Con il machete e la maglietta del Bayern: un laotiano raccoglie delle canne di rattan.

Rattan dal laos per i cestini di pasqua

Chi compra un cestino di Pasqua protegge la foresta tropicale del Laos. E contemporanemente sostiene i contadini della regione del Mekong. — FABIAN KERN

Rattan? Mi vengono in mente mobili da giardino intrecciati – e naturalmente cestini di ogni grandezza. Ma che aspetto ha la palma del rattan in natura e da dove viene? Almeno nel caso del cestino di Pasqua Oecoplan, che ogni primavera fa registrare un’impennata nelle vendite, sappiamo tutto: proviene dalla provincia di Bolikhamxay, nel cuore del Laos. Lì il WWF undici anni fa ha lanciato un progetto per salvaguardare le foreste tropicali dell’Asia sudorientale. A causa del loro sfruttamento eccessivo nel vicino Vietnam, molte varietà di rattan erano minacciate di estinzione nella regione del Mekong. Nel Laos la palma del rattan, tuttavia, cresce ancora rigogliosa – anche grazie a un divieto di esportazione per le materie prime. Il WWF ha così avuto l’idea di unire un progetto per la protezione della natura a uno di politica sociale, trovando in Coop un partner che garantisce lo smercio dei prodotti e la certificazione FSC. Il «Forest Stewardship Council» è sinonimo di uno sfruttamento sostenibile delle foreste e di una filiera dei prodotti forestali trasparente.

Non c’è rattan senza  foresta
Nella provincia di Bolikha-mxay si vive da sempre di agricoltura: piccoli campi di riso, e, a volte, anche l’allevamento di qualche capo di bestiame. La stagione delle piogge condannava i contadini  all’inattività. Il progetto rattan ha però cambiato le cose. Gli agricoltori ora raccolgono le palme nella stagione asciutta e durante il tempo delle piogge intrecciano le canne, producendo cestini, in parte destinati anche all’esportazione.


Esistono circa 600 varietà di rattan, ma sono solo due quelle impiegate per produrre i cestini di Pasqua di Oecoplan: il Calamus solitarius e il Calamus gracilis. Le canne di queste varietà di rattan sono porose ed elastiche. Dopo essere state raccolte, vengono sbucciate e fatte bollire nell’acqua per renderle più elastiche e per uccidere i parassiti. Soltanto dopo l’asciugatura gli abitanti del villaggio possono cominciare a intrecciarle.
La pianta del rattan è poco adatta alle piantagioni e, se viene sradicata al momento della raccolta, come si faceva prima in Vietnam, non ricresce più. Le palme di rattan in Laos vengono pertanto tagliate. E anche la quantità di raccolto viene regolata attraverso un piano di sfruttamento, a cui si attiene ogni villaggio. Così il patrimonio forestale viene salvaguardato.
Controllare se i villaggi si attengono ai piani di raccolta è un obbligo, anche se in pratica si riduce a una formalità. I contadini del Laos, infatti, grazie al reddito supplementare che viene loro garantito, ora guadagnano mediamente il 30 per cento in più. I laotiani sono così diventati i migliori guardiani delle loro foreste, poiché in questo modo proteggono la loro principale fonte di sussistenza. Il 17 per cento di quanto guadagnato con il commercio del rattan confluisce, infatti, in un fondo comune per la formazione e la salute. Tutto questo conferisce automaticamente al marchio «Made in Laos» un’aura tutta diversa.

www.fattinonparole.ch

TORNA ALLA RUBRICA SOSTENIBILITÀ

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.


ARTICOLI IN EVIDENZA



La nuova Katy Perry,
“testimone” del pop

È l’artista che ha venduto di più in digitale e la persona più seguita su Twitter nel mondo. Diva del nuovo millennio, Katy Perry è famosa per i look intriganti, imitati da milioni di fan, e per il suo pop prorompente e orecchiabile.


*****

Gabriele Pezzoli e
la sua «Folksong»

Barbecue vegetariano Chi l’ha detto che grigliata è sinonimo di carne? Assieme al pianista Gabriele Pezzoli, attento all’alimentazione, scopriamo halloumi, paneer, ma anche ananas alla griglia.

*****





Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?