Doris Leuthard festeggerà il Natale a casa con familiari e amici, concedendosi del tempo per riposarsi. (Foto: Philipp Zinniker)

 

Pilates, sci e canto: Doris Leuthard come non l'avete mai vista

Intervista alla presidente della Confederazione 2017 sui dossier che l’attendono, con le sue riflessioni sul Natale e sul suo rapporto con la Svizzera italiana. — ANDREAS W. SCHMID E THIERRY DÉLÈZE

Doris Leuthard, nel 2017 rivestirà per la seconda volta la carica di presidente della Confederazione. Come si sente? Prova solo un sentimento di gioiosa attesa di fronte all’imminente incarico o anche di rispetto?
Anche di rispetto. Con il DATEC sono a capo di un grande Dipartimento che gestisce diverse attività. La nomina a presidente del Consiglio federale renderà quest’anno molto impegnativo. Specialmente in vista delle imminenti decisioni di principio che il Consiglio federale dovrà adottare e i cui preparativi richiederanno tempi lunghi. Naturalmente in me c’è anche un sentimento di gioiosa attesa dato che questo nuovo mandato si preannuncia ricco di entusiasmanti momenti e incontri. 

Quali sono i più attesi? 
Se non ci sono imprevisti la visita di stato in Svizzera del presidente cinese. I preparativi procedono a pieno ritmo. Per la Svizzera si tratta di un evento eccezionale, anche perché finora Xi Jinping non si è mai fatto vedere molto in Europa. 

Già durante la sua prima presidenza del 2010 ebbe l’occasione di fare incontri speciali.
Quell’anno incontrai capi di stato come Barack Obama, la cancelliera Angela Merkel o il presidente Nicolas Sarkozy. Anche il premier Silvio Berlusconi mi è rimasto particolarmente impresso… 

…per aver fatto le sue solite battute anche con lei?
Durante gli incontri Silvio Berlusconi si è rivelato un brillante oratore e una personalità affascinante. Tutto il resto legato alla sua sfera privata non mi riguarda (sorride). Da allora sono cambiate molte cose, ci sono stati diversi cambi al vertice. L’unica costante è Angela Merkel. Prevediamo quindi nuovi incontri. 

Durante questi incontri ci sono anche momenti più privati? 
In realtà sempre. Sono dell’avviso che non sia possibile creare un’atmosfera rilassata e costruttiva se ci si siede subito al tavolo assieme a tutti i collaboratori. Spesso preferisco incontrare i miei ospiti per un breve colloquio a quattr’occhi, mostrando per esempio loro le nostre montagne. Mi permette di istaurare un rapporto più personale. 

Può anche capitare che porti un suo ospite al mercato delle cipolle di Berna? 
Non credo che gli addetti alla sicurezza farebbero i salti di gioia. I nostri ospiti non riescono a credere quando dico loro che solitamente giriamo in città a piedi o in tram. Apprezzo molto il fatto che noi politici in Svizzera non abbiamo guardie del corpo e ci possiamo spostare liberamente durante il giorno. A volte con i nostri ospiti capita anche che mangiamo una fondue. Ci aiuta a stemperare un po’ la tensione e a rendere l’incontro meno formale. 

La fondue non è un piatto un po’ rischioso per gli ospiti stranieri? 
In effetti molti asiatici hanno qualche difficoltà con la fondue. Ma pare che a Xi Jinping piaccia, così mi è stato riferito. Il fatto che tutti intingano il boccone dentro lo stesso recipiente e condividano un simile piatto tradizionale può innescare effetti da non sottovalutare. Sicuramente è molto meglio godersi una fondue che affannarsi tra un appuntamento e l’altro e parlare solo di affari e di politica. 

Quali sono le sfide che la attendono nel 2017?
Sarà un anno incentrato sull’Europa. All’inizio dell’anno nell’ambito dell’iniziativa popolare contro l’immigrazione di massa dovremo attuare la decisione parlamentare, esprimere il parere sull’iniziativa Rasa e seguire gli esiti della Brexit. Il bilancio federale continuerà a essere un argomento caldo. È ancora al centro dell’attenzione per via di alcuni grandi temi ancora aperti. Dovremo soffermarci anche sul tema della politica della sanità. Il rincaro annuale dei costi è fonte di non poche preoccupazioni. Dobbiamo studiare a fondo la situazione e capire come avviare una riforma incisiva. 

