Sophie Bauer ama viaggiare e vuole sconfiggere l’aerofobia grazie a uno stage. (Foto: Rainer Eder).

Paura di volare: c'è lo stage che vi aiuta a sconfiggerla

Il mezzo di trasporto più sicuro del mondo spaventa il 20% dei passeggeri e condiziona la loro vita. Una buona notizia: esiste un rimedio! — JASMINA SLACANIN

L’idea di dover prendere un aereo non vi fa dormire la notte? Vi sudano le mani, avete mal di testa, mal di stomaco e le palpitazioni? Ogni volta vi dite che è un miracolo se siete arrivati sani e salvi? Se avete risposto sì ad almeno una di queste domande, fate parte della famiglia degli aerofobici. Ma niente paura: si può guarire. Cinque anni fa non avrei mai immaginato di fare questo reportage, perché anch’io soffrivo di aerofobia. Ma un giorno ho deciso di affrontare una volta per tutte questa paura che mi rovinava la vita. Avevo sentito parlare degli stage «Voler sans peur» (Volare senza paura) in collaborazione con l’aeroporto di Ginevra e Swiss e del loro tasso di successo del 98%. Di aerofobia soffre il 20% delle persone secondo gli organizzatori dello stage, che ha registrato un forte aumento delle richieste in questi ultimi due anni. Due settimane fa, anche Sophie Bauer, una losannese di 39 anni, ha preso il coraggio a due mani e si è iscritta a questo stage, organizzato da qualche anno anche presso l’aeroporto di Basilea. Questo metodo, importato in Svizzera dagli Stati Uniti negli anni Ottanta, affronta direttamente i sintomi della fobia. Si svolge in tre fasi: 1) comprensione dei meccanismi della paura, 2) gestione della propria ansia grazie a vari strumenti, 3) applicazione dal vivo, durante un volo di linea Swiss, di quanto acquisito durante lo stage.


Per mettere alla prova l’esito dello stage, l’ultimo giorno i partecipanti e i loro coach volano da Zurigo a Ginevra. Jade (a sin.) è assistita da Rachel.

Una paura irrazionale
Sophie Bauer non ha sempre sofferto di questa fobia. «Sono originaria della California. Quando ero piccola, prendevo spesso l’aereo e lo adoravo! Mi piacerebbe ora ritrovare il piacere di volare», afferma  al primo giorno dello stage. Biologa di professione, si sta orientando verso la musica come autrice, compositrice e interprete. Una nuova vita che impone molti spostamenti. Durante le presentazioni, si crea un clima di fiducia. I candidati condividono le proprie esperienze e scoprono numerosi punti in comune. C’è Arnaud (26 anni), manager nell’industria farmaceutica a Saint-Prex (VD), costretto a prendere regolarmente l’aereo per lavoro. «La mia azienda non sa della mia presenza qui. E non ne vado molto fiero», confessa. C’è anche Jade (29 anni), una office manager di Parigi che ha convissuto a lungo con la paura folle dell’aereo ed è «stufa di dover annullare le vacanze». Al termine del corso spera di prendere un aereo per il Libano. Laura (23 anni) ha anche lei in programma un viaggio: in Cina. Ma questa studentessa ginevrina di fashion business a Parigi ha paura dei voli a lungo raggio. Infine, c’è Raymond (61 anni), un pre-pensionato vallesano che non prende un aereo da dodici anni. «Amo viaggiare ma non riesco a volare. Questo stage è la mia ultima salvezza».


La paura inizia prima del volostage: Sophie non è riuscita a dormire bene di notte

Una probabilità su 18 milioni
Statistiche alla mano, i partecipanti (ri)scoprono poi che l’aereo resta il mezzo di trasporto più sicuro del mondo. Dopo l’ascensore! Abbiamo infatti «una probabilità su diciotto milioni di morire in un incidente aereo, il che significa 17.999.999 biglietti vincenti contro 1 biglietto perdente. È il contrario del lotto», spiega Hélène Vorms (37 anni), ex-aerofobica che ha seguito questo corso, life coach e da poco animatrice dello stage basilese. Col passare delle ore, la seguente frase si fissa nelle menti: «Ciò che ci fa paura non è per forza pericoloso». Una volta poste queste premesse, interviene Jean-Claude Bregnard (52 anni), comandante di bordo della compagnia Swiss, per rispondere a tutte le domande, anche le più strane. Per molti partecipanti è la parte dello stage più importante. Funzionamento dell’aereo, norme di sicurezza, causa degli incidenti, salute dei piloti, motivo delle turbolenze…  «Anch’io ho una famiglia che amo e voglio tornare a casa alla fine della giornata. Non farei mai questo lavoro se fosse pericoloso», spiega in tutta semplicità il pilota. Parole che riecheggiano nelle loro teste. «Vedere il pilota che in 23 anni di esperienza non ha mai avuto incidenti gravi né aneddoti particolari da raccontare mi ha rassicurata», confessa Laura. 

