Da Ricola all'Ovomaltina. È una Svizzera che si fa apprezzare e applaudire.

Svizzera superstar: cosa ci rende famosi all'estero?

Non solo cioccolato e formaggio. Quali sono i prodotti che ci rappresentano e ci fanno apprezzare nel resto del pianeta? – NICOLAS BOLLINGER

È molto probabile che uno svizzero che si rechi in Tailandia trovi tra gli scaffali del supermercato un articolo che potrebbe risultargli vagamente famigliare: l’Ovomaltine. Con la sola differenza che qui la chiamano Ovaltine e, a detta di tutti, è un antico prodotto tailandese. Plagio senza ritegno? No! E per capirlo bisogna fare un passo indietro. Nel 1919, per la precisione, quando nel Paese le ferite inferte dalla Prima Guerra Mondiale erano ancora aperte. Il 1919 non è solo l’anno nel quale Carl Spitteler è il primo svizzero a vincere il Nobel per la letteratura, ma coincide anche con la decisione della ditta bernese Wander di tentare di conquistare i mercati oltreoceano e aprire la sua prima fabbrica a Chicago, ponendo così la pietra miliare di un trionfo che darà presto a Ovomaltine visibilità mondiale. Anche in Tailandia il successo è figlio della storia: la filiale tailandese è stata, infatti, una delle primi succursali estere fondate negli anni ’20 da Albert Wander, l’inventore dell’Ovomaltine. E questo non è che l’inizio. Al ritmo quasi biennale, la bevanda di malto d’orzo si schiude nuovi sbocchi di mercato: Canada, Argentina, Brasile, Columbia, Australia, India, Singapore e Malesia. Oggi Ovomaltine è venduta in 110 paesi e ogni giorno se ne consumano 7 milioni di tazze.


Biscotti «al burro» presenti a Parigi.

Ricola: una caramella tra lifestyle e medicina
Nel 2015 la Svizzera ha esportato all’estero quasi 3,3 milioni di tonnellate di generi alimentari e voluttuari. L’Ovomaltine non è che un esempio del fortunato commercio con l’estero di prodotti alimentari svizzeri. Un’altra case-story emblematica è quella di Ricola. Nel 1930, il mastro panettiere Emil Richterich fondò nel suo paese natio di Laufen la fabbrica di pasticceria Richterich & Compagnie. Assieme ai suoi collaboratori, sviluppò diverse specialità di caramelle che vendeva all’interno della regione. Nel 1940 prepara per la prima volta la ricetta ancora oggi utilizzata per l’arcinoto zucchero alle erbe. Con l’inusuale forma a mattonella e il sapore di 13 erbe naturali, questo prodotto diventa in un secondo momento la base sulla quale Ricola AG costruirà il suo successo planetario. Da piccola realtà a conduzione famigliare, la ditta cresce e diventa un’azienda milionaria che conquista  più di 50 mercati esteri e vi realizza il 90% circa della cifra d’affari complessiva. Ogni anno Ricola produce circa 6 miliardi di caramelle e trasforma 1.400 tonnellate di erbe fresche. Numeri che probabilmente sono destinati a crescere ancora, specialmente con l’ingresso dei mercati emergenti come l’Asia e l’Europa orientale. Ma anche in Messico, dove il prodotto è disponibile dal 2014, le caramelle stanno godendo di un numero sempre più nutrito di aficionados. A cosa si deve il successo di Ricola in tutto il mondo? Forse perché la caramella è immediatamente associata alla natura, ai prati alpini ricoperti di erbe e quindi all’immagine più stereotipata che si ha della Svizzera? Secondo Nadja Lutz, responsabile comunicazione di Ricola, il suo successo ha a che fare con la versatilità di tutti i prodotti Ricola: «In America Ricola è considerata una caramella contro la tosse e non un dolciume. In Asia siamo visti più come un prodotto lifestyle».

Formaggio e cioccolato
Ricola è l’esempio emblematico di come all’estero la Svizzera abbia saputo farsi un nome anche grazie ad altri generi alimentari che non sono necessariamente solo il formaggio e il cioccolato. Pur essendo prodotti che interpretano i cliché più tipici della Svizzera, detengono un ruolo fondamentale nell’export svizzero, perché rientrano pur sempre tra i pochi cibi svizzeri a godere effettivamente di una certa notorietà a livello mondiale. Per quanto riguarda il cioccolato, l’economista Ha-Joon Chang, docente a Cambridge, spiega così il fenomeno: «Per prima cosa è un riconoscimento dell’invettiva svizzera e della ricerca della perfezione. Ma l’aspetto più interessante del cioccolato svizzero è che la gente è convinta che sia la sola cosa che la Svizzera produce», dichiara alla piattaforma di informazione swissinfo.ch.

