Reto Eisenhut in mezzo al verde. Come potrebbe essere diversamente?

Reto Eisenhut: «Sono ossessionato dal verde»

Da giovane percorre il mondo in lungo e in largo. Ora fa il vivaista e non si muove più dal Gambarogno. Ed è il mondo a fargli visita e a scoprire le sue piante.

La fronte abbronzata, le basette bionde, le mani sporche di chi lavora la terra. Reto Eisenhut guarda il cielo con quei suoi occhi azzurri e sembra quasi potere comunicare con madre natura. Il 46enne di Vairano, di professione vivaista, è il responsabile del parco botanico del Gambarogno. Due ettari di verde che racchiudono la collezione di magnolie più grande al mondo. E poi, ancora, decine di varietà di camelie, di agrumi... «È un gioiello che ho ereditato da mio padre Otto – sottolinea orgoglioso –, è stato lui a mettere in piedi tutto questo. Oggi ha 84 anni ed è ancora qui a sorvegliarci, ad assicurarsi che tutto vada bene».
Reto ci riceve nella casa paterna, immersa tra piante e fiori. L’ambiente è spartano, ma accogliente. «Vi offro qualcosa da bere – dice aprendo il frigorifero –. Ecco, questa è una bevanda che preparo io. Acqua con limone e menta». Si brinda. Si chiacchiera. «La mia missione è quella di dare continuità alle specie vegetali, in particolare a quelle più rare. È il compito del vivaista. Dirigo una ditta con 5 dipendenti, facciamo un sacco di innesti, il nostro è un laboratorio a cielo aperto, trattiamo con privati e con grossisti. In parallelo mandiamo avanti la tradizione del parco botanico. Oggi è conosciuto in tutta Europa».

Un giovane avventuriero
Da piccolo era balbuziente e voleva fare l’agricoltore. Sognava di lavorare con enormi trattori. Adesso che è grande e grosso, e che le parole le pronuncia benissimo, Reto si definisce «ossessionato dal verde». Tanto che, nel corso degli anni, il suo mestiere è anche diventato il suo hobby. «Quando sono in giro – riprende – sbircio sempre nel giardino degli altri. Osservo i fiori e le piante con spirito critico. C’è tanta monotonia, vorrei più creatività». E pensare che a un certo punto la vita del 46enne gambarognese aveva preso tutta un’altra piega. «Ho trascorso una gioventù eccezionale, ho avuto tutto ciò che volevo. A 16 anni ero già fuori casa, a Zurigo, per l’apprendistato di vivaista. Negli anni dopo il diploma, ho sempre lavorato per 9 mesi e viaggiato per gli altri 3. Ci avevo preso gusto, quello che guadagnavo mi bastava. Sono stato in Nuova Zelanda, in Australia, in Canada, in America, in Asia. Improvvisavo e me la spassavo alla grande, ero un avventuriero». Al suo fianco, Daniela, la sua partner conosciuta in Vallese quando lui aveva 19 anni. «Siamo assieme da 26 anni. Ci completiamo. Non abbiamo mai voluto sposarci perché non ne sentiamo il bisogno. Anche Daniela adora la natura. E per questo mi ha sempre seguito nelle mie pazzie». 

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La mia missione? Dare continuità alle specie vegetali più rare »

Cambio di rotta
A un certo punto, però, Reto deve cambiare rotta. «A metà degli anni ’90 i miei genitori si sono ammalati di cancro. E io non me la sono sentita di starmene lontano dal Ticino. Mio padre non ce la faceva più a mandare avanti l’azienda di famiglia. Aveva bisogno di me. È lì che ho deciso di dedicarmi completamente al parco botanico e al vivaio di casa». Sono momenti difficili per Reto. La mamma si aggrava sempre di più. Fino alla morte. «È stato un percorso lungo e doloroso. Chi non ha mai vissuto una situazione del genere, non può capire. Ti ritrovi con le spalle al muro di fronte alla malattia. Tu vuoi così bene all’altra persona da sperare quasi che muoia. Le ultime sei settimane di vita di mia madre sono state strazianti, non ce la facevo più a vederla soffrire così». Il papà, invece, piano piano si riprenderà. «È un uomo incredibile. Ha avuto mille malattie e le ha sconfitte tutte».
    
Il potere rigenerante della natura
Reto dal Gambarogno non si muoverà praticamente più. «Da allora non sono quasi mai più andato in vacanza. È paradossale per uno come me. Il fatto è che questa attività ti assorbe al duecento per cento. Non stacchi mai veramente. In ogni caso io adoro quello che faccio, la natura mi dà energia. Ed è sempre lei a comandare. Peccato che ci sia anche tanta burocrazia, quella mi pesa un po’. Io sono una persona pratica, ho imparato presto a sbrigarmela da solo, ero ancora minorenne quando dovevo pensare a pulire il mio appartamento, a fare la spesa, a risparmiare. Sono uno che bada alla concretezza». Il vivaista ci porta in un angolo di casa sua. Da quella finestra c’è una vista mozzafiato. «Si vede tutto il Verbano. È fantastico alzarsi alla mattina e abbracciare il lago. Io con l’acqua ho un legame particolare, d’estate quando finisco di lavorare prendo la bicicletta e scendo fino alla spiaggia per poi tuffarmi. È rigenerante».
Prima di congedarci, Reto ci versa un altro bicchiere della sua bibita. «Me l’avete quasi bevuta tutta. Si vede che vi piace». Ci salutiamo. Ci stringiamo la mano, incrociando gli sguardi. Quell’omone gentile non lo dimenticheremo facilmente. Un ragazzo umile, cordiale, con la natura nel cuore. «Tornate a trovarmi. Le porte di casa mia sono sempre aperte. E ci sarà sempre un sorso di acqua, menta e limone per voi».

Gli oggetti di Reto:



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TESTO: Patrick Mancini

FOTO: Massimo Pedrazzini

Pubblicazione:
lunedì 22.06.2015, ore 00:00


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