Pazzi per la Maratona engadinese

L'evento attira ogni anno oltre 12mila sportivi provenienti da tutto il mondo. Perché? Lo spiega Raffaello Robertini, uno dei veterani della manifestazione, giunta all’edizione numero 50. CONCORSO: VINCI LA PARTECIPAZIONE

È il più grande evento di sci di fondo in Svizzera. Il secondo più gettonato al mondo. Ogni anno l’Engadin Skimarathon attira a Maloja e dintorni tra 12 e 13mila partecipanti provenienti da oltre 60 nazioni. Tra questi, anche alcuni indomabili veterani. I cosiddetti Giubilers, che si iscrivono alla manifestazione da decenni. È il caso di Raffaello Robertini (nella foto sotto), 68enne di Giornico. «Per me quella di quest’anno è l’edizione numero 42 – dice con orgoglio. – Ho saltato solo quella del 1991, annullata perché c’era troppa acqua sui laghi. Il percorso, infatti, attraversa o costeggia tre laghi ghiacciati: quelli di Sils, Silvaplana e Stazersee».



Raffaello è un uomo semplice. Riservato. Fatica a parlare di se stesso. Lo incontriamo a Campra, dove si allena solitamente. Qui il veterano di Giornico apre il cassetto dei ricordi. Facendo riaffiorare fotogrammi del lontano 1974. «All’epoca lavoravo a Zugo, come disegnatore del genio civile. Eravamo tutti affascinati da un certo Alois Kälin, atleta di Einsiedeln che spopolava nello sci di fondo. Una volta me lo sono pure sognato di notte. E così mi è venuta voglia di imitarlo, a modo mio. Un amico mi parlò della maratona engadinese. La si dipingeva come qualcosa di tosto, una sfida
da leoni. Nel marzo dell’anno successivo, mi recai a Maloja. Da totale neofita. Già nel ’75 gli iscritti erano più di 8mila».

La prima volta per Raffaello è una specie di lungo incubo. «Ci misi quasi 5 ore a portare a termine quei 42 chilometri. Giusto per fare un paragone, nel 1992 li completai in 1 ora e 39 minuti. Non ero neanche capace di sciolinare. Mi muovevo più all’indietro che in avanti. Mi resi subito conto che se avessi voluto ripresentarmi l’anno successivo, avrei dovuto rimboccarmi le maniche».

Quattro decenni di storia
Il veterano ripercorre quattro decenni di storia. Sforando anche nel tecnico. «C’è stata un’evoluzione nello stile. Generale. Si è passati dal classico allo skating, molto più rapido. Ma anche gli sci sono cambiati. Io ho iniziato con gli sci di legno. Oggi i materiali sono più aerodinamici, costruiti in carbonio. Le scarpe e gli attacchi sono più stabili, più leggeri. E va di moda la sciolina fluorata. In Engadina siamo a 1.800 metri. Se il tempo è secco e la neve è molto fredda, è meglio non usare la sciolina fluorata. La consiglio, invece, con la neve umida o bagnata. Prima di partire per il luogo di gara, bisogna sempre guardare con attenzione le previsioni metereologiche e le condizioni della neve».


Le fanfare, il pubblico gioioso, l’atmosfera di festa nei ristoranti tipici del
posto. Una cornice che conquista. E che, nonostante un periodo di flessione, è rimasta intatta. «A un certo punto, circa una decina di anni fa, era subentrato un po’ troppo agonismo. Gli organizzatori sono stati bravi a ripensare il sistema delle partenze, affidandosi anche alla tecnologia. Ora ogni partecipante è monitorato da un chip elettronico. Il tempo di ogni atleta viene registrato dal computer. Non c’è più bisogno di spingere e scavalcare gli altri per arrivare primi». Poi Raffaello parla degli engadinesi. «Col loro miscuglio di tedesco e italiano ispirano simpatia. Da qualche tempo sulle pettorine ci sono i nomi dei partecipanti. È divertente sentire il pubblico che ti incita. Fa effetto. Nella discesa dello Stazerwald, inoltre, si verifica sempre un fenomeno particolare. Quello è un punto critico, in cui spesso gli atleti cadono. E allora i curiosi si appostano lì con telefonini e macchine fotografiche, a caccia di un capitombolo divertente da immortalare. Il clima allegro è contagioso. E nei giorni che precedono la gara è parecchio difficile trovare un posto libero in qualsiasi hotel della regione. Io, infatti, ho imparato che la mia stanza la devo prenotare con un anno di anticipo».




Raffaello rievoca le partecipazioni ad altre manifestazioni prestigiose. In Svizzera, ma anche all’estero. «Sono stato anche in Canada e negli Stati Uniti». Fino alla massacrante Vasaloppet, in Svezia, lunga 90 chilometri. Esperienze che l’hanno trasformato in una piccola enciclopedia delle maratone amatoriali di sci di fondo. «In ogni gara è fondamentale l’idratazione. Bisogna puntare su bevande isotoniche e barrette energetiche. L’alimentazione? Nei tre giorni che precedono la competizione è meglio mangiare tanti carboidrati e tralasciare la carne».


La chiacchierata sta ormai per concludersi. Ma dalle parole del 68enne di Giornico emerge l’ennesima sorpresa legata all’appuntamento engadinese. «Durante l’edizione del 2015, all’altezza di un punto di rifornimento a
Bever, mi si è incastrato lo sci su una bustina energetica che stava per terra. Sono finito a gambe all’aria. E mi sono spaccato la clavicola. Un incidente banale che però mi ha bloccato per qualche mese. Ma che mi ha fatto venire ancora più voglia di praticare questo sport».

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IL CONCORSO

La tratta completa è di 42 chilometri, da Maloja a S-chanf. Oppure la “mezza”, da Maloja a Pontresina. La maratona engadinese spegne 50 candeline l’11 marzo. L’evento, dal 1969, anno della prima edizione con 945 iscritti, è cresciuto di molto. Oggi ha un budget di 2,5 milioni di franchi, a cui contribuisce anche il sostegno di Coop, e coinvolge nell’organizzazione circa 1.500 persone. Nel frattempo è stata pure istituita la settimana della maratona, legata ai giorni che precedono l’appuntamento, con manifestazioni di spicco come la gara femminile e l’Engadin Night Run. L’iscrizione alle gare va fatta in anticipo. Cooperazione mette in palio cinque partecipazioni gratuite alla competizione principale.

SCADENZA CONCORSO: LUNEDÌ 15 GENNAIO 2018, ORE 16

Condizioni di partecipazione: vedi impressum Cooperazione.
I dati sono ceduti a terzi ai fini del concorso. 


Dati richiesti (bin nicht ganz sicher)

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Scelta sbagliata

 


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