Parla la "nuova" Bridget Jones: «È sexy anche l'imperfezione»

Renée Zellweger ritorna sui grandi schermi col pancione, stavolta accompagnata da Patrick Dempsey. A colloquio con le due star. — MIRIAM SCHAGHAGHI, in collaborazione con CHRISTINA MANZ

Bridget Jones è tornata, e adesso ha il pancione. Come al solito è confusa, perché i potenziali padri sono due: Patrick Dempsey, il dottor Stranamore di «Grey’s Anatomy», e naturalmente il «classico» di Bridget, Colin Firth alias Mark Darcy. La nuova commedia romantica uscirà nei nostri cinema a partire dal 22 settembre .

Renée, è bello vederla riportare in vita Bridget Jones per la terza volta dopo tanto tempo. Perché Bridget Jones è così amata? 
Renée Zellweger: Credo che sia perché tutte riconoscono in lei un pezzo di se stesse. Incarna la genuinità, e non l’idea di come dovremmo essere. Ci riconosciamo anche nelle sue paure e nelle sue debolezze, ma nonostante tutte le sue inadeguatezze, alla fine Bridget trionfa. Credo che questo ci ispiri e ci entusiasmi.

Patrick, nella vita reale un uomo si innamorerebbe di una donna come Bridget?
Patrick Dempsey: Ma certo! In una donna si vogliono vedere anche debolezze, umanità e la non-perfezione. Per me Bridget è semplicemente vera e raggiungibile, in lei ci si può identificare.

Quindi l’imperfezione è la nuova perfezione? E l’età non più giovanissima è sexy?
PD: Esatto! Spigoli e asperità sono interessanti e molto sexy. Trovo affascinanti le peculiarità del carattere delle persone e anche invecchiare è meraviglioso. Perché dovremmo celebrare solo la gioventù? Dobbiamo pur concedere alle persone di evolversi e di cambiare. E poi, chi vuole essere perfetto? Bisogna far capire già alle ragazze che vanno bene come sono e con l’aspetto che hanno. E lo stesso vale per i ragazzi. Non devono essere dei supereroi!

Patrick, è stato difficile inserirsi nel cast, come sostituto di Hugh Grant? 
PD: Credo che all’inizio fossero tutti un po’ nervosi. Ma Renée mi ha tranquillizzato: «Va tutto bene, dobbiamo solo tutti lasciarci andare». 

Bridget non ha più problemi di peso. Non ne poteva più di dover ingrassare per la parte? 
RZ: Oh no, assolutamente no! Chi resiste a una porzione in più di spaghetti? Io no di certo! – Secondo me in realtà Bridget non ha mai avuto un problema di peso. Era lei a pensarlo! Tutti noi desideriamo cambiare questo o quello, per corrispondere al nostro ideale. La sua fisima era proprio il peso. 

Insiste sulla parola «era». Perché ha smesso con la fissa di contare le calorie?  
RZ: Di questo abbiamo parlato a lungo con Sharon Maguire, la regista. Infatti, per lei, Bridget è progredita negli anni. Tutto il suo stile di vita è cambiato: beve molta meno vodka, mangia meno gelato e non esce più tutte le sere, come una volta. È pur sempre produttrice di un programma di informazione televisiva, e ha meno tempo. Anche i suoi amici hanno nuovi impegni, o anche figli. Quindi meno drink, meno sigarette, meno feste. 

Suona ragionevole. Serio. Non molto nello stile Bridget.
RZ: È questo il punto centrale: Bridget è sempre stata ossessionata dall’idea che un paio di chili in meno sarebbero stati il suo biglietto per la felicità. Adesso ha la linea giusta, ma la sua vita è ancora un caos: Bridget è sempre preoccupata e in ansia, le continuano a capitare le cose più improbabili, e deve ancora lottare per superare i suoi problemi... e questo messaggio mi piace molto! 

Che effetto le ha fatto indossare un pancione finto?
RZ: Chapeau a tutte le mamme! È davvero pesantissimo. E per lo meno io potevo sganciare il pancione a fine giornata dopo 16 ore di riprese, e lasciarlo nella roulotte! 

