Protagonista anche dietro le quinte

Il fonico Fabrizio Piazzini, 31 anni, davanti alla consolle. È lui a curare la resa acustica di un concerto. – Mattia Bertoldi

Microfoni e amplificatori, mixer e casse stereofoniche. Qualunque sia il concerto in programma, alle spalle dell’artista di punta c’è sempre un fonico di sala che cura la resa acustica dell’evento. È questo il lavoro di Fabrizio Piazzini, classe 1982, che all’età di 21 anni ha lasciato Bellinzona per trasferirsi a Londra e inseguire il suo sogno. «Sono stati anni di gavetta: ho fatto lavori di tutti i tipi – tra cui il salumiere – e quando sono riuscito a entrare nel mondo dell’organizzazione dei concerti, il mio primo incarico è stato quello di caricare e scaricare camion stipati di cavi, casse e console. Poi però ti fai conoscere, stringi le prime collaborazioni e inizi a farti strada».

Il fonico Fabrizio Piazzini, 31 anni, davanti alla consolle. È lui a curare la resa acustica di un concerto.

Il fonico Fabrizio Piazzini, 31 anni, davanti alla consolle. È lui a curare la resa acustica di un concerto.
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Amy Winehouse, Gorillaz, Patrick Wolf e i Kula Shaker sono solo alcuni degli artisti con cui Fabrizio ha collaborato nel suo periodo londinese, interrotto nel 2011 dalla scelta di traslocare a Madrid. «Vivo vicino all’aeroporto: quando ti tocca prendere più di 100 voli all’anno per motivi di lavoro, ogni minuto conta. Poi ci sono i periodi vuoti: come fonico lavoro spesso su contratti brevi, periodici, e ci sono mesi in cui non ho nulla da fare e non so per quanto tempo sarà così. Allora mi metto al PC, lavoro sulla musica e cerco sempre di migliorarmi. Perché alla fine il telefono squilla sempre».

Nonostante le collaborazioni con alcune aziende televisive, è la musica che fa battere il cuore del giovane ticinese. «Quest’anno ho avuto la fortuna di lavorare in grossi eventi come il Glastonbury Festival e il Capital Radio Summertime Ball organizzato al Wembley Stadium, dove ho potuto “condividere” il palco con artisti di fama internazionale come Robbie Williams, Will.i.am e Justin Timberlake. Avevamo davanti quasi centomila persone! Ma se da un lato è una sensazione esaltante, dall’altro mi impongo sempre di rimanere concentrato. Non mi perdono mai eventuali errori, seppur minimi e ininfluenti. I tour sono la parte che amo di più: viaggiare in bus con la band, affrontare trasferte lunghe anche 15 ore, condividere tutto… Non è sempre facile, ma è molto appagante; vivi momenti indimenticabili, come il concerto di Amy Macdonald in Piazza Grande a Locarno durante l’ultima edizione di Moon and Stars. Avevo una mezza idea di guidare lei e il gruppo alla scoperta del Ticino, ma siamo ripartiti subito».

Elisa Netzer studia arpa (a livello di Master) alla Royal Academy of Music di Londra.

Elisa Netzer studia arpa (a livello di Master) alla Royal Academy of Music di Londra.
http://www.cooperazione.ch/Protagonista+anche+dietro+le+quinte Elisa Netzer studia arpa (a livello di Master) alla Royal Academy of Music di Londra.
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Un’arpa ticinese all’accademia di Sua Maestà»

Cooperazione: Come mai dopo gli studi a Parma, ha scelto Londra?
Elisa Netzer: Mi era chiaro che per poter migliorare come musicista dovevo sentire, vedere e provare cose nuove. Londra rappresenta uno dei perni culturali d’Europa e qui convergono artisti provenienti da tutto il mondo che possono essere decisivi per una carriera musicale.

Collabora con altri musicisti anche fuori dalle aule?
Certo, ed è anche grazie a questi incontri che ho potuto avere un’idea di come la musica è percepita negli altri continenti. Collaborare con una comunità così internazionale è molto arricchente.

I lati negativi del trasferimento?
Ho notato che diffidenza e senso di paura qui sono generalizzati, riscontrabili in molti aspetti della vita quotidiana. Rispetto al Ticino, non vedo quasi mai persone felici. Sulle facce di molti londinesi leggo spesso malcontento e molto nervosismo.

La cosa che ha più apprezzato?
Le agevolazioni riservate agli studenti! Entro gratis nella maggior parte dei grandi musei e ai concerti; con cinque sterline (7,20 fr.), posso ascoltare musicisti di fama internazionale.

Il tenore luganese che conquistò i teatri di mezza Italia

Nato nel 1796 a Lugano, Domenico Reina è morto ad appena 47 anni.

Nato nel 1796 a Lugano, Domenico Reina è morto ad appena 47 anni.
http://www.cooperazione.ch/Protagonista+anche+dietro+le+quinte Nato nel 1796 a Lugano, Domenico Reina è morto ad appena 47 anni.

Era basso di statura, aveva un fisico esile, eppure… seppe ammaliare con la voce i più importanti palcoscenici lirici dell’Italia dell’Ottocento. Domenico Reina, nato a Lugano nel 1796, si trasferì in giovane età a Milano e qui frequentò il conservatorio, arrivando a esordire come tenore all’età di 23 anni a Vicenza. Un anno dopo fu ingaggiato dal teatro municipale di Piacenza per la messa in scena di due opere di Gioacchino Rossini, cui seguiranno delle esibizioni a Torino e Trieste.

Dopo aver lavorato per un breve periodo in Inghilterra, riprese a cantare nel Belpaese ed entrò nella cerchia dei prediletti dei migliori soprani dell’epoca, che lo scelsero spesso come compagno di scena. Arrivò così a cantare nei più importanti teatri della nazione – dalla Scala di Milano (debuttò nel 1829 e vi ritornò più volte da protagonista) al San Carlo di Napoli, passando per il teatro La Fenice di Venezia.

La fama del Reina arrivò persino a Vienna, dove fu acclamato per buona parte del 1837. Tornato in Italia, proseguì la sua cavalcata trionfale nelle principali città fino ai primi anni Quaranta, quando una non meglio precisata malattia ne limitò il talento. Domenico Reina morì il 29 luglio 1843 e fu ricordato da un giornale del tempo «cortese di modi, onesto, e pieno di carità, marito affettuoso e padre amorosissimo».

Un ritratto del Reina

In «Domenico Reina – Biografia di un tenore luganese» (Casagrande, 1990), lo storico varesino Giorgio Appolonia offre un interessante affresco del mondo della lirica ottocentesca e traccia il percorso del tenore luganese in tutta Europa. MAggiori informazioni su: www.giorgioappolonia.com

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Testo: Mattia Bertoldi 
Foto: messe a disposizione
Pubblicazione:
lunedì 04.11.2013, ore 00:00


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