Le Kägi fret di Marylin Monroe
Per quanto concerne l’esportazione di cioccolato in Svizzera, Chocosuisse, la Federazione dei fabbricanti svizzeri di cioccolato, può ritenersi estremamente soddisfatta. Lo scorso anno le esportazioni di cioccolato sono salite nel complesso di 2,5 punti percentuali, raggiungendo la quota di 845 milioni di franchi, pari a una quantità di circa 115.433 tonnellate. I principali acquirenti sono stati Germania, Gran Bretagna e Francia. Mentre gli svizzeri nel 2015 hanno consumato quasi il 6% in meno di cioccolato, la situazione al di fuori dell’Europa è nettamente più favorevole. Da anni in paesi come Giappone, Singapore, Australia ed Emirati Arabi Uniti si registra un consumo crescente e inarrestabile di cioccolato. Non stupisce quindi che dal 2011, per potere essere vicina anche all’estero ai suoi consumatori e distributori, la Kägi del Toggenburg, azienda dalla lunga tradizione, abbia aperto uffici ad Hong Kong e a Dubai. Oggi la Kägi Söhne AG esporta i suoi wafer al cioccolato e i suoi biscotti in una trentina scarsa di mercati e smercia all’estero quasi la metà (47%) della sua produzione. Le basi furono gettate nel 1955, quando 155 scatoloni pieni di prodotti Kägi si imbarcarono per un lungo viaggio transoceanico: da Lichtensteig, ai piedi del gruppo del Churfirsten – dove i wafer sono ancora oggi prodotti – attraverso il Canale di Panama fino a Los Angeles. Fu il primo articolo esportato dall’azienda a conduzione famigliare. Alla fine degli anni ’50, Fred Hubbs, allora importatore della Kägi, non portò in America solo la novità del Kägi fret, ma era solito invitare a casa propria diverse celebrità dello star system alle quali faceva assaggiare i wafer al cioccolato. Da quel giorno, così perlomeno vuole la leggenda, Marilyn Monroe, celebre icona hollywoodiana scomparsa, gli chiederà a ogni incontro: «Do you have it?». Una domanda alla quale Hubbs replica con: «What, cigarettes?». E Marilyn: «No, this Swiss-fret!»


Non è un plagio: così, in Tailandia  Ovomaltine si vende di più.

L’Ovomaltine si adatta  
I produttori di generi alimentare sanno bene che per raccogliere proseliti da una parte all’altra del mondo è necessario assecondare e abbracciare i gusti, le abitudini e le usanze specifiche di un certo Paese, modificando la ricetta originale, sia dal punto di vista del sapore, che del design e del nome. Wander ha saputo sviluppare alla perfezione questa strategia di mercato come forse nessun altra ditta svizzera. Ed è forse proprio per questo che Ovomaltine registra il più alto consumo pro capite non in Svizzera, ma in Tailandia. Mentre tutte le Ovomaltine destinate al mercato europeo provengono dallo stabilimento bernese di Neuenegg, Wander possiede in tutto il mondo tre società affiliate che sono a loro volta centri di produzione regionale di Ovomaltine. In tutto il mondo sono più di 30 le diverse ricette di Ovomaltine, otto delle quali solo in Tailandia, e tra queste anche una dalle note esotiche con una miscela di soia. Anche la composizione degli ingredienti disponibile negli scaffali dei supermercati fuori dal territorio svizzero ha un sapore completamente diverso di quello dell’Ovomaltine che conosciamo qui. Poiché gli europei prediligono un cacao più dolce, per il mercato locale la polvere di Ovomaltine viene arricchita di zucchero cristallino. Anche il colore cambia a seconda del mercato: l’Ovomaltine in vendita in Africa è nettamente più chiara di quella svizzera. In Africa un colorito marrone chiaro è associato a un maggior contenuto di latte e quindi considerato migliore a livello nutrizionale. Nei paesi occidentali, invece, un quantitativo maggiore di cacao è solitamente indice di una qualità migliore; ecco perché da noi la polvere è più scura. Non bisogna poi dimenticare che in molti Paesi la bevanda è disciolta in acqua anziché nel latte. Tutto questo si riflette sulla fase di sviluppo dell’articolo: in questi prodotti la polvere di latte deve essere già inclusa nella ricetta. In Tailandia, invece, le bevande miscelate non si preparano con l’acqua o con il latte, ma con un latte condensato allungato che ovviamente cambia completamente la percezione del prodotto al palato. Persino il nome del prodotto cambia: per il mercato inglese, Wander ha per esempio deciso di modificare il nome originale del suo prodotto in Ovaltine, così da semplificarne la pronuncia. Ecco perché non è un plagio.


Leader europeo nel riso equo: la riseria Brunnen.

La sostenibilità è vendibile

La Svizzera esporta sempre più generi alimentari da produzione sostenibile. Le aziende Coop, Chocolats Halba e la riseria Reismühle Brunnen, lo dimostrano. Anche chi non ne conosce il nome, avrà mangiato almeno una volta nella vita un cioccolato Halba. «Chi da Coop sceglie un cioccolato a marca propria, il 99,9% delle volte acquista uno dei nostri prodotti», precisa Andreas Hasler, responsabile marketing e vendite di Chocolats Halba. Che sia Qualité & Prix o Naturaplan, il cioccolato proviene dalla Halba ed è prodotto in maniera equa e solidale. L’azienda, infatti, acquista il 97% delle fave di cacao da cooperative certificate Fairtrade in Ghana, Ecuador, Perù e Honduras. «I consumatori ci tengono sempre di più a sapere in che condizioni è stato prodotto il cioccolato che acquistano». Insomma, esiste una chiara tendenza verso una maggiore sostenibilità. Lo si nota anche nelle esportazioni. Negli ultimi dieci anni Halba è cresciuta del 44%, grazie soprattutto al commercio estero. Oggi l’azienda vende ogni anno 3.500 tonnellate di cioccolato all’estero, tendenza al rialzo. Anche la riseria Brunnen (SZ), appartenente a Coop, punta tutto sulla sostenibilità. Ogni anno lavora 11mila tonnellate di riso e più di 40 varietà di riso. Il 40% finisce negli scaffali di Coop, il resto va ad altri operatori ed è destinato all’esportazione. Una scelta che conviene: con una quota di più del 50% sul mercato del riso europeo Fairtrade, la riseria è leader nel settore.

Foto: Getty Images, Christoph Kaminsky, Freshfocus, Diego Levy, Illustration: Wojtek Klimek

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.

LEGGI ANCHE…


L'appuntamento quindicinale

Le analisi e le opinioni di Ceroni su Cooperazione



Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?