiglia a Via con me, lo sentiamo bofonchiare il titolo, mentre in Changes All In Your Arms sono le coriste a cantare. Il resto è solo musica. Da camera, lieve, suggestiva ed evocativa, fra sapori di Sudamerica e briciole di jazz. «Ma alla fine ci sono sempre il mio gusto e il mio stile novecentista» spiega. Brani scritti dagli anni ’90 ad oggi per pièce teatrali e altro, finora tenuti nel cassetto. F.F.F. (For Four Free Friends) e Fuga Nell’Amazzonia In Re Minore sono i momenti più improvvisati, Zinia sfiora la classica, mentre Zama e Rumbomania sono vicine al Conte cantautore. Un lavoro estemporaneo ed elegante, per palati fini e anime sensibili. Un consiglio: ascoltatelo con calma su cd (o vinile), lasciando lo streaming al pop di più facile consumo.

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