PIAZZA RIVA SAN VITALE (SOLE) ©FOTOPEDRAZZINI.CH - Spherical Image - RICOH THETA
PIAZZA RIVA SAN VITALE DA DRONE ©FOTOPEDRAZZINI.CH - Spherical Image - RICOH THETA

Riva, un'agorà divisa e unita

Piazza Grande Voci e testimonianze dal borgo di ieri e di oggi. Il centro, trafficato e criticato crocevia, resta un punto d’aggregazione.— Giorgia von Niederhäusern

«Non è una piazza, è un incrocio». Così alcuni autoctoni descrivono con un filo di amarezza piazza Grande, a Riva San Vitale. Posto sulla strada cantonale che porta alla dogana di Brusino, il cuore del villaggio viene attraversato ogni giorno da migliaia di auto, mattina e sera.

L’asfalto, ancora scuro – la nuova piazza è stata inaugurata nell’ottobre 2016 –, si accosta ai sanpietrini che segnalano la zona pedonale. La loro pietra naturale grigia si abbina in modo armonioso agli edifici storici che arricchiscono la piazza, che assieme al resto del borgo è iscritta nell’Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere d’importanza nazionale (ISOS).
Un incrocio, sì. Di tre vie. Eppure, fra le varie piazze della Svizzera italiana, piazza Grande è uno di quei pochi centri che sono riusciti a mantenere la funzione di punto d’aggregazione. Anche qui, va detto, alcune memorie storiche parlano di una piazza che in passato era più vissuta e frequentata. Ma i tempi cambiano per tutti, e ora che sono le reti sociali i nuovi punti di incontro e scambio, rimangono i ristoranti a invogliare la gente a fermarsi in piazza. I suoi (ben) cinque servizi pubblici riescono bene o male a “tener botta”, confermano i gerenti interrogati.


Scambio di ruolo: Gianna Poma (a destra) ha servito per 37 anni i clienti dell’ex bar Poma,
ora Osteria degli amici. Oggi ci pensa Moira Gualtieri.


Un bar, mille ricordi
Facciamo allora visita all’Osteria degli amici, ex bar Poma, dove incontriamo l’attuale gerente, Moira Gualtieri, e la sua storica predecessora, Gianna Poma. «Che malinconia!» esclama l’ex ristoratrice, classe 1925, entrando nel suo vecchio bar. La signora Poma, bastone e messa in piega perfetta, racconta che nel locale – che all’epoca col marito aveva chiamato bar “Sportivo”, aggiungendo più tardi il nome di famiglia – ci ha cresciuto i suoi figli. Tanti i ricordi: un caffè costava pochi centesimi e la tv non era ancora arrivata in ogni casa. Fu la sua fortuna: nel 1951 la sua divenne infatti la prima osteria della piazza a possederne una. E così i clienti venivano a guardare le partite di calcio: «Mi ricordo di Svizzera-Italia del 1954. Tutto il paese era qui a fissare quello schermino». La signora Poma aveva il compito di aggiornare le tabelle dei risultati sportivi esposte nel ristorante, dovere insolito per una signora a quei tempi: «Ma io mi facevo valere. Come quando i clienti urlavano troppo, presi dal gioco delle carte: mi bastavano poche parole per far sì che abbassassero il volume». «E poi mi ricordo le barche, qui, fra queste quattro mura». Barche? «Sì. Durante l’esondazione del Ceresio nel 1951». I danni che provocò e il lavoro che ci volle per ripararli si aggiungono alle reminiscenze dell’ultranovantenne.


Nicolao Ferrari, ex agente di polizia per il Comune di Riva San Vitale, ha passato tutta una vita
in piazza Grande. 

Uno dei pilastri del palazzo comunale segnala il livello raggiunto dal lago nel 1896 e nel 1951.


