(Foto: Massimo Pedrazzini)

Raffaella Bobst: «Ogni oggetto sacro ha una storia»

L'INCONTRO — Da sempre affascinata dagli antiquari e dalle botteghe di restauro, fa della sua passione la sua attività. Ridando splendore a opere antiche. — DENYSE BERTONI

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Restaurare è preservare la storia per mantenere viva la nostra identità »

Raffaella Bobst

Nelle valli del Cantone Ticino, religione, tradizione e cultura si fondono. Fin dall’antichità gli edifici sacri sono il luogo privilegiato per l’incontro fra l’uomo e Dio. Grazie a devoti benefattori, fra cui non pochi emigrati, le chiese sono oggi ancora ricche di arte e di storia. E lo sono anche le cappelle incontrate lungo quei sentieri estirpati alla roccia per favorire la transumanza, erette per «Grazia Ricevuta» o in ricordo di una famiglia emigrata in luoghi lontani. Qui troviamo immagini devozionali realizzate da artisti famosi oppure sconosciuti, che in modo sapiente hanno saputo rappresentare con le proprie mani scene di vita quotidiana tra fede e fatiche, documentando con dovizia di particolari luoghi, usi e costumi del tempo. Oggi queste testimonianze sono un segno importante della nostra identità, cui fanno da cornice l’arte e la natura, in un paesaggio quasi incontaminato.

Da sempre affascinata e attratta da ogni forma d’arte, Raffaella Bobst già da bambina provava per l’opera antica sentimenti di profondo rispetto e curiosità. L’atmosfera delle botteghe di restauro e degli antiquari, gli oggetti lignei impolverati e ammassati in un angolo l’hanno spinta a sviluppare l’interesse per tali opere e intanto a mettere nel cassetto il sogno di poterli un giorno riportare al loro originario splendore.

La realizzazione di un sogno

«Al termine delle scuole dell’obbligo e della formazione professionale presso lo CSIA, ho proseguito la mia specializzazione lavorando per due studi di Architettura in Ticino. Poi, spostandomi oltre Gottardo, ho ampliato le mie conoscenze linguistiche e sviluppato una particolare attenzione al dettaglio, grazie anche alla mia collaborazione a un progetto per la tutela di antichi edifici rurali». La pratica sul territorio, la raccolta di dettagli e la certosina pazienza nel riportare sulla carta i rilievi di vari edifici, hanno profondamente influenzato il suo percorso professionale e riacceso l’interesse per il restauro. «Il mio sogno nel cassetto vide finalmente la luce quando, nel 1993, mi trasferii a Firenze, città d’arte ma anche città del restauro». Gli studi intrapresi nella città toscana, all’Istituto Spinelli e presso il laboratorio di restauro Martelli, hanno permesso a Raffaella di muoversi con maestria nelle varie botteghe. «Mettere mano a oggetti lignei antichi di ottima fattura, entrare nell’ottica della conservazione e della tutela, ridare vitalità e bellezza è anche una forma d’espressione artistica, ma nel pieno rispetto del manufatto originale». Un soggiorno dunque arricchente, quello a Firenze, che ha tracciato nella persona di Raffaella un segno indelebile, accrescendone la passione e l’interesse per il patrimonio storico e artistico. 

Terminata l’esperienza fiorentina nel 1997, il suo rientro in Ticino le ha riservato, all’inizio, non pochi problemi, superati grazie alla tenacia e all’esperienza acquisite in Italia e ai continui aggiornamenti, che le hanno permesso di continuare a operare con competenza e professionalità. «Il restauro contempla una gamma infinita di manufatti: dalle tele agli stucchi, dagli affreschi ai legni, dal metallo alla terracotta e altro ancora». 

Per Raffaella, la sua specializzazione è il risultato dell’ubicazione del suo atelier in valle. «I primi lavori che mi sono stati portati erano candelabri, statue e crocifissi. Anche se alcune di queste opere appartengono a privati, l’origine è nella maggioranza dei casi religiosa. Ogni oggetto sacro ha una storia e di fronte al suo passato l’arricchimento interiore è immenso. Lo ritengo un dovere fare in modo che la storia di tali oggetti possa tramandarsi nel tempo».

L’atto del restauro consiste nel ridare splendore a opere artistiche intaccate dal tempo o abbandonate all’incuria. «Intervenire sugli oggetti sacri non è evidente. I problemi sono sempre in agguato. Degrado strutturale, manutenzione carente, o del tutto assente, interventi posteriori, incendi, alluvioni, erosioni da parassiti sono i fattori che maggiormente recano danno alle opere. Dunque la scelta dello specifico tipo d’intervento è fondamentale. Così come una buona lettura – un vero e proprio esame del pezzo – permette all’operatore di agire in modo non invasivo a tutela dell’oggetto. Tutela e cura rientrano infatti nella deontologia del restauratore, tanto quanto la collaborazione con altri specialisti e l’apertura a metodologie moderne che facilitano recupero e conservazione».

Il legame con il territorio e la storia, Raffaella lo esprime anche con la passione per la coltivazione della vite, attività che condivide con il compagno Ivano. Nel loro appezzamento, vecchi vitigni poggiano su impalcature di legno e granito, conferendo al paesaggio circostante una particolare armonia. E per Raffaella, appartenenza a un territorio significa anche essere parte attiva del comune. Così nel 2012 entra a far parte del Consiglio Comunale di Maggia.

Gli oggetti di Raffaella Bobst:

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