Paolo Finardi immortalato con i suoi animali preferiti.

Paolo Finardi: «Il mio amore per i cavalli è totale»

Da sei anni ha realizzato il suo sogno d’infanzia: lavorare in un circo. E nei prossimi giorni, l’addestratore di cavalli del Nock sarà in tournée in Ticino

www.nock.ch/it

Accarezza Furioso, il suo spagnolo grigio, e sospira. «Da questo mondo io non tornerò più indietro». Paolo Finardi,  luganese, classe 1966, d’altra parte è riuscito a coronare il sogno di una vita. Anzi, di più. Non solo è addestratore di cavalli al circo Nock.  Ma è addirittura il braccio destro di Franziska Nock,  la direttrice. «Da 6 anni  – sottolinea – dormo e vivo in roulotte. Ho stravolto la mia esistenza, ma ne sono felice». Da marzo a novembre in giro per la Svizzera. Un mese di vacanza. E il resto  del tempo al quartiere invernale di Oeschgen (AG).  Noi, Paolo, lo incontriamo a Samedan,  in Engadina. Non proprio uno dei suoi posti preferiti. «Io amo molto di più le città sul lago – dice sorridendo –. Le montagne mi fanno venire la depressione». Il  percorso di Paolo è contraddistinto da mille peripezie. Con i cavalli sempre al suo fianco. «Sono salito in sella per la prima volta a 12 anni, per qualche tempo ho fatto anche competizioni di dressage.  Non so cosa mi affascini di questo animale. Forse la sua intelligenza. Non l’ho mai capito veramente».

«

Proponiamo un circo più moderno ma senza esagerare»

Il mondo dello spettacolo
A 18 anni Paolo lascia Lugano per andare a studiare danza a Milano. Dopo neanche un biennio di formazione, il ticinese è già richiestissimo sia in televisione,  sia a teatro. «In parallelo ho sempre continuato a cavalcare. Era più forte di me». Quasi 15 anni sotto i riflettori milanesi, a cui segue un periodo altrettanto lungo al bancone di un negozio di alta moda a Lugano. «Sono arrivato a fare il commesso perché  avevo bisogno di staccare dall’universo dello spettacolo. Poi le cose sono andate per le lunghe e sono rimasto in quella boutique molto tempo più del previsto». Fino al 2009, quando Paolo decide di seguire il suo istinto. Vuole stare con i cavalli. Ma soprattutto ha un grande desiderio, che si porta dentro fin dall’infanzia: lavorare in un circo. «E così mi sono  aggregato ad alcuni circhi italiani. Un’esperienza che mi ha fortificato e che mi ha fatto capire che quella era la mia strada. Poi, dopo un’altra parentesi in due circhi svizzeri, ecco la grande occasione, addestrare i cavalli per il prestigioso Nock.  «Qui ho trovato un grande gruppo, una sessantina di persone tra artisti e operai con cui ho legato molto. E poi c’è Felix, il mio barboncino nero che dorme con me. Difficile, invece, con questa mia vita riuscire a mantenere una relazione sentimentale stabile. Se scegli la carriera, nella maggior parte dei casi devi mettere da parte l’idea di farti una famiglia». Tra il 21 agosto e il 9 settembre Paolo sarà in tourné nella Svizzera italiana.  Cinque le tappe in agenda: Lugano, Mendrisio, Bellinzona, Locarno e Biasca.  «Proporremo numeri con i cavalli in libertà e d’alta scuola. E poi ancora un numero esotico in cui ci saranno anche cammelli e asini. Di solito quando arrivo in Ticino vengono diversi miei amici e parenti a vedermi. I miei genitori e le mie sorelle abitano  ancora lì. Io però mi sento cambiato. Dopo una settimana che sono nella Svizzera italiana, mi annoio e voglio già ripartire».  All’artista ticinese il cambiamento non fa  paura. «Hai la possibilità di vivere in tanti posti diversi,  con il bello e con il cattivo tempo. E quando capiti in un luogo che non ti entusiasma, sei comunque contento perché di lì a pochi giorni te ne andrai. Ovviamente poi ti manca una certa stabilità. Diciamo che se non hai il circo nel cuore non puoi fare una vita del genere».  Con i suoi animali Paolo ha un legame strettissimo. «Ci esercitiamo, ma non solo. Mi occupo di farli stare bene. Adoro queste bestie, il mio è un amore totale. Una volta a Basilea mi sono ritrovato a tu per tu con un gruppo di animalisti. Li ho invitati a trascorrere una giornata con me. Non sono riuscito a  stravolgere le loro idee, naturalmente. Ma l’incontro è stato costruttivo. Si sono resi conto anche loro della  dedizione e del rispetto che portiamo verso gli animali. D’altra parte per ottenere certi risultati durante le rappresentazioni, deve per forza esserci un rapporto di reciproca fiducia tra addestratore e cavallo».

 
Una grande responsabilità
Ma Paolo al circo Nock  ha anche un ruolo decisionale, essere il braccio destro della direttrice è una grossa responsabilità. «La  famiglia Nock  mi ha dato grande fiducia, e la ringrazio. Io e Franziska  lavoriamo insieme nell’addestramento degli animali, in pista, alla scrivania, ad esempio nella pianificazione degli spettacoli e delle tourné.  Molte scelte le facciamo dopo esserci consultati a lungo».  Paolo tira un nuovo, lungo, sospiro. Sa che il mondo del circo non sta attraversando un  buon periodo. «È in crisi,  inutile nasconderlo. Le nuove generazioni sono attratte dalle tecnologie. Facciamo fatica a riempire il tendone soprattutto nelle grandi città, perché offrono tante altre alternative. Noi proviamo a proporre un circo più moderno. Però non dobbiamo esagerare.  C’è pur sempre un grosso zoccolo duro di spettatori affezionato alla tradizione, aggiornarsi non significa perdere la propria identità».

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TESTO: Patrick Mancini

FOTO: Sandro Mahler


Pubblicazione:
lunedì 17.08.2015, ore 00:00


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