Questa è Cuba
al di là degli stereotipi

Buena Vista Social Club, oldtimer e sigari: è quanto ci si aspetta ed è anche quello che si trova. Ma chi vuole, può andare oltre i cliché e scoprire un Paese davvero affascinante.

Qui la vita è dura», dice Rosaria. «Ma non cambierei per nulla al mondo». L’ottantaduenne ha il viso raggiante e sfoggia un sorriso di oro lucente e qualche dente mancante. La signora dai capelli bianchi, originaria di L’Avana, non è la sola a pensarla così. Anche la turista capisce immediatamente il perché: Cuba è travolgente. Cuba è affascinante. Cuba è… Cuba! «Es Cuba! – questa è Cuba!». Lo senti dire così spesso che diventa un tormentone: «Es Cuba», quando dietro alla facciata fatiscente di una capanna di pescatori ci trovi un autentico gioiello, dove gustare la migliore anguilla in salsa teriyaki e il miglior ceviche della tua vita.

Baci di gioventù lungo il Malécon
«Es Cuba!», ahimè, anche quando l’autista perennemente in overbooking si dimentica qualcuno in albergo o quando l’ufficio di cambio, per l’ennesima volta, non può cambiare i pesos perché, per chissà quale motivo, per tre giorni non gli hanno consegnato la valuta.
Ma pazienza! In compenso in strada c’è parcheggiata una Cadillac rosa del 1959 e pochi metri più in là c’è il Malecón, l’affascinante lungomare di L’Avana che si estende per diversi chilometri, dove i giovani amoreggiano, oppure si passeggia, si pesca, si balla, si gioca a scacchi e si beve rum.  
E si «fa la vita» Eh sì: Cuba è anche questa, perché la povertà è tanta. Jineterismo, così viene definito il fenomeno che tocca indistintamente donne uomini. Il termine deriva dalla parola spagnola jinete («cavaliere») e viene usato a Cuba nella lingua parlata per definire una prostituta occasionale.
Il tutto avviene però nella massima discrezione e una donna può uscire tranquillamente da sola per strada. I turisti sono raramente vittime della criminalità, ad eccezione di sporadici scippi.


Lavoro in una fabbrica di sigari


La povertà aguzza l’ingegno
Il fascino garbato di Cuba non è casuale: dopo la rivoluzione socialista di Fidel Castro alla fine degli anni Cinquanta e il conseguente embargo, il Paese riesce a tenersi a galla, ma nulla di più. L’economia centrale è allo sfascio. C’è quindi un forte bisogno di idee e l’ingegno ai cubani sembra non mancare affatto. Ne è un esempio Pedro Miguel Díaz Reinoso, cinquant’anni suonati, che da 15 anni campa, modellando manichini di cartapesta per vetrine. È merce rara a L’Avana, dove per lungo tempo l’importazione è stata proibita. Come collante utilizza spaghetti: «A differenza di colla d’amido, farina o manioca, gli spaghetti si trovano quasi sempre» spiega. Nel frattempo ha ampliato la sua gamma di prodotti, vendendo sempre di più scenografie teatrali e oggetti d’arte. Il futuro non fa paura all’ultracinquantenne: «Le occasioni non mancano, basta saperle cogliere».
Un altro esempio è Gilberto Valladares, in arte Papito. Invece di disperarsi per le attrezzature antidiluviane del suo salone di parrucchiere, il 46enne ne ha fatto un cult. E ha così iniziato a ricevere in dono vere e proprie reliquie da barbiere mentre gli artisti locali hanno iniziato a creare opere ad hoc per il suo originale salone. Ma bisogna dire che, anche dopo 16 anni dall’apertura del salone, i prezzi da «Papitos Arte Corte» sono rimasti modici: un taglio professionale maschile costa solo 5 franchi e uno femminile 10. Papitos Arte Corte è ormai un’istituzione nella parte vecchia della città. Non solo perché il salone attira ogni giorno una fiumana di visitatori, ma anche perché nel 2009 Papito ha inaugurato un centro di formazione per bambini di strada, che hanno così la possibilità di apprendere il mestiere di parrucchiere. Inoltre, qui gli abitanti del posto possono farsi tagliare i capelli gratis.

Cohiba e Mojito
Non si può assolutamente lasciare Cuba senza aver fatto una capatina in una delle fabbriche di sigari. Il che significa fare un tuffo nel cubanismo più profondo, dato che sono tutte statali: bandiere cubane e manifesti con il ritratto di Fidel Castro adornano le pareti, sebbene dal 2008 il rivoluzionario cubano si sia ufficialmente ritirato dalla politica. Lungo i corridoi echeggia una voce femminile, la lettrice professionista dell’azienda, che legge articoli dal quotidiano nazionale «Granma». Intanto centinaia di lavoratrici e lavoratori sono indaffarati a sfilare foglie di tabacco, rollare sigari o a disporli in casse, potendo fumare tranquillamente a grandi sbuffate. E tutto questo ha un suo senso. «Ogni lavoratore ha diritto a cinque sigari al giorno», spiega Cristina, che guida i gruppi di visitatori lungo i vari padiglioni della fabbrica.
Chi visita Cuba non può quindi andarsene senza aver prima inalato una profonda boccata di un Cohiba o di un Montecristo. O aver bevuto un mojito, la bevanda nazionale a base di rum, zucchero di canna, acqua e foglie di menta. Ma attenzione: uno tira l’altro! La probabilità di vedersene servire uno già di mattina è nettamente superiore al rischio di passare un’intera giornata senza vederne uno.

