Pennuti in viaggio

La primavera è la stagione in cui gli uccelli migratori tornano ai loro luoghi di nidificazione. Come sempre?  Non proprio: i cambiamenti climatici hanno cambiato le abitudini dei volatili.  — di STEFAN FEHLMANN

Un porto di pace indisturbato: siamo al centro natura BirdLife di La Sauge, nei pressi di Cudrefin (VD), sulla riva sud-est del lago di Neuchâtel. Unʼoasi naturale gestita dallʼassociazione svizzera per la protezione degli uccelli, ASPO/BirdLife Svizzera. Sui sentieri che costeggiano gli stagni e il bosco ripario, seguiamo il direttore per la Svizzera romanda, François Turrian, nella speranza di avvistare qualche uccello migratore. Il ritorno degli uccelli si colloca tra la fine di febbraio e la metà di maggio. In quel periodo, tra le 60 e le 80 specie vengono a popolare i 20 ettari della riserva. 


François Turrian pronto per osservare i volatili alla riserva di La Sauge.


Viaggi non privi di pericoli

Tra le numerose minacce a cui devono far fronte ogni anno questi grandi viaggiatori  – intemperie, siccità, distruzione degli habitat, caccia –, il riscaldamento climatico non è certo una delle minori. In che misura ne sono già stati colpiti? «Per rispondere a questa domanda bisogna anzitutto conoscere il comportamento di un uccello migratore – spiega François Turrian –. Occorre distinguere due elementi: lʼistinto e lʼapprendimento. Lʼistinto è la componente genetica: quando arriva il momento di partire, un uccello migratore è “programmato” dal punto di vista ormonale per mettersi in viaggio. Il rapporto tra la durata del giorno e quella della notte lo induce alla partenza per la migrazione tramite lʼemissione di ormoni che lo stimolano a nutrirsi di più. Esiste poi lʼapprendimento: è seguendo i propri genitori o gli altri uccelli che i giovani memorizzano il proprio tragitto».
 Combinando la loro prodigiosa capacità di memorizzare i paesaggi sorvolati con altri sistemi di orientamento (posizione del sole per i migratori diurni, stelle per i migratori notturni, sensibilità ai campi magnetici terrestri), gli uccelli migratori sono dotati di una certa «plasticità».
«Alcune specie sono in grado, in una certa misura, di adattare il proprio orologio migratorio in risposta al cambiamento climatico», indica Sophie Jaquier, biologa presso la Stazione ornitologica svizzera di Sempach (SOSS). «È il caso, ad esempio, della balia nera e del codirosso spazzacamino». Dichiarazioni confermate da François Turrian: «Una parte degli uccelli migratori, soprattutto i migratori a corto raggio che trascorrono lʼinverno sulle coste del Mediterraneo, fa ritorno in media una settimana prima rispetto a 30 o 40 anni fa. Come la capinera, il pettirosso o il luì piccolo».

Chi prima arriva, meglio alloggia?
Per un uccello migratore, tornare prima sul luogo di nidificazione può rappresentare un vantaggio. Il primo arrivato potrà difendere il proprio territorio dalla concorrenza. «Ma attenzione!– mette in guardia lʼesperto – questa strategia di anticipare il ritorno e di cercare di nidificare più velocemente può essere anche rischiosa. Il ciclo di riproduzione è legato alla necessità di trovare sufficiente cibo adatto ai piccoli». «Il problema è che talvolta sussiste una sfasatura tra il picco di schiusa degli insetti e il periodo di riproduzione degli uccelli – prosegue il biologo –. In tal caso, è necessario un adattamento, cosa che per alcune specie non è così automatica. La balia nera, ad esempio, un migratore a lungo raggio, soffre particolarmente di questa sfasatura».
Il grasso accumulato durante le settimane che precedono la partenza servirà ad affrontare le distanze che li separano dai loro luoghi di riproduzione. Fino a 5000-6000 km per i migratori trans-sahariani. Se i migratori a corto raggio aumentano il proprio peso tra il 13 e il 25%, i migratori a lungo raggio vedono il proprio peso aumentare di oltre il 50%.

