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Avvalendosi di un diploma in fisioterapia e un soggiorno negli Stati Uniti, Stefano si è lanciato nella professione con spirito imprenditoriale.


Stefano Nessi è molto occupato nei suoi centri di fisioterapia. Quando può, si dedica alla creazione di sculture di grandi dimensioni.

Una grande passione
per arte e movimento

IL PERSONAGGIO — Stefano Nessi, approdato a Berna al tempo degli studi alla facoltà di sport, non ne è più partito. Diventato fisioterapista, è responsabile di tre centri.

Capelli lunghi, sciolti e curati. Tenuta estiva e sportiva sullo sfondo di un sorriso schietto, ecco l’accoglienza che mi riserva Stefano Nessi sul marciapiede davanti a casa sua. Le indicazioni per scovarlo in quel di Berna erano precise, chiare e rassicuranti proprio come lo è la sua andatura, mentre mi precede salendo i gradini dello stabile – un tempo appartenuto ai nonni della moglie Ursula – , oggi proprietà sua e della moglie.

Grazie all’esercizio fisico che pratico con regolarità, riesco ad arrivare in cima alla decina di rampe senza fiatone, pronta ad intervistarlo prima della sua partenza. Alle dodici infatti Stefano accompagnerà le figlie a Bienne, dove disputeranno le qualifiche per i Campionati svizzeri di tennis. Mi guardo in giro, siamo in un cosiddetto loft, arredato con gusto e molto charme. Ursula nel frattempo ha addobbato la tavola con dei manicaretti. Stefano indicando il paesaggio fuori dalla finestra mi fa notare come, nonostante ci si trovi a pochi minuti dal centro, la vista sia verdeggiante. Cominciamo così a discutere della sua professione di fisioterapista, responsabile di tre centri di terapia con otto persone alle sue dipendenze. «Ultimamente sono oberato, c’è tanto da fare, ma meglio così!». 

Mi descrive il suo lavoro in maniera avvincente, occhi trasognanti. «Nel mio team ci sono due reumatologi, uno psicologo, oltre alla mia squadra di fisioterapisti; mi piace lavorare in un contesto pluridisciplinare». Gli chiedo, dando per scontata una risposta negativa, se riesce a concedersi del tempo libero, delle ferie. «Lavoro tanto, ma per me le vacanze sono sacre e ci tengo a prenderle, proprio per il tipo di lavoro che faccio. Essendo quotidianamente in contatto con la sofferenza fisica e, spesso, anche morale dei pazienti, se non ci si protegge si finisce con lo sfiancarsi. Tra i miei colleghi quasi nessuno lavora al 100%».

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Faccio sculture. Oltre allo sport, avevo bisogno di qualcos’altro»

Apprendo così che tra Natale e Carnevale, Stefano riesce a concedersi delle settimane bianche con la famiglia «anche se le mie figlie fanno ora del tennis in maniera più intensiva, le tre settimane sugli sci non ce le toglie nessuno!». A Pasqua invece Ursula e Stefano seguono le figlie durante il loro campo d’allenamento in Spagna a Cambrils. «È un momento molto simpatico. Passiamo del tempo con altre famiglie accompagnatrici e durante quel periodo mi occupo della condizione fisica di tutto il gruppo dei giovani tennisti». In estate invece Stefano e la famiglia trascorrono un paio di settimane nella loro dimora di Estavayer le lac.

«Un luogo che ha un po’ preso il posto del Ticino... c’è stato un momento, quando le bambine erano piccole, dove il viaggio fino a Lugano era diventato molto difficile da gestire». Ciononostante Stefano non trascura le opportunità per stare con la sua cerchia. «Durante le nostre vacanze d’autunno andiamo una decina di giorni in Liguria con i miei e mia sorella.  È un’occasione per stare insieme e praticare sport svariati con mio papà che a 78 anni suonati ci sfida a pallavolo, bocce e canoa!».

Per due settimane all’anno inoltre Stefano si dedica all’arte. Mi chiede se ho notato le statue lungo i gradini delle scale... «Oltre allo sport, all’esercizio fisico e al mio lavoro, avevo bisogno di nutrirmi di qualcosa d’altro. Ho trovato un bel posto nel Sud della Francia, dove faccio delle sculture in legno e pietra, un’attività che mi permette davvero di ricaricarmi».

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Nella fisioterapia ho trovato quello che cercavo»

Fisioterapista specializzato in problemi alla schiena, Stefano si suddivide settimanalmente nei suoi tre centri: di Köniz, di Berna e, da qualche anno a questa parte, pure di Bienne, dove mette a disposizione della clientela sportiva di Swiss tennis le sue competenze professionali, anche qui, in un contesto pluridisciplinare. Approdato a Berna nel settembre dei suoi diciotto anni, Stefano ha conosciuto la moglie Ursula, che come lui frequentava la facoltà di sport.

Rapidamente Stefano si è reso conto che sebbene quella fosse stata la strada imboccata dal padre e quella che voleva seguire la futura moglie, oggi docente di educazione fisica, lui aveva bisogno di altro. «Nella fisioterapia ho trovato quello che cercavo, un rapporto di fiducia con il paziente, che mi permette tra l’altro di responsabilizzarlo a tal punto che quando viene da me, invece di attendermi in sala d’aspetto, ha già un programma d’esercizi personalizzato da svolgere prima e dopo il mio intervento».

Avvalendosi di un diploma in fisioterapia e un soggiorno negli Stati Uniti, Stefano si è lanciato nella professione con spirito imprenditoriale e, tra le specialità raggruppate negli acronomi fisionessi e fitnessi, c’è pure l’accompagnamento terapeutico e riabilitativo degli sportivi. Sono le 11.55, scendiamo. Vedo le statue, imponenti e dinamiche. Mi mostra il seminterrato, dove è situato il fitnessi, carino, essenziale! Fuori, a pian terreno, Stefano mi fa notare il negozio di fiori «è sempre stato il sogno di Ursula». Di nuovo spunta un sorriso schietto, che questa volta mi congeda.  

Stefano Nessi

Nato il 19 novembre 1966 a Sorengo, Stefano ha lasciato il Ticino dopo la maturità.

Domiciliato a Berna «mi sento un po’ svizzero tedesco e fiero delle mie radici latine. Appena ho la possibilità parlo con piacere l’italiano!».
Lingua principale anche nell’intimità famigliare con la moglie Ursula e le figlie Gioia (1998) e Laura (2001).
Fisioterapista e appassionato di sport come il padre Giuliano, sogna un anno sabbatico per viaggiare in Patagonia con la famiglia. Il libro che lo ha impressionato è 127 ore di Aron Raltson (Rizzoli, 2011), «in certi tratti mi sono identificato con il protagonista, ma non ho mai osato guardare il film».
Alla ricerca di un nutrimento per l’anima, con regolarità Stefano si estrania per realizzare sculture in sasso e legno di grandi dimensioni «si tratta di un lavoro che mi colma, mi ricarica e nel contempo è molto fisico; a volte mi servo pure della motosega».

www.fitnessi.ch

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Testo: Elisabeth Alli
Foto: Pino Covino
Pubblicazione:
lunedì 21.07.2014, ore 00:00


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