Monumenti da non perdere
Ma la lista dei must-do del turista perfetto, soprattutto nella capitale di Cuba, non finisce qui: da non perdere la pittoresca Plaza Vieja con la sua fontana in marmo e le case con i caratteristici portici; la Catedral de San Cristóbal con le sue torri asimmetriche; il Capitolio ispirato alla Casa Bianca o il Bar el Floridita, locale prediletto dello scrittore Ernest Hemingway. Il viaggiatore, che svicola le grandi attrazioni per turisti per passeggiare per le vie della città, riesce a entrare subito in contatto con gli abitanti locali. Basti da esempio la turista svizzera curiosa che si è soffermata davanti ad una finestra aperta a osservare alcuni giovani intenti a provare un saggio di danza e che in men che non si dica è stata invitata ad entrare in casa con loro.

La politica resta un tabù
Insomma, i cubani sono persone molto cordiali e aperte. E tanto amano raccontarsi e parlare della propria vita, quanto ascoltare le storie dei visitatori. Se però si passa alla politica, molti si zittiscono. Nulla di strano: i controlli da parte dello Stato e il dispotismo sono tuttora all’ordine del giorno, esattamente come la corruzione e il nepotismo.
Il turista non se ne accorge, o solo in misura marginale. Qualche dubbio però ti sfiora la mente quando in uno dei ristoranti privati legali, aperto da soli cinque anni, si mangia l’astice. Il menu con antipasto e dolce costa, convertito nella nostra valuta, 8 franchi. Convenientissimo, penserebbe uno svizzero. Ma se si considera che uno stipendio medio cubano è attorno ai 30 franchi al mese, la spesa è assolutamente fuori dalla portata per i locali. A meno che (vedi sopra!) non si abbia un parente ai piani alti della politica o dell’amministrazione.

Non solo la capitale
Ma Cuba non è solo L’Avana. Vale la pena, ad esempio, farsi 345 chilometri per raggiungere Trinidad, una delle città coloniali meglio conservate dei Caraibi, dichiarata patrimonio mondiale dall’Unesco nel 1988. È in particolare sul calar della sera che le variopinte case in legno sfoggiano tutto il loro splendore, trasformando alcune casa particular (camere private in affitto) in veri gioielli. In un modo o nell’altro, questo tipo di alloggio è vivamente consigliato. Se paragonata, sotto alcuni aspetti agli hotel statali, la minor comodità delle casa particular è generalmente ricompensata dalla calorosa ospitalità dei suoi affittuari.
A questo punto, chi è stato a Cuba potrebbe infervorarsi a raccontare delle notti di salsa, del fascino delle ville dei potenti, ormai decadute, dell’ottimo cibo, degli indimenticabili incontri, dei paesaggi incantevoli. Ma come sempre in questi casi, le parole non bastano mai: bisogna partire, annusare, ascoltare, sentire. Ne vale la pena!  
E se tutto questo girovagare vi sembra troppo stancante, vi suggeriamo, prima di lasciare Cuba, di concedervi un paio di giorni sulle bianchissime spiagge di sabbia di Varadero. Non ve ne pentirete!
Questo viaggio è stato sponsorizzato da Edelweiss Air e Cuba Rial tours.

«

Le opportunità non mancano. Basta saperle trovare »

Pedro Miguel Díaz Reinoso, artista

Capitale:  L’Avana (La Habana).
Abitanti: circa 11,4 milioni
Lingua:  spagnolo.
Valuta:  peso cubano (CUP), per i turisti è in vigore il peso convertibile (CUC), che si può cambiare solo sul posto.
Formalità d’ingresso: Per l’ingresso nel paese, gli svizzeri devono essere in possesso di un passaporto con almeno 6 mesi di validità residua dalla data di partenza e di carta turistica. Quest’ultima è valida per soggiorni fino a 30 giorni e può essere acquistata subito prima della partenza al gate, in agenzia di viaggi o presso l’ambasciata cubana. È inoltre necessario documentare il possesso di un’assicurazione sanitaria che garantisca la copertura delle spese mediche per tutta la durata del soggiorno.
Norme doganali: 1 litro di rum e 50 sigari possono essere esportati in Svizzera senza il pagamento di tasse doganali. 

Diretti all’Avana
Dopo la stretta di mano fra il presidente americano Barack Obama e il capo di stato cubano Raùl Castro, si è scatenata una sorta di panico: «Andiamoci prima che arrivino gli americani!», è il motto di molti viaggiatori diretti a Cuba. Ma sono molti meno gli americani che da allora hanno preso d’assalto l’isola caraibica, degli europei. Se negli anni passati la soglia di un milione di visitatori veniva registrata a maggio, quest’anno è stata raggiunta già a marzo. Anche la compagnia aerea charter Edelweiss ha colto la palla al balzo e da maggio 2014 effettua una volta alla settimana un volo diretto da Zurigo a L’Avana. La forte domanda ha spinto la compagnia ad inserire un secondo volo settimanale (giovedì/domenica). La società «Cuba Real Tours», con sede in Svizzera, offre la possibilità di immergersi nella cultura del paese in un modo molto speciale, conoscendo il paesaggio e i suoi abitanti.

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Testo: Regula Bättig
Foto: Shane Wilkinson, Regula Bättig
Pubblicazione:
lunedì 02.11.2015, ore 00:00


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