Promessa del golf

Clarissa Cattori è un’atleta che a 15 anni aveva già vinto i campionati svizzeri assoluti. Adesso punta ancora più in alto. - di PATRICK MANCINI          

A soli 15 anni si era già portata a casa l’oro nei campionati svizzeri assoluti di golf. Oggi Clarissa Cattori di anni ne ha 17 e non ha smesso di stupire. La giovane di Avegno, tesserata per il Golf Club Patriziale Ascona, punta dritta ai campionati europei singoli, in programma per fine luglio in Svezia. «Per arrivarci devo piazzarmi tra le migliori sei ragazze della Svizzera. Al momento sono dodicesima. Posso farcela».
Il problema è che Clarissa è reduce da un 2015 piuttosto difficile. «Ho avuto qualche problema di salute, ho saltato diverse gare. Però non mollo. Mi sto rimettendo in pista. Ho partecipato a campi di allenamento in Spagna e in Sudafrica, e ai recenti campionati del Ticino ho centrato il secondo posto. Sto tornando quella di prima». La 17enne valmaggese è iscritta al secondo anno del liceo sportivo di Locarno. «Il mio programma si svolge in collaborazione con il Centro Sportivo di Tenero e con la Federazione Svizzera di Golf che mi permette di allenarmi con regolarità a Losone. A scuola riesco bene. Avere una cultura è importante, perché è difficile diventare una professionista del golf».
Una sfida contro se stessi. Una silenziosa «guerra» di nervi. Ogni partita di golf per Clarissa rappresenta una montagna di emozioni. «E pensare che avevo iniziato a giocare solo perché un giorno lo zio aveva regalato una mazza a me e a mia sorella. Doveva essere solo un gesto di gentilezza. E invece è scattato qualcosa»

Un omaggio alla storia

A Parigi, il calcio è una scoperta recente, emersa sotto la spinta di emiri che credono che il calcio sia un buon investimento. A Berlino, il pallone rimane cosa di poca importanza. A Londra, si respira invece un’altra aria, con una miriade di squadre che regalano spettacolo, ma che vincono poco. In 60 anni di storia di Champions, una sola coppa, per altro casuale, con il Chelsea costruito con i milioni di un magnate russo. Di controcanto, chi sta ai margini dell’Europa che conta in quasi tutto, in quel quasi trova gli spazi per fare meraviglie in zona gol. Capita da sempre sull’asse Madrid-Milano, dove il calcio è storicamente materia di discussione. Passione che può anche trascendere nella follia tutta latina di contorcersi le budella osservando 22 giocatori che rincorrono una palla e vincono. Venti edizione del trofeo più ambito. Per la seconda volta, la prima due anni fa già era un’eccezione, con due squadre della stessa città in finale: Real e Atletico. L’una di fronte all’altra non nella loro città, Madrid, ma a San Siro, nello stadio dei rivali storici. E non poteva esserci cosa più bella in omaggio alla tradizione e alla storia. Cancellando per una sera lucrose finali in Giappone e assurdi Mondiali in Qatar. 

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Testo: Patrick Mancini

Foto: Massimo Pedrazzini

Pubblicazione:
mercoledì 18.05.2016, ore 00:00


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