Che cosa si augura per il 2017? 
Spero che non accada nulla di brutto in Svizzera. Che non ci siano incidenti aerei o non si verifichino attentati terroristici o qualche altro evento drammatico. 

Di recente il «Tages-Anzeiger» ha scritto su di lei: «Nonostante i dieci anni di servizio, Doris Leuthard non mostra alcun segno di stanchezza». Qual è il suo segreto? 
Il mio è un Dipartimento molto fiscale e complesso nel quale si lavora alacremente. A questo si aggiunge il fatto che spesso mi occupo di dossier controversi. Fortunatamente ho alle spalle un’équipe di collaboratori straordinari e molto motivati. Discutiamo molto tra noi ma alla fine remiamo tutti nella stessa direzione. Anche mio marito è molto importante e fa la sua parte non indifferente affinché io possa lavorare come ora. Anche quando il calendario è denso d’impegni cerchiamo però di ritagliarci del tempo per stare assieme. E poi ho la fortuna di aver bisogno di poco tempo per riposarmi. Non devo dormire dieci ore a notte per sentirmi in forma. Me ne bastano sei. Poi cerco sempre di fare brevi pause durante il giorno. Anche sport e movimento sono importanti per il mio benessere. 

È considerata un consigliere federale con senso dello humor e dalla risata sempre pronta.
Il saper anche ridere cordialmente tra di noi fa parte della cultura del nostro Dipartimento. Abbiamo così tanti dossier complessi e sterili sui quali dobbiamo prendere decisioni che questi momenti di distensione ci fanno solo bene. Ridere contribuisce ad allentare la situazione, specialmente quando in ballo ci sono questioni spinose. Ci rende umani e ci aiuta a dibattere assieme temi controversi in un clima più gradevole. 

Sicuramente era in vena di ridere dopo l’ultima votazione nella quale la popolazione svizzera ha respinto alle urne l’uscita accelerata dal nucleare. Ora la Svizzera ha tempo fino al 2050 per attuare la svolta energetica. C’è abbastanza tempo? 
Sì, ne sono convinta. Abbiamo già avuto una Svizzera senza nucleare. Ora andremo di nuovo in quella direzione. Ma serve tempo per riorganizzare il cambiamento. Non possiamo realizzare nuovi impianti energetici dall’oggi al domani. Ma anche l’uomo e l’economia devono fare la loro parte, adeguando i loro comportamenti, a casa, nel trasporto e negli edifici. Il primo pacchetto si fonda su interventi oggi noti e a prova di mercato e non prevede ancora grandi innovazioni tecnologiche, che però non tarderanno a venire. Sono per esempio convinta che tra qualche anno ci saranno sul mercato soluzioni che permetteranno lo stoccaggio di energia su vasta scala che ci saranno di grande aiuto al raggiungimento dei nostri obiettivi. Di fatto il nostro problema è solo d’inverno quando dobbiamo accendere il riscaldamento. Se riuscissimo a sfruttare la corrente raccolta durante l’estate anche per l’inverno, potremmo avvicinarci maggiormente al nostro obiettivo di una minore dipendenza dalle energie fossili. 

Lei invece cosa fa nel suo quotidiano per risparmiare energia? 
Ognuno può dare il suo contributo. Faccio attenzione a consumare poca energia. Casa mia viene riscaldata con una pompa di calore e nei periodi di mezza stagione con una stufa svedese. Nella casa di villeggiatura abbiamo installato un impianto fotovoltaico per la produzione di corrente. Ognuno dovrebbe valutare attentamente la propria situazione. Molti appartamenti per esempio hanno un boiler dell’acqua sovradimensionato che riscalda in continuazione. A volte bastano anche piccoli e semplici accorgimenti in fatto d’illuminazione, modalità standby o regolazione del riscaldamento per risparmiare sui costi in bolletta. Spesso sono davvero piccole cose che, sommate l’una all’altra, fanno lievitare i consumi. 

