Graffiti su un muro a Consonno. (Foto: Matteo Gianatti)

Dietro le quinte dei villaggi fantasma

Paesi evacuati negli anni ʼ60 e mai più ripopolati, una Las Vegas della Brianza caduta in rovina a causa di una frana. Visita alle "Ghost Town" della Lombardia — di Andrea Sceresini

L’ultima casa abitata sta in mezzo al bosco, di fronte a un capitello: qualche fiore, i muri in pietra, il ronzio dei mosconi. Esce il proprietario: è in canottiera, ha la barba lunga e i capelli bianchi. «Da qui in poi comincia la frana – dice, indicando la montagna –, c’è poco da vedere». Frazione Menesatti, Valmalenco, provincia di Sondrio: la «Pompei alpina», come la chiamano da queste parti. Tre paesi dai nomi dimenticati – Bedoglio, Cucchi, Piazzo – mille abitanti che non ci sono più. Erano gli anni Sessanta, quando improvvisamente scattò l’allarme. Arrivarono gli esperti, con le loro strumentazioni. Fu rilevato un immenso smottamento da 80 milioni di metri cubi che ogni anno, lentamente, si spostava di qualche centimetro verso il basso.

I villaggi vennero evacuati: oggi, a mezzo secolo di distanza, il costone continua ancora a scivolare – seppure con meno velocità – ma la grande frana non si è mai staccata. Le mulattiere sono state invase dalla vegetazione, così come l’antica scuola elementare di Cucchi, dove venivano a fare lezione tutti i bambini del circondario. Le alte case in pietra e legno sono avvolte tra il glicine e il sambuco. A terra, brandelli di quotidiani ingialliti che parlano degli incontri tra Kennedy e Krusciov. E ancora: strumenti agricoli arrugginiti, fiaschi di vino ricoperti di paglia, casse in legno, vecchi ricordi di un mondo che non c’è più. Sono le contrade-fantasma delle Alpi centrali: un universo affascinante e sterminato, in buona parte ancora da esplorare. «Con l’avvento dell’era dei consumi, in seguito a calamità naturali o più semplicemente per scelta personale, migliaia di persone hanno abbandonato i paesi di montagna per scendere nel fondovalle – racconta lo scrittore-alpinista sondriese Enrico Benedetti, che da anni si batte per la valorizzazione dei vecchi borghi alpini –. Oggi quei villaggi sono ancora lì, praticamente intatti. Parliamo di veri e propri musei a cielo aperto, poco frequentati dagli escursionisti e perciò quasi del tutto incontaminati». In Valchiavenna, sopra le cascate dell’Acquafraggia, poco lontano dal confine elvetico, sorgono i meravigliosi paeselli di Savogno e Dasile, un tempo contrapposti da una atavica rivalità ma oggi – entrambi – tristemente abbandonati.




Luoghi tristi ma suggestivi
Sempre in Valmalenco, a 1.200 metri di quota, ecco il villaggio-fantasma di Dagua, dove nei secoli passati – secondo una leggenda – venivano confinati i criminali condannati a lunghe pene. «I prati di Dagua erano famosissimi per la coltivazione della segale – ricorda Benedetti –. Vi abitavano almeno cinquecento persone, esisteva una scuola elementare, c’erano dei negozi e dei locali pubblici. Il declino è iniziato negli anni Sessanta, quando i giovani sono scesi al piano per lavorare in fabbrica. Oggi le messi biondeggianti hanno ceduto il passo al verde del bosco e delle sterpaglie. È il destino comune di questi luoghi: una sorte triste, ma al contempo ricca di suggestioni».



Un caso particolare è rappresentato dal grande sanatorio di Prasomaso, nei boschi a nord di Tresivio, in provincia di Sondrio: inaugurato nel 1910 – in delizioso stile liberty – ospitò migliaia di tubercolotici provenienti da ogni angolo d’Europa. Tra di essi, il leader comunista Bruno Fortichiari e il poeta Franco Berardelli, che quassù, nel 1926, scrisse alcuni tra i suoi versi più profondi: «Nell’aspra foresta di fronte/ al monte,/ che termina a picco,/ che domina il piano del fiume/ sonoro/ gli abeti ingialliscono, quando/ l’autunno ritorna». Abbandonati all’inizio degli anni Settanta, gli edifici furono letteralmente fagocitati dalla vegetazione. Addentrandosi nella macchia – con le dovute precauzioni – è ancora possibile visitare l’antica chiesetta annessa all’ospedale, i cui tetti spuntano a malapena oltre l’intrico degli aghifoglie.


Ieri, piscine e casinò. Oggi, rovine

Tra tutti i villaggi-fantasma delle Alpi, il più spettacolare resta probabilmente quello di Consonno, tra le colline a sud di Lecco. Qui nel secondo dopoguerra vivevano circa trecento persone, la cui placida esistenza fu improvvisamente sconvolta, in una calda giornata dell’anno 1962, dall’arrivo di un signore in decappottabile, con il doppiopetto scuro e gli occhiali da sole. Quel signore era il conte Mario Bagno, e aveva un progetto faraonico: radere al suolo la vecchia contrada per edificare al suo posto una immensa città dei divertimenti – la Las Vegas della Brianza. I lavori durarono qualche anno, poi si passò all’inaugurazione. C’erano campi da tennis e da golf, piscine, piste da ballo, alberghi, ristoranti di lusso, casinò. Il tutto, addobbato con finti cannoni, finte mura rinascimentali e un finto minareto che ancora oggi domina la collina.

«A Consonno il cielo è più azzurro», recitavano gli striscioni pubblicitari. Gli affari andarono bene per un po’, poi capitò il fattaccio: una frana precipitò sulla strada, le strutture dovettero chiudere i battenti e i turisti si spostarono verso nuove mete. Era il 1976: oggi, a quarant’anni di distanza, Consonno è ancora lì, con i suoi alberghi sbarrati, i muri imbrattati dai writer, e quell’improbabile minareto che svetta nel blu di fronte al Resegone. Molti registi sono saliti fin quassù per girare alcune scene dei loro film. Il più celebre è «Figli di Annibale», con Diego Abatantuono e Silvio Orlando. Nel 2009 molti edifici vennero devastati nel corso di un rave party illegale. «Il tempo è galantuomo», diceva Voltaire. Ma a volte sa anche essere spietato.

Come arrivarci
La «Pompei alpina» di Bedoglio, Cucchi e Piazzo si trova a circa cinque chilometri dal centro di Sondrio. Per raggiungerla bisogna precorrere la strada provinciale 15 della Valmalenco e imboccare la deviazione per Spriana. Per visitare i sanatori abbandonati di Prosmaso bisogna invece dirigersi a Tresivio, percorrendo la strada panoramica che da Sondrio conduce a Ponte in Valtellina.

Consonno invece si trova in provincia di Lecco, a pochi minuti di auto dal capoluogo. Imboccare la strada statale dello Spluga fino al paese di Olginate. Alla seconda rotonda prendere la via Belvedere, sulla destra, che con una serie di tornanti risale la collina e conduce direttamente al villaggio abbandonato.

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Pubblicazione:
lunedì 14.03.2016, ore 00:00


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