Monelli e beati
Il livello raggiunto dal lago quell’anno (ben 272,75 m s.l.m.) è segnalato su uno dei pilastri del palazzo comunale, edificio del XVI secolo iscritto nell’elenco dei monumenti storici. A mostrarceli è Nicolao Ferrari, una vita passata a fare l’agente di Polizia comunale, oggi pensionato e nonno. «Me la ricordo bene tutta quell’acqua. Ero un bambino ed ero contento di non dover andare a scuola per una settimana – racconta il 78enne –. In piazza, per il giorno di San Sebastiano, noi ragazzi ci appostavamo sotto i balconi delle case e, pentole e coperchi alla mano, facevamo la serenata alle zitelle: “Ti ta sa maridat püü”… Qualcuna divertita ci regalava delle caramelle, altre ci tiravano secchi d’acqua in testa. C’era da divertirsi». «Mi rincresce – confessa – aver dovuto contribuire all’eliminazione di questa usanza. Negli anni Settanta-Ottanta i ragazzi di paese hanno iniziato ad usare petardi e deturpare il nucleo. Come agente li ho dovuti fermare. Ma bloccando loro, anche le serenate di San Sebastiano sono sparite».
Molto più importante per Riva San Vitale è però la figura del Beato Manfredo Settàla. Ogni anno, in occasione dell’anniversario della morte, avvenuta il 27 gennaio 1217, in piazza Grande viene celebrata una sagra in suo onore. Come vuole la tradizione, questo fine settimana, accanto alle funzioni religiose nella Chiesa parrocchiale di San Vitale – a pochi passi dal cuore del villaggio –, vi sarà la distribuzione (organizzata dal Patriziato) alle famiglie residenti del borgo e patrizie dei pani benedetti (sabato), mentre bancarelle, tombola e la musica della Filarmonica comunale animeranno la giornata di domenica.


Il sindaco di Riva San Vitale, Fausto Medici, all’entrata del palazzo comunale, edificio storico tutelato dalla Confederazione e dal Cantone.


La riqualifica, fra applausi e critiche
La sagra è uno dei rari momenti in cui il traffico nel centro del paese viene bloccato. Occasione per parlare con i rivensi della riqualifica della piazza e dell’introduzione del limite di 30 km/h. Un progetto costato 1 milione di franchi e che a dicembre, in occasione della consegna del “Flâneur d’Or”, premio per infrastrutture pedonali, è valso al Comune una distinzione da parte dell’Associazione svizzera dei pedoni. La giuria, si legge sul sito del concorso, ha apprezzato la suddivisione dello spazio dei settori per pedoni e veicoli, il maggior spazio dato ai primi e la miglior visibilità dei collegamenti fra i percorsi. Inoltre, trova il nuovo limite di velocità su strada cantonale un «passo coraggioso e pertinente». Unica critica: in alcuni tratti le bande pedonali avrebbero potuto essere più larghe e proseguire ulteriormente.
Ma tra gli abitanti di Riva, i giudizi negativi non mancano. «Nonostante la zona 30, le macchine sfrecciano ancora. La piazza sarà pensata per i pedoni, ma di fatto non lo è», dice qualcuno. «Il selciato crea solo più rumore al passaggio delle vetture», aggiunge qualcun altro. «Nel complesso è spoglia, poco accogliente», aggiunge un terzo abitante. «La scelta architettonica – replica il sindaco di Riva Fausto Medici –, condivisa dall’Ufficio dei beni culturali e dall’Ufficio della natura e del paesaggio, recita che devono essere le facciate degli stabili a dare il colore alla piazza, non la pavimentazione. La zona 30 deve far rallentare. È utopico pensare che si possano azzerare i comportamenti degli automobilisti maleducati». La situazione, aggiunge, è anzi migliorata. Da 6.000 auto di passaggio al giorno si è passati alle attuali 3-4.000. Misurazioni confermano che la velocità massima raggiunta dall’85% dei mezzi di passaggio è di 31 km/h. «E grazie all’asfalto fonoassorbente – conclude – l’intensità del rumore è diminuita di 3 decibel».
Piazza Grande, punto d’aggregazione su strada cantonale, incrocio e centro storico, è un’agorà che divide e unisce.

Visita il sito internet di Massimo Pedrazzini

Il fotografo che ha realizzato le foto panoramiche per Cooperazione.

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