Le soste agli «autogrill»
Mangiare per volare: un imperativo per gli uccelli migratori che implica la necessità di trovare sufficiente cibo anche nei luoghi di scalo... quelli che François Turrian chiama gli «autogrill». Oggi, per effetto di attività umane non sostenibili o a causa del riscaldamento climatico, queste stazioni di rifornimento si riducono allʼosso o si impoveriscono. Un recente studio condotto da BirdLife International e dal suo partner statunitense, la National Audubon Society, mostra lʼimpatto dei cambiamenti climatici sullʼavifauna, nonché gli effetti per il futuro se non invertiamo la tendenza. In Africa, ad esempio, continente da cui proviene circa il 70% degli uccelli che nidificano da noi (il resto proviene dai paesi mediterranei), il 62% delle specie dovrà vivere su territori ridotti o subirà perdite di popolazioni, per cui solo il 38% trarrà profitto dalle modifiche del clima. Le anatre nordiche potrebbero annoverarsi tra i vincitori in termini di distanze percorse. Gli inverni miti fanno sì che alcune specie non abbiano più la necessità di venire a svernare in Svizzera poiché trovano sufficiente cibo nel nord dellʼEuropa, dove gli specchi dʼacqua non gelano più.

Equilibri intrecciati
«Gli uccelli sono dei barometri del nostro ambiente – sottolinea François Turrian –. Se alcune specie diventano rare, lʼintero equilibrio degli ecosistemi risulterà minacciato. Un esempio: gli uccelli mangiano grandi quantità di insetti. Di colpo, questi ultimi potrebbero pullulare causando danni alle culture o divenendo vettori di malattie».
La passeggiata prosegue nella riserva.Dalla foresta proviene il canto di un uccello. «Magnifico! – esclama improvvisamente François Turrian –. Un piro-piro culbianco!». Punta subito il binocolo in direzione del piccolo trampoliere che si mantiene al bordo dello stagno. «È un migratore a lungo raggio che sta attraversando la Svizzera – precisa lʼesperto –. Proviene dallʼAfrica e si è fermato qui per fare il pieno di energia. Dopodiché proseguirà il suo percorso per andare a nidificare al nord, probabilmente da qualche parte tra la Lapponia e la Russia. La Sauge è il suo “autogrill”», conclude François Turrian, visibilmente soddisfatto di questa bella osservazione.


Un’attenzione per le rondini
Il Ticino è un luogo strategico per gli uccelli migratori, soprattutto in primavera. In questo periodo arrivano molte specie da Sud: alcune si fermano qui, altre si servono del Ticino come di un «autogrill» prima di riprendere il volo e attraversare le Alpi. Si conta che ben 329 specie di uccelli siano state osservate in Ticino (sebbene alcune solo poche volte) e che 150 specie nidifichino tutto l’anno in Ticino. È difficile invece stimare il numero di uccelli che sorvolano il nostro territorio, anche perché 2/3 degli uccelli volano di notte, ma si sa che si tratta di migliaia di esemplari: sopra le nostre teste corre una vera e propria autostrada.

Gli amanti delle rondini possono ordinare l’opuscolo gratuito N°50 di Ficedula dedicato a questo uccello, o partecipare a una delle quattro uscite “alla scoperta delle rondini” che si terranno con qualsiasi meteo: il 12 giugno e il 3 luglio per bambini e famiglie e il 19 giugno e il 17 luglio per adulti. Ritrovo alle 9 alla stazione di Cadenazzo. Il numero dei partecipanti è limitato, è quindi necessaria l’iscrizione.
Per ordinare l’opuscolo o annunciarsi a un’escursione: segreteria.ficedula@gmail.com;  o per telefono: 079 207 14 07



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