Sarà lui il numero uno al mondo? 

Simone Ragusa nei prossimi giorni a Mendoza, in Argentina, parteciperà al mondiale per sommelier. — di ANDREA CONCONI

Ho incontrato Simone Ragusa al Hotel Spendide Royal di Lugano, qualche settimana prima della sua partenza per Mendoza, dove sfiderà concorrenti provenienti da sessanta paesi per aggiudicarsi il titolo di miglior sommelier del mondo. Simone è modesto, riservato e sempre sorridente. Ci accoglie assieme al direttore Giuseppe Rossi nella hall dell’albergo. Qui, appena terminato il concorso, sarà lui a gestire la splendida cantina dell’albergo che avrà in carta oltre 400 vini di cui una grande selezione di vini locali. Sarà pure il curatore di un progetto nella sala dei cocchieri. Alla nostra domanda se si senta pronto per il concorso ci confessa «è da quando andavo a scuola che non studiavo così tanto, non pensavo che prepararsi per il mondiale fosse così impegnativo. Mancano poche settimane e le ore che trascorro sui libri a studiare non si contano più – spiega –. Uno dei vantaggi della professione alberghiera è quella che ti permette di viaggiare. Per scelte professionali non ne ho sempre approfittato. Finito il liceo, sono partito per Dublino a lavorare come cameriere. Sono cresciuto a Luino e durante le vacanze estive lavoravo nei bar sul lungo lago e mi è sempre piaciuto il contatto con la gente. Finita questa esperienza sono venuto a Lugano al Lido Seegarten dove il Maître Mainelli mi ha stimolato nella professione e incitato a diventare sommelier. Mi regalò un cavatappi col quale ho aperto migliaia di bottiglie e che adesso conservo come una reliquia. In quegli anni ho frequentato il corso di sommelier tenuto da Davide Comoli e organizzato dall’ASSP Associazione Svizzera Sommelier Professionisti. Ottenuto il diploma, era il momento di scoprire altre realtà e sono partito prima per Parigi, dove ho lavorato presso il ristorante Il Vino di Enrico Bernardo (miglior sommelier del mondo 2004) in qualità di commis-sommelier e l’estate successiva come sommelier responsabile presso il Ristorante La trattoria italiana di Alain Ducasse a Montecarlo. Il soggiorno in Francia mi ha permesso di scoprire i vini della Bourgogne, i cui Pinot e Chardonnay li adoro e li ritengo, assieme ai Nebbiolo, tra i più grandi vini al mondo. Rientrato a Lugano al Lido Seegarten le mie esperienze e la passione mi hanno permesso di continuare ad approfondire le mie conoscenze al punto che la mia professione è diventata anche una passione che coltivo come un hobby. Inoltre vivere in una regione viticola qualitativa come il Ticino, di cui apprezzo l’eleganza dei suoi Merlot e la versatilità di cui i produttori ticinesi sono capaci di proporre questo vitigno, c’è sempre qualcosa da scoprire. Sono un amante dei vini e li rispetto talmente, che non mi ubriaco mai o rarissimamente. L’ultima volta è stato dopo aver vinto nel novembre 2014 il titolo di miglior sommelier svizzero, ma penso che lì fosse un concatenarsi di variabili, stanchezza, euforia e sicuramente qualche flûte di Champagne di troppo, ma la vittoria era così inattesa che non si poteva non festeggiarla». 

A difendere i colori rossocrociati 

A tre anni di distanza dal trionfo di Paolo Basso a Tokyo dove è stato incoronato miglior sommelier del mondo, ecco che la Svizzera, o meglio il Ticino, invia in Argentina un altro candidato ad affrontare 60 colleghi provenienti da ogni parte del mondo. Italiano di nascita, ha lavorato in Francia e difende i colori svizzeri com’è possibile? «Sono nato, come detto, a Luino, ma professionalmente sono cresciuto in Svizzera. Questo permette al concorrente, se nelle edizioni passate del concorso non ha rappresentato un’altra nazione, di poter vestire i colori della nazione in cui opera o vi è cresciuto professionalmente. Inoltre l’anno scorso la nostra professione è finalmente stata riconosciuta con il diploma federale. Quindi mi sento italiano di nascita, ma svizzero professionalmente. Sarà un mondiale duro, le prove sono impegnative. Bisogna conoscere la geografia mondiale viticola, anche quella delle piccole realtà, ma che sono rappresentate ai mondiali dai vari concorrenti. Nella parte tecnica bisogna saper eseguire in maniera perfetta il servizio del vino, temperatura, decantare, stappare in maniera corretta una bottiglia di Champagne eccetera. Vi è poi la parte descrittiva della degustazione e l’abbinamento corretto vino e cibo, che non necessariamente sono i piatti di cui siamo abituati a conoscere i sapori.  Infine c’è la correzione della carta dei vini con ortografia e denominazioni esatte. Insomma un esame a 360 gradi». Ormai Simone sarà giunto a Mendoza con la piccola delegazione di sommelier svizzeri al seguito e capitanata dal suo presidente Piero Tenca. Come prima di ogni gara che si rispetti gli si è chiesto qual è l’obiettivo. «Sarà dura, perché i concorrenti sono agguerriti e sicuramente ben preparati, il mio obiettivo sono le semifinali, vuol dire essere tra i primi 12. Vedremo».


Foto: Sandro Mahler

CLICCA QUI PER TORNARE ALL'HOMEPAGE
CLICCA QUI PER ANDARE ALLA RUBRICA «INCONTRI»

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.

LEGGI ANCHE…


L'appuntamento quindicinale

Le analisi e le opinioni di Ceroni su Cooperazione



Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?