E per quanto riguarda i trasporti? 
Le persone sono sempre più mobili. Si può risparmiare energia anche scegliendo di viaggiare in treno o utilizzando veicoli a basse emissioni. La tecnologia si sta evolvendo a ritmi rapidissimi. Dieci anni fa avevamo auto che consumavano da 8 a 9 litri. Oggi ci sono modelli che ne consumano appena 6. Una bella conquista per la lotta ai cambiamenti climatici. 



Ai primi di novembre Coop ha inaugurato la prima stazione di rifornimento a idrogeno. Crede sia un modello da prendere come punto di riferimento per il futuro?
 
Sì, può sicuramente essere una delle soluzioni. Proprio per quanto riguarda i veicoli mi aspetto che gli utenti potranno scegliere tra diverse tecnologie. La stazione di rifornimento a idrogeno è sicuramente un primo passo positivo in questa direzione e lo sarà ancor di più quando la presenza di una rete più capillare farà diminuire i prezzi. 

Secondo il barometro delle apprensioni di Credit Suisse, tra i problemi che sembrano affliggere maggiormente gli svizzeri compaiono lo stress da sovraffollamento dovuto all’immigrazione di massa e il rincaro dei prezzi del trasporto pubblico. 
Per i prezzi del trasporto pubblico la Confederazione non ha alcuna responsabilità. A deciderli sono le imprese di trasporto. 

Lei però potrebbe opporsi e dire basta a ulteriori aumenti. 
No, non lo potrei fare. Quello che al massimo potrei dire è di porre un freno all’ampliamento dell’infrastruttura di trasporto. Nella prima tappa del pacchetto ferrovie abbiamo stanziato 3,5 miliardi di franchi, il Parlamento ha aumentato la cifra a 6,4. Questo ricade sui prezzi e spiana la strada a un altro pacchetto miliardario. Sarebbe opportuna una riflessione su come sfruttare meglio l’infrastruttura esistente; a maggior ragione in un Paese così piccolo come il nostro, dove spesso lo spazio a disposizione per ampliare ulteriormente le infrastrutture è limitato. Perché per esempio non utilizzare dove possibile treni a doppio piano? Per quale ragione non creiamo le condizioni per ridurre gli spostamenti delle persone durante gli orari di punta? Se distribuissimo meglio il numero di passeggeri nell’arco della giornata non saremmo costretti a effettuare un così drastico ampliamento dell’infrastruttura. Questo comunque non toglie che i prezzi siano certamente un argomento cruciale: dobbiamo ponderare bene la situazione affinché il treno continui a essere per tutti un mezzo di trasporto abbordabile e dal forte appeal. 

Dopo tutti questi anni nell’agone politico cosa le fa pensare di essere ancora sufficientemente vicina al popolo? 
Viaggio in treno ogni settimana e mi confronto con le persone. E vivo in un paese nel quale quando vado a fare la spesa non sono la consigliera federale ma una persona normalissima. La gente mi rivolge spesso la parola. Ascolto le loro preoccupazioni. Sono consapevole di vivere in una situazione privilegiata, cerco però di intercettare i problemi che angustiano il cittadino svizzero medio. 

Oltre a stress da sovraffollamento e rincaro dei prezzi del trasporto pubblico, quali sono le altre grandi preoccupazioni degli svizzeri? 
Senza dubbio l’aumento costante dei premi delle casse malati. È un argomento sul quale mi hanno interpellata spesso. Una famiglia del ceto medio con due bambini che non può usufruire di agevolazioni sul premio non se la passa molto bene. Un altro grande argomento e il timore di perdere il posto di lavoro. Molti «over 50» hanno la sensazione di non riuscire a stare più al passo con la digitalizzazione. La società deve occuparsi anche di loro. 

Facebook, Instagram, Snapchat e molti altri ancora, quali di questi social network utilizza? 
Nessuno. 

Perché? 
Dovrei aggiornarli regolarmente e non ne ho il tempo. Agli amici virtuali preferisco quelli veri. Il DATEC però ha un account Twitter. So che è importante per entrare in contatto con i giovani. 

