Tutta l'autoironia di Renato Zero

A colloquio con il cantante romano sul nuovo doppio cd “Zerovskij… solo per amore”, sui suoi 50 anni di carriera e sul prossimo imponente spettacolo di musica e prosa. DIEGO PERUGINI

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Renato Zero è un artista particolare, anzi unico sulla scena italiana. Sempre pronto al cambiamento, a nuove sfide, ad andare controcorrente. Ieri come oggi. Agli inizi, negli anni Settanta, turbava i sonni dei benpensanti con travestimenti, trasgressioni e canzoni politicamente scorrette. Più avanti, raggiunto il successo, rompe con le major (uno dei primi in Italia) e si mette in proprio, nel nome di una rigorosa indipendenza artistica. E ora, dopo tante hit, si rimette in gioco col suo progetto più ambizioso, Zerovskij... solo per amore (Tattica), con cui festeggia i 50 anni di carriera. «Ma non c’è stata premeditazione, m’era rimasta una scia di canzoni che avevano una certa affinità col percorso drammaturgico che avevo in mente», minimizza Zero, poco incline alle celebrazioni. Il primo capitolo è un doppio cd dove vediamo l’artista romano in una veste più classica e rigorosa. Al posto dello Zero più pop e disinvolto troviamo canzoni ariose e impegnative, con coro, grande orchestra e arrangiamenti ad hoc. Anche il modo di cantare sembra un po’ diverso, più ampio e rotondo. «Un percorso non facile e insolito. Chi non cova sogni impossibili una volta o l’altra? Mi sono messo sull’attenti in presenza di un’orchestra sinfonica e di un coro di così alto lignaggio. È una specie di debutto ufficiale nel nuovo universo».

Un gioco autoironico
In scaletta, tante canzoni, spesso molto suggestive, come Infiniti treni, Pazzamente amare, Gli angoli bui e Stalker, che raccontano degli alti e bassi della vita. E della forza inesauribile e inevitabile dell’amore. A partire dal singolo Ti andrebbe di cambiare il mondo?, dal testo speranzoso: «Le cose sembrano andare sempre peggio, ma io continuo a pensare che si possa cambiare. E, forse, è più facile di quel che immaginiamo. Bisogna partire dai dettagli, dalle piccole cose. La piazza ha un potere forte e meraviglioso, ma oggi è un po’ taciturna. Perciò tutti quelli che cercano di svegliare le coscienze sono i benvenuti. E noi artisti possiamo favorire il dialogo, comunicare alla gente entusiasmo e resistenza. In passato gente come Beatles e Dylan hanno dimostrato che si può e si deve fare qualcosa. Anche perché dai politici arrivano solo parole e false promesse». Ma non finisce qui, anzi. Il disco troverà forma compiuta in uno spettacolo kolossal con orchestra di 61 elementi, 30 coristi e 7 attori: una sorta di teatro totale in equilibrio fra musica alta, prosa e cultura pop. Debutto il primo luglio da Roma, Foro Italico, e poi altre date mirate in Italia. «Sul palco ci sarà una stazione improbabile, diretta dal misterioso Zerovskij, dove passeranno Amore, Odio, Tempo, Morte e Vita non più come astratti concetti ma finalmente umanizzati, che si confronteranno con Adamo ed Eva, gli occupanti di questo pianeta da molti anni». 

Un live sul quale Renato non vuole sbottonarsi più di tanto, per non rovinare la sorpresa. Di certo, oltre ai nuovi pezzi, non mancheranno i grandi classici e qualche ripescaggio di brani meno noti. «Mi hanno sempre affascinato le connessioni fra stili e generi: sono contro le barriere e voglio creare la magia. Ho messo in campo tutta la mia conoscenza di teatro, musica ed arte. È molto eccitante e...preoccupante. Perché per un’operazione del genere ci vogliono attitudine e preparazione molto alte. Una sfida. E sarà il pubblico a dire l’ultima parola». Ma perché proprio Zerovskij? «È un gioco autoironico per alleggerire tutto. Mai prendersi troppo sul serio, sennò la gente si spaventa. È la lezione di grandi come Fellini, Chaplin ed Eduardo De Filippo, che hanno vinto col sorriso».

LA BIOGRAFIA
Renato Zero (vero nome: Renato Fiacchini) nasce a Roma il 30 settembre 1950. Debutta nel 1967 col 45 giri “Non basta mai/In mezzo ai guai” e si dedica a teatro e musical. Sceglie il nome d’arte Zero in reazione alle critiche degli inizi (“Sei uno zero” è la frase che gli ripetevano). Esplode nel 1977 col singolo “Mi vendo” e l’album Zerofobia. A seguire molti altri successi come “Amico”, “Il carrozzone”, “Triangolo” e, successivamente, “I migliori anni della nostra vita”. Nel 2009, in polemica con le major, lancia l’etichetta indipendente “Tattica”. Nel 2016 pubblica “Alt”, disco di denuncia sociale. È l’unico artista italiano ad aver raggiunto il vertice della classifica di vendite in cinque decenni diversi

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