Lasciarsi andare
Spazio ora alle tecniche di rilassamento. A prescindere dall’oggetto dei nostri timori, «non si può provare paura in un corpo rilassato», spiega Hélène Vorms. La paura dell’aereo è in realtà paura di vivere. Quando si impara a lasciarsi andare, ci si riesce a liberare», sottolinea con convinzione. Dopo la prima giornata ricca di emozioni, i partecipanti prendono il treno per l’aeroporto di Zurigo. Il giorno seguente dovranno mettere in pratica tutta questa teoria sul volo Zurigo-Ginevra, andata e ritorno. Durante il tragitto Hélène mostra alcune tecniche di respirazione per rallentare il ritmo cardiaco e propone una serie di trucchi per impedire alla paura di prendere il sopravvento: far schioccare un elastico attorno al polso se affiorano pensieri negativi, colorare un mandala, fare uno scooby-doo, leggere una rivista divertente o giocare a un videogioco (vedi tabella in alto). «Preparatevi come per una gara sportiva», aggiunge ancora la coach. «Evitate le situazioni stressanti, mangiate in modo equilibrato, bevete acqua a sufficienza ed evitate gli alcolici. E festeggiate le vostre vittorie, anche le più piccole». I partecipanti e i rispettivi coach, che li accompagneranno durante il volo, hanno appuntamento alle 7:00. Si avverte un certo nervosismo. Sophie non ha dormito, in preda a una crisi di panico. «Per fortuna è passata. Ho trascorso una notte terribile, ma ora va meglio», racconta sollevata. Raymond fa qualche battuta ironica ma si percepisce ansia nei suoi occhi.
 

L’ora X
Tutti i partecipanti salgono a bordo. Quando i primi rumori tecnici si fanno sentire, la paura di Raymond diviene incontrollabile e decide di uscire. Per lui l’avventura finisce qui. Ma la questione è soltanto rimandata. «Sono fiera di lui. Oggi ha fatto un grosso passo avanti. La prossima volta ce la farà, ne sono sicura», afferma Hélène. In volo, ognuno vive quest’esperienza a modo suo. Sophie discute con Hélène. Jade piange. Rachel, la sua coach, tenta di distrarla. Arnaud resta calmo ma si agita nel momento in cui non vede più la terra... Qualche minuto più tardi e siamo già a destinazione. Laura, per la quale il volo è trascorso senza problemi, rimane a Ginevra. Sophie e Arnaud sono gli unici partecipanti a compiere il volo di ritorno. Per loro, questo stage è una vera liberazione.  «Sono riuscito a lasciarmi andare», conclude entusiasta Arnaud «anche smettendo di farmi domande e affidarmi al personale di bordo». Sophie ha raggiunto il suo obiettivo: «Ho ritrovato le sensazioni che provavo quando ero bambina. Mi è veramente piaciuto volare!» Felici, sollevati, dopo due giorni più che intensi, si godono la loro vittoria sorseggiando una coppa di champagne con i loro coach. Ma la vera pratica comincia in realtà dopo lo stage! Gli animatori consigliano di fare un breve volo nelle settimane successive per mettere in pratica quanto acquisito e impedire alla paura di tornare. Arnaud si è già organizzato per andare a trovare la sua famiglia in Costa Azzurra e Sophie sta ancora riflettendo: «Forse Firenze».


 Infografivo: Janina Noser


Intervista – Olivier Martin del Centre Médical di Vidy in Lausanne si è specializzato nel trattamento dell’aerofobia. Lui stesso è pilota d’aviazione privata.

Chi è più colpito da questa fobia? Uomini o donne, giovani o anziani? 
Tutte le fasce d’età sono interessate. Sia gli uomini che le donne sono soggetti a soffrire di aerofobia, anche se le donne sono le più numerose ad accettare di affrontare la propria paura e intraprendere un percorso di psicoterapia. 

Per quale motivo abbiamo paura di prendere l’aereo?
Molte persone non sanno che l’aereo è il mezzo di trasporto più sicuro del mondo, subito dopo l’ascensore. L’esposizione mediatica degli incidenti e sinistri che si verificano nel mondo dell’aviazione contribuisce a mantenere diffusa l’erronea convinzione che il trasporto aereo, in particolare il volo commerciale (di linea), sia qualcosa di rischioso e pericoloso. Le questioni più spesso legate alla paura dell’aereo sono date dalla paura di morire o dalla paura di perdere il controllo. Si riscontrano spesso elementi legati alla claustrofobia e/o all’agorafobia, ma talvolta anche alla paura del vuoto. Ma naturalmente si tratta di un elenco non esaustivo! 

Tutti possono guarire dall’aerofobia?
Sì, anche se non tutti ci arriveranno nello stesso momento. Si tratta quindi di un percorso personale, individuale, anche se i seminari si svolgono in gruppo. Ogni situazione è un caso a sé. E attenzione: superare una paura può avere un significato diverso a seconda della persona. Ritengo fondamentale lavorare non sull’eliminare la paura ma piuttosto sull’imparare a ridurla, a gestirla e a conviverci, affinché non ci domini e non ostacoli la nostra vita.

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