Si sta avvicinando il Natale. Cosa significa per lei?
Da cattolica il Natale non è per me solo la festa, dove si scartano i regali, ma ha anche un significato religioso. Fa bene però sfruttare queste giornate per oziare, passare del tempo in famiglia e con gli amici e riposarsi. Meglio se accompagnati da una bella musica per meditare e da un buon libro. Il Natale lo festeggiamo in casa. 

Lei canta?
Sì. In famiglia è tradizione cantare assieme canti natalizi. 

Cosa si mangia a Natale in casa sua? 
Da noi in passato c’era sempre il tradizionale prosciutto, la spalletta, fagiolini secchi e l’insalata di patate. È stato per tantissimo tempo il nostro menu standard. Poi è arrivato il periodo della fondue chinoise. Questa volta chiederò a mia madre qual è il suo menu preferito e mi regolerò di conseguenza. 

Ha detto di avere sempre poco tempo per se stessa. Come lo usa? 
Mi piace comprare libri e i quaderni di Interia-Design che restano impilati in casa. Li leggo la sera prima di coricarmi ma raramente riesco a superare le dieci pagine (sorride). Per questo sono felice quando ho qualche giorno libero durante il quale posso dedicarmi al passatempo della lettura. 

Che cosa legge? 
Dipende dall’umore. A volte mi serve qualcosa per il cuore, altre per lo spirito. Il presidente della Nestlé Peter Brabeck mi ha appena spedito il suo libro che sicuramente leggerò durante le feste natalizie. E poi mi piacciono i libri che ti fanno sognare un po’. 

Pratica sport? 
Faccio pilates ogni settimana. D’estate nuoto e vado in bicicletta. D’inverno invece mi piace sciare. 

E che genere di sciatrice è? Una fanatica velocista che scende a tutta birra fino a fine della pista o più un tipo da aperitivo dopo sci? 
Mi piace sciare in tutta calma. Il bello a volte per me è anche fermarsi e fare una pausa ristoratrice. Ma non sono il genere di persona che già dopo la prima discesa deve andare a bere qualcosa. Mi piace anche fermarmi e ammirare il panorama. 

Per concludere due battute sul Ticino. Cosa le piace così tanto del Sud delle Alpi da spingerla a trascorrervi regolarmente le vacanze? 
Da parte di nonna ho una parte dei parenti in Ticino. Per questo da bambini eravamo spesso in Ticino e ancora oggi sentiamo un forte legame con questa terra. Gambarogno, dove ho una casa di villeggiatura, ha mantenuto ancora il fascino di un tempo. Mi piace assaporare il silenzio e la vista che si gode da lì. 

In che maniera il tunnel di base del San Gottardo avrà ricadute positive sul rapporto tra gli svizzeri tedeschi e i ticinesi? Al momento esiste un divario piuttosto marcato tra questi due territori. 
Sono convinta che la galleria contribuirà a rendere questa distanza meno grande. E per distanza non mi riferisco solo a quella geografica. I collegamenti più brevi si tradurranno in maggiori scambi. Spingeranno le persone di entrambe le parti a viaggiare in Svizzera, piuttosto che all’estero. Specialmente per i ticinesi, il tunnel sarà anche un’opportunità economica, per esempio per il turismo, ma anche per tutti quei pendolari che dal Bellinzonese si recano ogni giorno per lavoro nella Svizzera interna.

Doris Leuthard è nata nel 1963, ha studiato diritto all’Università di Zurigo e ha svolto stage a Parigi e a Calgary.

Dal 1999 al 2006 è stata membro del Consiglio nazionale in veste di deputata argoviese e dal 2004 al 2006 è stata presidente del Partito popolare democratico svizzero (Ppd). 

È stata eletta nel Consiglio federale nel 2006 assumendo la carica di capo del Dipartimento federale dell’economia. Il 2010 diventa invece capo del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle telecomunicazioni (Datec) e nello stesso anno occupa la carica di la presidente della Confederazione per la prima volta. 

Per il suo secondo anno di presidenza, l’auspicio di Doris Leuthard è che «non accada nulla di brutto in Svizzera. Che non ci siano incidenti aerei o non si verifichino attentati terroristici o qualche altro evento drammatico». Poco amante dei social media, dichiara di non avere account: «Dovrei aggiornarli regolarmente e non ne ho il tempo. Agli amici virtuali preferisco quelli veri».

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