Con il dessert, un vino dolce spumante.

Pranzo pasquale: ecco i vini giusti

La preparazione del menu non può mancare di prevedere ľaccostamento giusto per ogni pietanza.

Sarà una Pasqua bassa quella che festeggeremo quest’anno, ma che non ci farà rinunciare ai piatti tradizionali quali il capretto al forno, o in casseruola, in modo da mantenerlo più morbido, oppure un cosciotto d’agnello. La carne di questi due animali si somiglia, ma non è uguale. Il capretto è un po’ più magro e il suo gusto è leggermente più pronunciato. Potremmo accostarvi un vino rosso corposo. Per un abbinamento regionale sceglieremo un Merlot del Ticino Riserva o un «cru», ad esempio un elegante Roncobello o un Montalbano Riserva. Vasta la gamma tra i vini esteri,  come un robusto Valtellina o un più caldo Nero d’Avola o ancora un elegante Pinot come un Pommard o un Gevrey-Chambertin. Sono vini un po’ costosi, da stappare in occasioni speciali. Con l’agnello, che è leggermente più grasso, si prediligono vini con una lieve presenza tannica: il Rioja o un Chianti Classico Riserva. Tra i vini ticinesi, quelli che hanno avuto un affinamento in botti grandi o un breve passaggio in barrique sono i più adatti. Se a Natale, alle nostre latitudini, il panettone è onnipresente, a Pasqua non si può chiudere il pranzo senza la colomba. Qui sono d’obbligo i profumi freschi del Moscato d’Asti, dell’Asti Spumante o della Clairette de Die.

VOCABOLARIO ENOLOGICO
Per chi si appresta ad assaggiare un vino, la prima cosa da osservare è la limpidezza. Questa caratteristica può essere definita con i termini: brillante (vino frizzante o spumante), cristallino (vini bianchi), limpido (rossi), abbastanza limpido e velato. Una leggera rifermentazione o un lungo invecchiamento può determinare una leggera torbidità, ma il termine «velato» descrive vini con molte particelle in sospensione e, salvo rare eccezioni come i «non filtré», è sintomo di una malattia o un’alterazione del vino.

Johannisberg vallesano 

Chamoson, con gli oltre 425 ettari di vigneti, è il più grande comune viticolo del Vallese. Qui il vitigno a bacca bianca Silvaner ha trovato il suo microclima ideale. Detto anche Johannisberg per ricordare la sua importazione a metà del XIX secolo dal Castello di Johannisberg in Germania, ha ormai assunto lo status di vera e propria specialità vallesana. Il Fleur du Rhône, con il suo giallo paglierino, stupisce per l’ampio bouquet fruttato caratterizzato da dolci note di mandorla. Raffinato e di carattere, al palato rivela sfumature minerali e un finale secco ed elegante ideale per esaltare ricette a base di asparagi bianchi, legumi, pesce e pollame.





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