Renato Giovannoli: la biblioteca di Babele e gli errori di Borges

L'INCONTRO - Tutto inizia con dieci giorni a letto. Il giovane Renato scopre un libro e da quel momento il mondo non sarà più lo stesso.

Una biblioteca infinita, vasta come l’universo, costituita da sale esagonali e piena zeppa di libri che sono il risultato di tutte le possibili combinazioni dei caratteri alfabetici. Questa è la fantastica «biblioteca di Babele» immaginata dallo scrittore argentino Borges in un racconto che ha fatto sognare matematici, filosofi, bibliofili e… bibliotecari. Pochi possono apprezzarlo al pari di chi lavora quotidianamente con libri, ricerche e catalogazioni. Renato Giovannoli, scrittore, docente di filosofia e – appunto – bibliotecario alle scuole medie di Agno, ha fatto ancora di più. Nel suo ultimo libro, Come costruire la biblioteca di Babele a dispetto degli errori di Borges (Medusa Edizioni, con prefazione di Stefano Bartezzaghi), ne ha immaginato la forma, persino le planimetrie. «Mi sono fatto aiutare – spiega – da mio figlio Tommaso, quasi architetto, per disegnarne le prospettive, le piante e le sezioni. Già altri ci hanno provato, ma il problema è che, a causa di un errore di Borges, la biblioteca sembra essere un’architettura impossibile, come quelle di Escher. In realtà la soluzione c’è, e l’ha trovata Tommaso».

L’esploratore dell’infinito

Questo è soltanto l’ultimo libro pubblicato da Renato Giovannoli, autore di romanzi d’avventure per ragazzi, di saggi sui Promessi sposi (visto come romanzo di vampiri!) e sulle bandiere dei pirati. I suoi interessi spaziano dalle citazioni bibliche nelle canzoni di Bob Dylan al rapporto tra filosofia e gialli, fino alla scienza della fantascienza. La sua è una curiosità infinita, come la biblioteca borgesiana. «Dopo un po’ mi annoio…», sorride Giovannoli con modestia, «e così cambio argomento». La sua passione per il fantastico e l’avventura è iniziata in un paesino calabrese. «Mio padre era funzionario dei Monopoli di stato in Italia. Prima lavorava alla salina marina a Cervia, ed è lì che sono nato. Successivamente è stato trasferito in un paese in provincia di Cosenza, Lungro, dove ci sono miniere di salgemma. Vi ho trascorso quattro anni cruciali, dai 7 agli 11, gli anni formativi più importanti, quando il cervello è più attivo e permeabile, quando si leggono libri d’avventura e si scopre l’amicizia. Avevamo fondato l’Associazione Junior Rangers, esploravamo le grotte vicine, avevamo perfino un gruppo beat con le chitarre di plastica! A letto per una decina di giorni, per malattia, nella biblioteca di mio padre ho scoperto un libro di Yambo, scrittore italiano tra fine Ottocento e inizio Novecento. S’intitola Gli esploratori dell’infinito e mi ha aperto nuovi mondi!». Da allora, Giovannoli non s’è più fermato. Tornato in Emilia-Romagna, frequenta il liceo a Ravenna e si iscrive all’Università a Bologna. «Apposta per seguire i corsi di Umberto Eco. Studiavo filosofia e intanto continuavo a leggere letteratura di genere, popolare… Dentro ci ritrovavo idee filosofiche, delle vere e proprie perle. I racconti gialli o fantascientifici non sono sostenuti tanto da strutture narrative classiche, con personaggi, eventi o funzioni (come le chiamano gli studiosi), ma da strutture logiche di altro tipo, sono racconti di idee più che di personaggi. Ed è questo che mi interessa: così sono nati i saggi Elementare, Wittgenstein! (su giallo e filosofia) e La scienza della fantascienza».

«

Mi appassiona estrarre le idee dai libri»

Catalogatore di idee
Quest’ultimo (pubblicato recentemente da Bompiani in una nuova edizione) raccoglie proprio le idee che compaiono nei racconti (e nei film) di fantascienza, così coerenti fra loro da rappresentare quasi un sistema. Ed è quanto Giovannoli fa anche nella sua «altra» professione, quella di docente di filosofia al Liceo di Lugano 1. «Ho iniziato nel 2007, quando dopo molti anni è uscito un concorso», ricorda. «L’insegnamento mi sembrava lo sbocco lavorativo naturale per chi ha fatto studi umanistici. Anche dal punto di vista didattico, mi appassiona estrarre le idee dai libri e aiutare gli allievi a fare lo stesso lavoro. Non è facile estrarre le idee da un testo filosofico (sappiamo come i filosofi parlino in modo eccessivamente e a volte inutilmente difficile…). Oppure si può seguire un’idea che ricorre in molti testi, analizzandoli in chiave comparativa, seguendone lo sviluppo nel tempo. Ciò che faccio con la letteratura di finzione (come la fantascienza o il poliziesco) si può fare con la filosofia, che Borges definirebbe un ramo della letteratura fantastica… In fondo, anche come bibliotecario mi appassiona estrarre le idee di un libro, quando catalogandolo lo sfoglio per determinarne il soggetto e  per aiutare poi il lettore a reperirlo tra i trentacinquemila libri della biblioteca. Perché tutte le biblioteche sono di Babele…». E pensare che, da bambino, il piccolo Renato aveva tutt’altra idea per il futuro: «a sei anni volevo fare il cuoco, a 10 l’ingegnere navale e infine il giornalista: quest’ultimo desiderio si è realizzato, negli anni in cui ho lavorato per Rete Due». Ora è scrittore, docente, bibliotecario: tre professioni legate da un’unica passione, quella per i libri. E per le idee che ne scaturiscono.

Gli oggetti di Renato:

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TESTO: Giovanni Valerio

FOTO: Annick Romanski

Pubblicazione:
lunedì 01.06.2015, ore 00:00


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