Patrick, anche lei non ha avuto vita facile e ha trasportato Bridget con il pancione in giro per Londra, insieme a Colin Firth…
PD: Sì, dovevamo attraversare un lungo ponte trasportando Bridget, in un’unica ripresa. Dopo 10 metri avevamo già il fiatone, e ce ne mancavano altri 200. E la camera girava e girava... Pensavamo davvero che non ce l’avremmo fatta.

Qual è il ricordo che non potrà mai dimenticare, Renée?
RZ: Colin Firth doveva portarmi in braccio al di là di una porta e siamo rimasti incastrati. Naturalmente non era programmato! Ma a Colin si era bloccato il piede nella porta girevole e siamo quasi caduti. Ho pensato: «Che posto assurdo per morire. Con tutto lo sport che faccio da anni, vado a rompermi il collo sul ginocchio di Colin Firth!». È stata una situazione comicissima. Quando alla fine è arrivato lo «Stop!» siamo scoppiati a ridere come matti.

Renée, non l’abbiamo vista sullo schermo per cinque o sei anni. Perché ha deciso di prendersi un periodo di riposo?
RZ: C’erano alcune cose, oltre al mondo del cinema e a Hollywood, che mi interessavano da sempre e che volevo imparare. Volevo realizzare un paio di promesse che mi ero fatta. Spesso ci diciamo: «Un giorno farò questo e questo…» e poi all’improvviso ci si ritrova a 30 o 40 anni… Per me era arrivato il momento ideale.

Questo l’ha resa una persona più felice, più forte?
RZ: Spero di aver fatto dei progressi come persona. Comunque non l’ho considerato un periodo di riposo. Non ho lasciato Hollywood: ho semplicemente vissuto la mia vita! Ho trascorso molto tempo con la mia famiglia, i miei genitori, e anche con i miei nipoti e i miei figliocci. Li ho osservati crescere. E poi ho preso lezioni in diverse materie che mi interessavano e ho sviluppato uno show televisivo. 

Ma allora bisogna staccarsi per un po’ da Hollywood, per fare qualcos’altro?
PD: Per avere un’opinione, bisogna aver collezionato  esperienze nella vita. Noi abbiamo la fortuna di viaggiare molto in tutto il mondo. Ma in questo modo è facile anche staccarsi dalla realtà. Per questo bisogna anche affrontare il viaggio vero della vita, per esempio facendo crescere i nostri figli.  

Quando si è accorto che la sua Jillian era la donna con cui voleva trascorrere la vita?
PD: A un certo punto lo sai  e basta. È stato come un fulmine, mi ha davvero steso. Mi ricordo ancora, aveva una camicetta azzurra… e degli occhi meravigliosi. Aveva dentro uno scintillio, un fuoco, che mi ha immediatamente affascinato. 

Renée, nella società continua a  predominare l’immagine della donna che può realizzarsi solo se si sposa e ha figli. Ha sofferto per questa aspettativa?
RZ: Io non ci farei proprio caso! Ma del fenomeno Brid-get Jones mi piace proprio questo: tutto gira intorno a modelli e paradigmi sociali, ad aspettative su come dovrebbe essere la tua vita, in contrapposizione a come te la sei immaginata e a come la sogni tu. Bridget sfida il percorso convenzionale, prescritto e normale. Trovo molto bello il modo in cui questo viene tradotto in immagini.  

Renée, sua mamma è norvegese, suo padre è del canton San Gallo. Che rapporto ha con la Svizzera?
RZ: Purtroppo è da tanto che non visito la Svizzera. Mio padre è emigrato negli Usa quando aveva otto anni. Oggi ne ha 80 e vive in Florida con mia madre. Sono iscritti a un’associazione svizzera, e all’ultimo incontro, una signora si è avvicinata a mio padre e gli ha detto: «Ma tu sei quel ragazzino che è emigrato quando aveva otto anni. Ti ricordi? Eravamo a scuola insieme in Svizzera». Non è pazzesco? È passato così tanto tempo, era durante la guerra - e si sono ritrovati in Florida.

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